
Abbiamo già avuto modo di leggere sulla nostra rivista Vitamine vaganti degli affascinanti articoli della ricercatrice, saggista e docente universitaria Chiara Belingardi, che potete ritrovare qui.
Attraverso alcune domande, vogliamo conoscerla meglio nel suo percorso culturale e professionale, esemplare anche per altre giovani donne e volto a costruire un mondo migliore.
Quali discipline, esperienze o “maestre/i di vita” ti hanno indirizzata agli studi universitari che sono confluiti poi nella progettazione di ambienti attenti al benessere delle persone?
Ai tempi dell’università ero già (e lo sono tutt’ora) un’attivista in diversi ambiti, molto attenta alla politica dal basso, alle reti, ai movimenti sociali, ma non trovavo traccia di tutto questo negli insegnamenti.
Un giorno comunicai il mio disagio a un mio professore, Piergiorgio Tosoni, che mi fece ragionare sul fatto che gli spazi condizionano la vita delle persone. Durante quella conversazione mi aveva anche raccontato una storia sull’importanza di acquisire un sapere perché poi si possono fare mille cose, ma quel sapere ti resterà dentro. A ripensare a quella conversazione ogni tanto mi dico “come aveva ragione”, perché al momento non avevo trovato piena soddisfazione in quel dialogo, ma poi andando avanti — soprattutto in questo periodo — sto applicando quella domanda all’osservazione di come gli spazi sono costruiti, e lo faccio da una precisa postura, applicando un punto di vista femminista e intersezionale, con l’obiettivo di costruire una giustizia spaziale e ambientale.
Lui naturalmente è stato il primo, ma non l’unico: tutto il mio percorso si è svolto insieme ad altre persone, attraverso ricerche comuni, ma anche dialoghi, letture, incontri, osservazioni.
Se dessi il giusto spazio al racconto di tutti questi incontri umani (e non) parleremmo solo di quello e non ci basterebbero tempo ed energie, ma nella mia vita ho avuto la fortuna di averne tanti e costruire e partecipare a dei momenti di scambio veramente importanti. Di tutto questo sono molto grata. Alcuni di questi incontri emergeranno nell’intervista.
Sappiamo che hai ricevuto importanti Premi per le tue ricerche e studi volti al cambiamento e all’innovazione degli spazi urbani all’insegna della sostenibilità: ce ne vuoi parlare?
La mia tesi di dottorato era sui beni comuni urbani (Daniela Poli è stata la mia tutor e con lei abbiamo continuato a fare progetti insieme e anche il Master, di cui parleremo dopo, è frutto di una nostra idea comune). Era nata dall’osservazione di tutte queste pratiche di autorganizzazione delle persone, che coltivavano orti e giardini condivisi, che si prendevano cura degli spazi e così stavano insieme, creavano qualcosa di molto bello. Era il periodo in cui avevamo vinto il referendum sull’acqua, in cui si era occupato il Teatro Valle (occupazione a cui ho partecipato e che è stata un luogo fertilissimo di pensiero per me — un altro di quegli incontri che dicevamo), il discorso sui beni comuni era molto diffuso, si occuparono molti teatri, si stava in rete… ma in fondo poi a volte non si capiva cosa fosse un bene comune e cosa no e il rischio era di farne uno slogan senza senso.
L’obiettivo della mia ricerca era dare una definizione rigorosa di cosa fossero i beni comuni urbani, perché fosse poi utile per farne uno strumento di pianificazione, per riconoscere e dare solidità a tutte queste iniziative.
Ogni anno l’Università di Firenze dava un premio a 5 tesi di dottorato e la mia è stata tra queste. Ne è nata la pubblicazione che si può trovare a questo link: https://books.fupress.com/catalogue/comunanze-urbane/3047
Interessantissima, poi, la tua ricerca “Tecniche Sapienti” sul ruolo delle donne nella progettazione e nella pianificazione: in che cosa consiste?
Si tratta di una ricerca coordinata dalla prof. Claudia Mattogno della Facoltà di Ingegneria di Sapienza Università di Roma. La ricerca aveva lo scopo di riportare alla luce le carriere delle donne che hanno studiato e lavorato in Facoltà dal 1910 (anno in cui la prima, Maria Sadowska, è entrata) al 1968, quando con la liberalizzazione degli accessi c’è stata un’impennata delle presenze. È stato molto interessante: siamo andate a guardare archivi e annuari e abbiamo fatto interviste alle ingegnere e alle/ai loro figli o nipoti. Questo ci ha permesso di avere uno spaccato di un’epoca, non solo su come era frequentare la facoltà, ma anche sulla percezione del lavoro femminile e sulla divisione dei carichi di cura e del lavoro domestico. Abbiamo poi anche approfondito alcune figure, che sono raccolte nella pubblicazione Tecniche Sapienti. Storie di architette e ingegnere in Sapienza 1910-1968 (scaricabile gratuitamente qui: https://editricesapienza.it/node/10296).
Io mi sono particolarmente appassionata alla figura di Bice Crova, la seconda laureata, che ha fatto, scritto, proposto moltissime cose e ha coniugato la professione con l’attivismo femminista (se si può etichettare così). Ha scritto un libro L’abitazione nei suoi riflessi sociali (1952), in cui tocca dei temi che sono di grande attualità.
Certo, da una parte c’è un certo rammarico a sapere che molte delle rivendicazioni sono tuttora in essere, perché significa che ancora non è cambiato molto. Tuttavia leggere questi scritti permette di intessere delle “sorellanze diacroniche”, di ritrovarsi in sintonia anche a distanza di molti anni.

Ci puoi parlare del Master “Città di Genere”?
Da qualche anno, insieme ad altre docenti, organizziamo il Master Città di Genere. Metodi e Tecniche di Pianificazione e Progettazione Urbana e Territoriale (https://mastercittadigenere.wordpress.com).
Il master ha lo scopo di formare figure professionali in grado di applicare l’approccio di genere alla progettazione, alla pianificazione e alle politiche urbane e territoriali, nei campi della ricerca, della pubblica amministrazione e della libera professione, ed è l’unico in Italia. Ci sono diversi insegnamenti, e io personalmente mi sono occupata di politiche pubbliche e di abitare. È un’esperienza davvero bella, soprattutto l’incontro con le persone che si iscrivono: ogni anno è un po’ diverso e ogni persona (docenti e studenti) mette davvero del suo, così capita che tutte facciamo dei passi avanti nella riflessione su come costruire città più belle e più giuste.
È un ambito di studio davvero appassionante, innovativo e ricco di spunti e tutte le e gli studenti sono stati molto felici di aver partecipato.
Ma non solo: ogni anno cerchiamo di offrire sempre cose nuove e abbiamo spesso l’opportunità di incontrare esperti ed esperte italiane e internazionali di altissimo livello, così la visione femminista sulla città si rafforza, si consolida e si diffonde, veramente attraverso il piacere di farlo.


Quali dei molteplici libri che hai scritto come autrice o coautrice consiglieresti alle/ai docenti per promuovere un’educazione consapevole dell’importanza di avere cura dei luoghi?
Ultimamente ho scritto un libro insieme a due colleghe, Daniela Poli e Stefania Ragozino: Prospettive Femministe sulla Città.Vivere insieme tra cura, ecologia e giustizia spaziale(CNR Edizioni, scaricabile a questo link http://eprints.bice.rm.cnr.it/23913/1/Prospettive_femministe_completo_al_171225.pdf ). Spero che avrete modo di ospitarne una recensione, in una delle prossime pubblicazioni.
Vorrei anche parlare di un podcast che abbiamo fatto con Lucha y Siesta, a valle di un convegno che abbiamo organizzato nel 2024. Il convegno si chiamava La città di tuttə – I transfemminismi ridisegnano Roma (https://luchaysiesta.org/2024/09/09/la-citta-di-tutt%C9%99-i-transfemminismi-ridisegnano-roma/) e sono stati realizzati con Sveja; si trovano ancora sul sito:
episodio 1: “La città di tuttə – Roma città transfemminista” – https://sveja.it/podcast/la-citta-di-tutt%C9%99-roma-citta-transfemminista/
episodio 2: “La città di tuttə – La città della cura” https://sveja.it/podcast/la-citta-di-tutt%C9%99-la-citta-della-cura/
episodio 3: “La città di tuttə – Casa, accoglienza, autonomia: tra esclusione e autodeterminazione” https://sveja.it/podcast/lucha-sveja-abitare-casa-giubileo/
episodio 4: “La città di tuttə – Rappresentatə. Corpi e istanze nell’immaginario di Roma” https://sveja.it/podcast/la-citta-di-tutt%C9%99-rappresentat%C9%99-corpi-e-istanze-nellimmaginario-di-roma/
Lucha y Siesta, per chiudere il cerchio, è una delle relazioni importanti che continuo a intessere. La prima volta l3 ho incontrat3 nel 2014 e la loro riflessione sullo spazio urbano e lo spazio della casa per me è stata una spinta (non la sola) a continuare a ricercare su questo tema. Nel 2018 con due compagne (Federica e Serena) abbiamo organizzato qui una giornata di studio: La Libertà è una Passeggiata. Donne e Spazi Urbani tra Violenza Strutturale e Autodeterminazione. Ne è nata una pubblicazione che si trova qui: https://www.iaphitalia.org/wp-content/uploads/2019/11/lalibertà_BelingardiCastelliOlcuire_pag-singole.pdf
Abbiamo incontrato un percorso ammirevole in cui abbiamo visto come esperte e attiviste di diversi ambiti e di discipline urbanistiche diverse hanno saputo valorizzare i contributi femminili alla progettazione architettonica e alla definizione delle città come ambienti empatici e rispettosi delle differenze: grazie a Chiara e arrivederci a suoi prossimi vitaminici articoli sulla nostra rivista, nonché a importanti recensioni dei tanti suoi libri!
In copertina: riqualificazione di Piazza Risorgimento a Roma. Foto di Chiara Belingardi.
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Articolo di Danila Baldo

Laureata in filosofia teoretica e perfezionata in epistemologia, già docente di filosofia/scienze umane e consigliera di parità provinciale, tiene corsi di formazione, in particolare sui temi delle politiche di genere. Giornalista pubblicista, è vicepresidente dell’associazione Toponomastica femminile e caporedattrice della rivista online Vitamine vaganti.
