Editoriale

Carissime lettrici e carissimi lettori,

ogni nascita rimanda a una festa e se la venuta al mondo coincide con un’altra grande ricorrenza, la festa è doppia.

Oggi diamo il via al primo numero di VitamineVaganti.com di Toponomastica femminile e usciamo nel mese di marzo che è, con l’8 marzo, un mese significativo per tutte le donne del mondo.

Dunque motivi per brindare ce ne sono. Ma anche per riflettere.

La rivista che oggi si presenta a voi e che comincio a dirigere è una nuova avventura di un’associazione nata per stimolare un’attenzione più decisa e precisa sulle intitolazioni di strade, piazze, ma anche su altre forme di valorizzazione della memoria femminile come la realizzazione di monumenti ed epigrafi, che possano far conoscere le donne che hanno contribuito a costruire e migliorare la vita di tutte le persone, in Italia e non solo. Si è scoperto, proprio attraverso questo “sguardo più attento” che solo qualche unità percentuale delle strade e delle piazze dei comuni italiani è intitolato a donne. E le cose non vanno meglio oltre confine.

Toponomastica femminile è nata nel 2012 dalla volontà di un’insegnante, la professoressa Maria Pia Ercolini, che quasi per caso, camminando per Roma con i suoi studenti cercando di realizzare un itinerario di “genere” osserva insieme ad alunne/i stanche/i fiaccati dal caldo di maggio, che davvero nessuna strada tra quelle incontrate è dedicata a una figura femminile.
E questo ha fatto riflettere loro e fa riflettere noi. Fa riflettere sul ruolo marginale che le donne hanno da sempre avuto nella società ma soprattutto, alla luce della Storia (anche qui in modo tutt’altro che palese!), sul fatto che le figure femminili importanti, dalle letterate alle artiste, dalle scienziate alle filosofe e alle storiche, sono state sempre tenute in secondo piano e praticamente ignorate dalla cultura ufficiale. Quasi non fossero mai esistite, non avessero mai operato nelle loro arti, poco valorizzate nel ruolo che si erano scelte nella loro vita. E a fatica! Perché partendo già dal linguaggio, prima essenziale comunicazione tra gli esseri umani, le donne hanno subìto un mondo e un modo di vivere al maschile, secondo un’ottica maschile, insomma: a misura di maschio e escludente per le donne.

È per questo che Toponomastica femminile, legata per il suo nome ai “luoghi” da dedicare alle donne, oltre alle sollecitazioni verso i Comuni per far intitolare strade, piazze, giardini e luoghi pubblici a figure femminili, prosegue la sua azione cercando di diffondere e far scoprire l’esistenza di tutte quelle donne “scomparse” dalla Storia ufficiale. e che, invece, nella Storia ci stanno in pieno.  Più volte svincolandole da una usurpazione a vantaggio del marito di ciascuna di loro.L’interesse per un uso corretto del linguaggio è grande, perché trasformare la forma espressiva, declinata sempre al maschile, utilizzando il femminile quando si parla di una donna, serve a identificare il suo essere e il suo fare. Questo ha portato negli anni alla partecipazione e alla collaborazione di tante docenti universitarie studiose di linguistica (Università di Tor Vergata, La Sapienza, Ca’ Foscari per citarne solo alcune) con le iniziative di Toponomastica femminile e viceversa Tf è stata invitata dalle università a partecipare a progetti comuni.
Molti i modi scelti per diffondere
i nomi e le azioni di donne celebri. Una fra tutte, tra le più recenti e originali, quella messa in piedi a Padova dove nel laboratorio di pasticceria, attivato nel carcere cittadino, si fabbricano squisiti biscotti inscatolati in piccole confezioni cubiche con il logo della nostra associazione; all’interno, oltre al pasticcino è possibile trovare un bigliettino con la foto di una targa stradale dedicata a una donna celebre e una breve storia della stessa (in questo numero troverete l’articolo in proposito).

Dunque, ripeto, c’è di che riflettere! E rifletteremo insieme, settimana dopo settimana. Non escludendo articoli che riguardano la nostra “altra metà del cielo”, ragioneremo sulle azioni delle donne con rubriche (come quella sui mestieri particolari svolti dalle donne e non sempre tipicamente femminili), con indagini e studi.
Prima di chiudere questo primo incontro con voi lettrici e lettori e offrirvi una panoramica su quello che troverete in questo numero, vorrei aggiungere due parole, doverose per il mese in cui si realizza questa nostra prima uscita, su Feminism/2 , l’evento che si è svolto, con la sua seconda edizione, nella Casa Internazionale delle Donne di via della Lungara, a Roma. L’evento è importante perché è stato (tra l’8 e il 10 marzo) in un luogo in pericolo di estinzione”. Ironicamente proprio in una città retta per la prima volta, al di là del colore politico, da una sindaca!

La Fiera è importante perché raccoglie esclusivamente la scrittura al femminile, l’editoria che coraggiosamente scommette sulle donne e sull’arte delle donne, con uno sguardo attento al modo femminile di vedere e percepire la realtà. “La Fiera – si è scritto – è uno dei luoghi di circolazione delle riflessioni, delle analisi e delle narrazioni che le donne producono. Perché (le donne) hanno molto da dire”. Ed è necessario, mai come oggi, il farsi ascoltare, aggiungiamo noi.

VitamineVaganti.com sarà attenta ai temi del mondo femminile, ma non solo. Si tratteranno tanti argomenti e la lettura verrà guidata dalle tendine che si apriranno sulle diverse tematiche. Una sezione particolare sarà dedicata alle scuole e alla didattica con interventi di insegnanti, ma anche, e su questo puntiamo molto, di “prove di scrittura” degli studenti e studentesse, in forma artistica o di saggio

Questo numero “1” esce dando spazio a un’iniziativa per noi importante che avrà la vita lunga, settimana dopo settimana, come l’alfabeto al quale rimanda e che culminerà con la pubblicazione autonoma di tutta la raccolta in un libro. Sarà un alfabetiere dei luoghi comuni legati alle donne e al loro ruolo sociale, delle frasi fatte, dei cliché. Un “inventario” illustrato da Marika Banci e commentato da Graziella Priulla. Parole (dalla lettera  “A” alla lettera “Z”) che formano un vero e proprio abecedario dei ruoli in cui è stata chiusa la donna nei secoli e che ancora sono vivi. Lettera, vignetta corrispondente e commento si amalgamano formando una storia, la Storia del costume e la storia dei motivi di una battaglia tutt’altro che vinta.

Si parlerà poi qui di sport e della presenza (elevatissima) delle donne nella storia delle Olimpiadi. Si racconterà, attraverso un viaggio tra le statue che la rappresentano a Londra, di Emmeline Pankhrst, la coraggiosa eroina che ha guidato il movimento femminile britannico nel XIX secolo. Si camminerà lungo itinerari che ci porteranno, con voce femminile, prima in Sardegna, poi a Monsummano con le sue terme e in Valdinievole.
Ci riporterà all’interesse per l’uso corretto della lingua in ottica di genere l’articolo sugli stereotipi nei libri di testo, fondamentali per una giusta educazione di genere, appunto. Già annunciato l’articolo sui biscotti “storici” fabbricati nel carcere di Padova. Poi la storia dello sportello istituito in una scuola di Catania : “Pari Amore” per dare ascolto al bisogno di affetto delle ragazze e dei ragazzi adolescenti spesso illusi poi (qui un gioco di parole in dialetto con un amore solo “che pare”: apparente, illusorio).  
Uno sguardo sulle donne non nate in Italia sarà offerto dall’intervista a Daniela Finocchi, lideatrice e la fondatrice del Concorso Lingua Madre, legato al Salone del libro di Torino, e che dà spazio da più di un decennio alle voci femminili straniere e italiane che raccontano di  e, da poco tempo, anche alle fotografe (sempre aperto a donne straniere e italiane, con la sessione curata dalla Fondazione Sandretto Re Rebaudengo). È legatissimo poi alla Tf il racconto di un’intitolazione stradale: al Nobel Rita Levi Moltalcini.
Diverse rubriche avranno cadenza settimanale o quindicinale: in questo numero esordiremo con Pillole di Storia, che ogni sette giorni percorrerà a piccoli passi gli ultimi 150 anni. Nel prossimo giungerà fino a noi La voce di Iride, messaggera degli dèi.

 

Editoriale di Giusi Sammartino
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Laureata in Lingua e letteratura russa, ha insegnato nei licei romani. Collabora con Synergasia onlus, per interpretariato e mediazione linguistica. Come giornalista ha scritto su La Repubblica e su Il Messaggero. Ha scritto L’interpretazione del dolore. Storie di rifugiati e di interpreti; Siamo qui. Storie e successi di donne migranti e curato il numero monografico di “Affari Sociali Internazionali” su I nuovi scenari socio-linguistici in Italia.

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