Brescia. Laura Cereta

Brescia intitola una via nel centro storico a Laura Cereta, anzi Cereto. Laura nasce a Brescia nel 1469, primogenita fra i sei figli di Silvestro Cereto, giureconsulto e magistrato, e  di Veronica da Leno, discendente da un’antica famiglia bresciana.Secondo quanto lei stessa racconta avrebbe preso il nome di Laura da un alloro – o lauro – del giardino di famiglia che aveva resistito a un violento temporale. Da bambina la sua salute è fragile e almeno per un paio d’anni nell’infanzia soffre di insonnia.

Il padre, umanista e membro dell’élite politica cittadina, vuole che la figlia riceva una buona istruzione. A sette anni quindi la manda in un convento di suore per imparare a leggere, scrivere, ricamare e i rudimenti del latino. Dopo due anni Laura ritorna a casa, per essere poi, dopo alcuni mesi,  rimandata in convento a completare la propria formazione, studiando latino e forse anche greco; tuttavia la ragazzina, a undici anni, torna definitivamente a casa per prendersi cura dei fratelli e delle sorelle minori, e a dodici anni le responsabilità della gestione della casa ricadono interamente su di lei. Prende l’abitudine, finite le faccende domestiche, di leggere fino a tarda notte testi classici, studia latino e greco sotto la guida esperta del padre e mostra grande interesse per la matematica, l’astrologia, l’agricoltura e, sopra tutto, la filosofia morale.

A quindici, forse sedici anni, tra il 1484 e il 1485 la giovane sposa Pietro Serina, un mercante che condivide con lei l’amore per l’apprendimento.  Diversamente dalla maggioranza delle donne istruite della sua epoca, dopo il matrimonio non abbandona gli studi, anzi li approfondisce. Benché non esente da contrasti, il matrimonio sembra felice, fino a che dopo soli diciotto mesi Pietro scopare, probabilmente vittima della peste, lasciando Laura vedova e senza figli. La perdita del marito la colpisce profondamente, ma anziché risposarsi o entrare in convento, Laura reagisce intensificando lo studio. La sua condizione di giovane vedova senza prole le consente di perseguire le ambizioni intellettuali, senza dovere sostenere l’onere della cura dei figli e della gestione della casa. In altri termini, gode della rispettabilità e della posizione sociale della donna sposata, senza averne le responsabilità.

Dalle sue lettere emergono notizie sulla sua partecipazione assidua a incontri  di studiose a Brescia e a Chiari, tra le quali spiccano in nomi di suor Veneranda, badessa a Chiari, suor Nazaria Olympica, Santa Pellegrina con la sorella minore, suor Deodata da Leno. Secondo quanto riferito nelle prime biografie, a diciotto anni Laura pronuncia la sua prima orazione pubblica e due anni dopo, a vent’anni, inizia la carriera dell’insegnamento di filosofia morale a Padova, che prosegue per altre sette anni; non vi sono tuttavia riscontri documentali che ne diano conferma.

Laura difende strenuamente la condizione delle donne e giunge a polemizzare sul De mulieribus claris (1361) di Boccaccio, in cui le notabili personalità femminili vengono lodate ma allo stesso tempo descritte come fenomeni strani e rari. La letterata si sforza di dimostrare il contrario, intendendo come le donne eccellenti costituiscano un prestigioso lignaggio, una res publica al femminile. Inoltre, nel riconoscere come la scrittura, tradizionalmente maschile, abbia nel corso della storia spesso incontrato la tessitura, tradizionalmente femminile, Cereta consente alle intellettuali dell’epoca di conservare la propria reputazione di donne caste. Infatti, pur dedicandosi agli studi e alla scrittura, le donne citate non hanno mai tralasciato il lavoro domestico. A questo fine l’autrice celebra le abilità femminili nella tessitura nominando figure classiche note in virtù di queste abilità e nel contempo di castità, come per il peculiare caso di Penelope. I punti di convergenza tra le Epistolae Familiares e La città delle dame di Cristina di Pizan sono molteplici, sebbene sinora non sia stata ancora dimostrata una conoscenza diretta di Cristina da parte di Laura.

Nel 1489 con la scomparsa del padre, Cereta perde l’ultimo sostegno alla sua attività intellettuale, mentre gli attacchi rivolti alla sua opera indifferentemente da donne e uomini, la dissuadono da ulteriori pubblicazioni. Da questo momento in poi non compaiono più lettere dell’autrice né informazioni certe sugli ultimi anni della sua vita. Pare che sia sottoposta a pressioni per lasciare gli studi ed entrare in un ordine religioso, ma mancano precisi riscontri documentali. Il fratello Daniele, umanista rinomato benché meno noto della sorella, riferisce in un suo poema della scelta di Laura di dedicarsi alla poesia.

La morte prematura, sopraggiunta per cause sconosciute nel 1499, a soli trent’anni, mette fine all’esperienza poetica da poco iniziata. Viene sepolta a Brescia nella chiesa di San Domenico e, stando alla Chronica de rebus Brixianorum (1505) di Elia Capriolo, i suoi funerali vedono un’ampia partecipazione.

 

Articolo di Claudia Speziali

mbmWJiPdNata a Brescia, si è laureata con lode in Storia contemporanea all’Università di Bologna e ha studiato Translation Studies all’Università di Canberra (Australia). Ha insegnato lingua e letteratura italiana, storia, filosofia nella scuola superiore, lingua e cultura italiana alle Università di Canberra e di Heidelberg; attualmente insegna lettere in un liceo artistico a Brescia.

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