Lady Mary Wortley Montagu a Brescia

Alla città di Brescia è legato il nome di Lady Mary Wortley Montagu, che nel 1746, viene trattenuta con l’inganno per ben due mesi nella dimora di famiglia del conte Ugolino Palazzi, suo interessato cavaliere servente, sotto l’occhiuta sorveglianza della madre dello spiantato aristocratico bresciano, Giulia Fenaroli.

Casa Palazzi prospetta su Piazza del Foro, cuore della Brixia romana, da quando in età rinascimentale la nobile famiglia fa edificare una casa immensa e sobria, con l’eccezione del portone con una cornice cinquecentesca, i capitelli corinzi e le volte a botte affrescate nel Quattrocento e nel Settecento. L’edificio, che conserva sedimenti romani, medievali, rinascimentali e settecenteschi, subisce continui rifacimenti nel tempo. Nell’Ottocento l’ultimo dei Palazzi, Ignazio, vende la dimora, che nel 1906, dopo alcuni passaggi di proprietà, viene lasciata alla Congrega per la carità apostolica per diventare un oratorio del poco distante Duomo prima e poi, durante la seconda guerra mondiale, un rifugio contro i bombardamenti aerei, grazie alle sue robuste cantine sotterranee. Nei decenni successivi la Congrega ne restaura una parte per destinarla ad alloggi, ma la parte restante versa da anni in grave stato di degrado e la Congrega, un’istituzione senza scopi di lucro, è priva dei fondi necessari al completamento del restauro. Sarebbe auspicabile un intervento istituzionale di finanziamento dei lavori, condizionato alla fruibilità pubblica dello stabile.

Il gruppo bresciano di Toponomastica femminile pone all’ordine del giorno il restauro di Casa Palazzi e vi richiede l’apposizione di una targa dedicata a Lady Mary Montagu.

Mary Wortley Montagu, primogenita del Duca di Kingston-upon-Hull e di Mary Fielding, contessa di Dembigh, nasce nel 1689; orfana di madre a quattro anni e trascurata dal padre, fino ai sedici anni si dedica allo studio di latino, greco, italiano e francese, per darsi poi alla vita mondana. Nel 1712, contro il volere del padre, sposa in segreto Edward Wortley Montagu e trascorre i primi anni di matrimonio in isolamento nella tenuta di campagna del marito. Nel 1716 il consorte viene nominato ambasciatore a Istanbul e lei lo accompagna, restando con lui nella città turca fino al 1718. Usi e costumi dell’impero ottomano e minuziose descrizioni geografiche dei luoghi attraversati durante i viaggi di trasferimento da e per Londra costituiscono i temi principali delle Turkish Embassy Letters, fonte di ispirazione per molte scrittrici viaggiatrici di epoche successive e per gli orientalisti.

Durante la sua permanenza nell’impero ottomano è testimone della pratica dell’inoculazione contro il vaiolo nota come variolazione, da lei definita “innesto” in molte sue lettere, consistente nell’introduzione di virus vivi, presi dal pus raccolto dalle pustole del vaiolo in casi lievi della malattia, in una scarificazione della cute di individui sani, per promuovere l’immunità verso la malattia. Il fratello di Lady Montagu era morto di vaiolo nel 1713 e lei stessa ne era stata deturpata nel 1715, perciò, ansiosa di proteggere i figli, fa inoculare nel marzo 1718 il figlio di quasi cinque anni e nel 1721, tornata in Inghilterra, la figlia, in occasione di una epidemia di vaiolo. Sfidando le convenzioni sociali la nobildonna promuove la variolazione in Inghilterra, ma incontra una tenace resistenza dei medici, poco fiduciosi in una pratica appartenente alla tradizione popolare di un Paese orientale, per di più proposta da una donna. Lady Mary tuttavia riesce a convincere le autorità inglesi a far inoculare nel 1720 i prigionieri del carcere londinese di Newgate, dal proprio medico di famiglia, Charles Maitland, che innesta intanto anche i figli del futuro re Giorgio II. Il celebre clinico londinese Richard Mead (1673-1754) nel 1721 inocula il pus vaioloso in sette condannati a morte. Tre anni dopo, la tecnica raggiunge l’America e ancora nel 1725 è applicata a Mosca alla corte di Caterina di Russia. Intanto in Germania il re di Prussia, Federico Guglielmo I, chiama Maitland a inoculare il giovane principe Federico, futuro Federico II, unitamente ai fanciulli delle nobili famiglie di corte. In Austria si pre-immunizzano i figli di Maria Teresa. Voltaire loderà Lady Mary per avere tentato di introdurre in Occidente la variolazione e, alla fine del Settecento, Edward Jenner, proprio a partire da questa pratica, svilupperà il metodo della vaccinazione.

Nel 1739 Lady Mary lascia il marito, per seguire Francesco Algarotti, “il cigno di Padova” secondo la definizione di Voltaire, e va a vivere all’estero, mantenendo una cordiale e affettuosa corrispondenza con il consorte, benché i due non si rivedano più. Fino al 1745 la nobildonna si divide tra Italia, Svizzera e Francia; nel 1746, dopo l’epilogo deludente della relazione con il letterato padovano, si trasferisce nuovamente in Italia. Stavolta segue il conte bresciano Ugolino Palazzi, nobile squattrinato e violento, che non si fa scrupolo di spillarle denaro a tutto spiano, con ogni mezzo, compreso il furto, e che le impedisce di organizzarsi una vita autonoma, ospitandola prima presso il proprio palazzo di città e relegandola poi a Gottolengo, nella campagna bresciana, in un edificio cadente che l’ha persuasa ad acquistare. Nonostante una buona accoglienza nei circoli intellettuali cittadini, la locale aristocrazia provinciale non sempre vede di buon occhio l’eccentrica nobildonna inglese, la quale, redarguita da alcune dame per le sue mani troppo sporche per entrare a teatro, pare abbia prontamente risposto: “Dovreste vedere i piedi!” Lady Mary riesce periodicamente a interrompere la sua forzata reclusione con soggiorni in quello che lei, nelle lettere alla figlia, definisce “straordinario punto della Terra”, tra il lago d’Iseo, le terme di Lovere e i monti circostanti. Questa donna brillante, colta, protofemminista, scrittrice e grande viaggiatrice si lascia sostanzialmente plagiare da un giovane uomo senza scrupoli che approfitta della sua fragilità, fino a che, anche su sollecitazione di Francesco Algarotti, Ugolino Palazzi non viene bandito dalla Serenissima, cui Brescia è soggetta, per la sua condotta violenta e i suoi reati, nel 1760. Lady Mary torna a Londra e vi muore nel 1762.

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Scheda su Mary Wortley Montagu, dalla mostra di Toponomastica femminile “Le viaggiatrici”

In copertina: Lady Montagu in abito turco, di Jean-Étienne Liotard, 1756, Museo Nazionale di Varsavia, Polonia

 

Articolo di Claudia Speziali

mbmWJiPdNata a Brescia, si è laureata con lode in Storia contemporanea all’Università di Bologna e ha studiato Translation Studies all’Università di Canberra (Australia). Ha insegnato lingua e letteratura italiana, storia, filosofia nella scuola superiore, lingua e cultura italiana alle Università di Canberra e di Heidelberg; attualmente insegna lettere in un liceo artistico a Brescia.

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