Dottoresse al fronte. L’esordio

Risale al 2000 il primo arruolamento delle donne nelle Forze armate italiane?

Dal casuale ritrovamento di una fotografia di una donna in uniforme da ufficiale medica emerge una realtà diversa: già a inizio secolo (1903) le prime donne laureate in medicina si iscrissero a ruolo nel personale direttivo della Croce Rossa italiana e nel 1911 (guerra italo-turca) furono impiegate in zona di guerra con compiti professionali e dirigenziali. Senza nulla togliere all’impegno e al valore delle Infermiere Volontarie, si tratta di ruoli e compiti totalmente diversi, regolamentati da specifici articoli del Regolamento pel tempo di guerra della CRI.

Il primo caso noto di medica arruolata è quello di Margaret Ann Bulkley (Irlanda 1792, o 1795 – Londra 1865) che si presenta con un nome maschile, James Barry, e sotto mentite spoglie presta la sua opera per tutta la vita (in foto, a sinistra). In America, durante la Guerra Civile, nel 1861, troviamo Mary Edwards Walker M.D. (1832–1919) a contratto come Medico Civile per il Nord (in foto, al centro). L’esercito confederato arruolò la Dottoressa Oriana Moon Andrews come Capitano Medico. La Guerra russo-giapponese del 1904 porta alla ribalta l’americana Anita Newcomb McGee, (1864-1940) che già nel 1901 aveva riorganizzato le infermiere militari americane (Army Nurse Corps), e viene chiamata a formare le infermiere nipponiche; sull’altro versante, quello della guerra russo-giapponese si lascia spazio alla chirurga lituana Vera Getroidz, la “Principessa Vera Ignatievna Gedroidz”.

Quanto all’Italia ci furono anche mediche e farmaciste arruolate nel personale direttivo della Croce Rossa Italiana, inizialmente per gli Ospedali territoriali ma poi impiegate anche al fronte. Alla fine del 1915 verrà istituito il Ruolo Speciale.

Nonostante il ritrovamento di documenti inequivocabili la presenza di mediche arruolate pare essere oggi negata a tutti i livelli. Elena D’Orleans, duchessa d’Aosta, Ispettrice Generale delle Infermiere Volontarie, nel famoso Accanto agli Eroi, non ne cita nessuna e la sua Dama di Palazzo, Anna Torrigiani, accenna appena a una “medichessa russa” – con un termine spregiativo – all’opera nell’Ospedale di guerra n.7 a Castion di Strada il 30 settembre 1915. Persino Stefania Bartoloni, nei vari libri pubblicati sulla Croce Rossa, dà loro ben poco spazio. Vi è però un’illustre eccezione di cui si parla: il 7/02/1903 Maria Montessori (Chiaravalle, Ancona, 1870 – Noordwijk, Olanda, 1952), entra a far parte del ruolo direttivo della Croce Rossa Italiana come “Tenente medico”(in foto, a destra). Altre pioniere saranno poi Luisa Ancona, arruolata il 28/05/1904 a Milano e Luisa Bonnet, arruolata il 6/04/1909 a Torino.

Mentre in pieno 2019 è impossibile alle mediche accedere al Corpo Militare, già nel 1903 ciò poteva accadere, anche se, prudentemente, con la sigla “A.D.” a disposizione per gli ospedali territoriali. Ritroviamo la sigla A.D. in un successivo documento, che raggruppa dottoresse e farmaciste con un’elencazione che va dal n. 1 al n. 45 del Ruolo speciale delle laureate in medicina arruolate per il servizio negli ospedali territoriali: unici dati numero, data di arruolamento e circoscrizione cui fanno capo. Per alcune di loro non è stato reperito, ad oggi, nessun dato, nemmeno anagrafico, ma la ricerca continua.

Nel 1911, in tempi di guerra dei Balcani e guerra italo-turca, assume il ruolo un altro gruppetto di dottoresse: Eloisa Gardella, Paola Satta, Amalia Della Rovere-Moretti, Teresita Sandesky, Augusta Delù. Quanto al grado, come precisato dalla dott.ssa Filomena Corvini nell’articolo “L’opera delle dottoresse al fronte”, dipende dall’anzianità della laurea: «Esse prestano servizio da sottotenenti medici se hanno conseguita la laurea da meno di 5 anni, da tenenti se l’hanno conseguita da oltre cinque anni, da capitano se sono laureate da oltre 15 anni.»

Durante la Grande Guerra le donne furono arruolate e impiegate in tutto il mondo, nelle più svariate attività: sia nella vita civile, in sostituzione degli uomini mandati al fronte, che nella vita militare, con i ruoli più vari, dalle combattenti russe alle “logiste” americane e inglesi, alle infermiere di ogni Paese, alle donne mediche scozzesi e americane. Non si può non ricordare la rivoluzione di Florence Nightingale che, durante la Guerra di Crimea, fu chiamata a gestire gli ospedali britannici in Turchia accompagnata da un gruppo di infermiere diplomate che furono il nucleo fondante dei Corpi femminili infermieristici, caratteristici dell’Impero Britannico, noti poi come Q.A.I.M.N.S. (Queen Alexandra’s Imperial Military Nursing Service): infermiere diplomate e regolarmente stipendiate al servizio della Sanità militare britannica.

Il 23 maggio 1915 tutto il personale della Croce Rossa Italiana viene militarizzato. Finché si pensa che la guerra duri pochi mesi, per le mediche la porta sembra chiusa, ma nel gennaio successivo una nota dell’Ispettorato della Sanità Militare ordina perentoriamente alla Croce Rossa di arruolare le “Medichesse” e financo le studentesse di 4° e 5° anno precisandone grado e stipendio.

 

Articolo di Elena Branca

S72cBoQe.jpegSocia della Società Italiana di storia della Medicina e dell’A.N.S.M.I. Piemonte e Valle d’Aosta, è cultrice di storia della Croce Rossa e della Medicina (con particolare riferimento al ruolo della donna). Si occupa inoltre di rievocazione storica con il Gruppo Storico A.N.S.M.I. Piemonte, 12th Durham Light Infantry Italian Reenacting Group, The Gordon Hilanders 1914 18 Italian branch.

4 commenti

  1. Sita Meyer Camperio fu la fondatrice sia delle Scuole per Infermiere Volontarie che della prima per Infermiere Professioniste, sempre della Croce Rossa. Meriti che le sono stati riconosciuti da poco. Diversa cosa le dottoresse che non appartenevano alle infermiere volontarie bensì al Personale Direttivo Sanitario.

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