Venti mutevoli

Risale ormai a mercoledì scorso, 20 marzo, la sventata strage sullo scuolabus di Milano.
La dinamica dell’attentato è stata chiarita dalle indagini: Ousseynou Sy aveva caricato taniche di benzina sul mezzo con a bordo 51 ragazzi della scuola media Vailati di Crema e aveva dirottato il bus in direzione di Linate.
Dai racconti dei ragazzi è emerso che il conducente aveva sequestrato i telefoni dei ragazzi e aveva fatto legare gli alunni dagli insegnanti presenti a bordo con delle fascette da elettricista. L’allarme ai carabinieri è scattato grazie alla furbizia di un passeggero, che è riuscito a tenere con sé il cellulare e ad avvisare appena possibile i genitori, i quali hanno tempestivamente avvisato le Forze dell’Ordine.
Prima che riuscisse a raggiungere l’aeroporto, lo scuolabus è stato intercettato e Sy si è visto costretto a fermare il mezzo, affrettandosi a cospargerlo di benzina e ad appiccare il fuoco con un accendino. I passeggeri sono stati tutti tratti in salvo e il conducente è stato immediatamente arrestato e interrogato.
Sy ha dichiarato che il suo piano era compiere una strage eclatante per vendicare le morti nel Mediterraneo: lo avrebbero sentito dire, mentre dirottava il buas, «è colpa di Salvini e del governo!». All’accusa di tentata strage, sequestro di persona, incendio e resistenza, si aggiunge l’aggravante di terrorismo, pur escludendo che l’attentatore sia in alcun modo legato all’ISIS.

Una volta appurata la dinamica dell’accaduto, la questione che sta infuocando l’opinione pubblica di tutt’Italia riguarda la concessione della cittadinanza onoraria a Ramy, il ragazzo di 13 anni che ha coraggiosamente nascosto il telefonino, grazie a cui sono stati allarmati i soccorsi.
Infatti, il ragazzo, di origini egiziane, è nato in Italia nel 2005, ma la sua situazione non rispetta i requisiti dell’attuale legge per ottenere la cittadinanza italiana.
La richiesta della cittadinanza onoraria per il gesto eroico compiuto da Ramy ha creato l’ennesima frattura nel nostro governo: le promesse di Di Maio immediatamente annientate dal “no” secco di Salvini, che ha commentato «Vuole lo Ius soli? Si faccia eleggere. ».
Dopo la risposta al tredicenne, da molti ritenuta decisamente fuori luogo, il Ministro dell’Interno ha invertito drasticamente la rotta e ha invece dichiarato che concederà la cittadinanza al piccolo eroe dello scuolabus.
A questo punto, è impensabile non aprire due differenti dibattiti. Il primo riguarda la legislazione italiana che regolamenta il diritto alla cittadinanza: infatti, a poco più di un anno dal respingimento della legge sullo Ius soli, sono in molti a ritenere che Ramy, più che meritare la cittadinanza onoraria a seguito del suo atto eroico, sarebbe da considerare nostro cittadino a prescindere, in quanto nato in Italia nel 2005 e, di conseguenza, italiano a tutti gli effetti.
Il secondo focolaio dell’opinione pubblica travolge il ministro Salvini, che ha dimostrato ancora una volta come le sue prese di posizione siano completamente in balìa dell’opinione pubblica. Il suo secco e convintissimo “no!” si è sgretolato fino a diventare un sì, nel momento in cui si è reso conto che tutta l’Italia era dalla parte di Ramy. È l’ennesima riprova che il “Capitano” si fa in realtà capitanare dai venti mutevoli dell’emotività istintiva delle persone.
L’analisi del web e la capacità di usarlo come principale comunicativo per arrivare alle persone è quindi il grandissimo vantaggio del Ministro sui suoi avversari, perché è a questo punto evidente che la strategia funzioni, ma allo stesso tempo il suo più grande limite, che gli impedisce di programmare un’azione politica che vada oltre l’immediato e mutevole sentimento popolare.

 

Articolo di Emma de Pasquale

1ZjisCuMEmma de Pasquale è nata a Roma nel 1997 ed è attualmente laureanda in Lettere Moderne all’Università La Sapienza di Roma. Ha interesse per il giornalismo e l’editoria, soprattutto se volti a mettere in evidenza le criticità dei nostri tempi in un’ottica di genere.

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