I corridoi del cervello

Il cervello ha corridoi che vanno oltre gli spazi materialiEmily Dickinson

È un vulcano di passione e volontà Sabina Berretta, catanese, che avrebbe voluto laurearsi in filosofia insegnando ginnastica e che, mentre prepara la tesi con un prof. di fisiologia, docente a Medicina, capisce qual è la sua vera vocazione. A cinquantasette anni dirige l’Harvard Brain tissue resource center del McLean Hospital di Boston, la più grande banca dei cervelli del mondo che conta più di tre mila elementi, da studiare, catalogare, sezionare e conservare per la ricerca scientifica.

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Dopo essersi laureata in Medicina, inizia a lavorare come ricercatrice ma senza stipendio: pensa, allora, di fare il concorso per un posto da bidella nello stesso Istituto, in modo da mantenersi e poter andare comunque in laboratorio nel tempo libero per continuare le sue ricerche. Non lo supera e, dunque, cosa fare? Quando sembra che ogni speranza sia persa, a ventinove anni vince una borsa di studio per il Mit di Boston e ora è lì in America, cervello in fuga per continuare a ricercare tra cervelli in container tutti da studiare.

Dice che la materia grigia è insufficiente per tutti gli studi da condurre e ci invita a donare il nostro alla scienza, sano o malato che sia: soltanto studiandone sempre di più è possibile sconfiggere malattie ora inguaribili.

L’Harvard Brain Tissue Resource Center (in copertina) è stato istituito nel 1978 per raccogliere e distribuire nei diversi istituti di ricerca statunitensi i campioni di cervello umano destinati ad analisi genetiche, molecolari e anatomiche. Ogni cervello donato consente di rilevare, tra l’altro, quei cambiamenti cellulari dettagliati che non possono essere esaminati in vita, ma che aprono nuove strade alla ricerca medica.

Il Centro comprende già diverse migliaia di campioni collegati a schizofrenia, autismo e morbo di Parkinson, ma se è chiaro ormai da tempo che queste malattie sono associate a grossi stravolgimenti delle strutture cerebrali, è ancora in fase di accertamento la correlazione tra disturbi psichiatrici d’altro tipo e cambiamenti neurologici. La comunità scientifica è costretta oggi ad affrontare con una nuova ottica molti disordini mentali, inclusi i disturbi alimentari quali anoressia e bulimia, le cui manifestazioni psicotiche potrebbero costituire solo la punta dell’iceberg.

Sabina Berretta sostiene che con elevata probabilità si troveranno nel cervello tracce riconoscibili di tali comportamenti. “Non abbiamo molte informazioni su quale tipo di cambiamenti cerebrali, quale tipo di patologia di base potrebbe non solo contribuire a disturbi cerebrali, ma anche essere causata da disturbi cerebrali, indotti da un’alimentazione alterata” afferma, e noi non possiamo che augurarle di continuare a incedere negli spazi del Centro che dirige per aiutarci a percorrere con più consapevolezza i corridoi oscuri del nostro cervello.

 

Articolo di Virginia Mariani

RdlX96rmDocente di Lettere, unisce all’interesse per la sperimentazione educativo-didattica l’impegno per i temi della pace, della giustizia e dell’ambiente, collaborando con l’associazionismo e le amministrazioni locali. Scrive sul settimanale “Riforma”; è autrice delle considerazioni a latere “Il nostro libero stato d’incoscienza” nel testo Fanino Fanini. Martire della Fede nell’Italia del Cinquecento di Emanuele Casalino.

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