Pillole di storia. La Prima guerra mondiale. Cause remote e cause recenti

_aLr2ISh

La Grande Guerra è la conseguenza della corsa agli armamenti e del clima di tensione generale scaturito dalle rivalità internazionali che il colonialismo ha creato.

Il primo degli elementi di tensione è la penisola balcanica lasciata libera dallo sgretolarsi dell’Impero Ottomano: l’Austria vorrebbe estendere i propri confini verso Sud fino alla Grecia, ma a questo progetto si oppone la Russia, che si considera la “madre naturale” di tutti i popoli slavi e punta a unirli sotto il proprio controllo. Di conseguenza, la Russia è vista dalla Serbia e dagli altri Paesi balcanici come una difesa dall’espansionismo austriaco, mentre la Bulgaria si schiera con l’Austria per paura dell’espansionismo russo nei Balcani. La Triplice Alleanza (Germania, Austria e Italia), nata nel 1882, ha quindi una specifica funzione antirussa.

L’Austria è in aperto contrasto anche con la Gran Bretagna per il controllo del Mediterraneo, in cui si trovano numerose colonie inglesi.

Sempre per questioni coloniali, stavolta legate alla spartizione dell’Africa, sono sorte ostilità che vedono contrapposte la Gran Bretagna e la Francia da un lato e dall’altro la Germania: la Germania è l’ultimo Stato europeo per fondazione ma il primo per potenza militare e rivendica il diritto all’impero tanto quanto le altre potenze, che invece difendono i loro privilegi in quanto prime arrivate e garanti dell’ordine costituito da non turbare per nessun motivo.

A questo si aggiunge il revanscismo francese, ossia il rancore per la sconfitta di Sedan del 1870 e il conseguente desiderio di vendetta antitedesca e di riconquista dell’Alsazia e della Lorena, regioni ricche di risorse minerarie.

Nel 1904, contro la Triplice Alleanza è nata la Triplice Intesa (Gran Bretagna, Francia e Russia). Con queste premesse, basta una minima scintilla perché l’Europa intera esploda.

La storiografia tradizionale ha sempre parlato di «polveriera balcanica» come se le cause del conflitto si trovassero tutte in quella regione, ma è tutta l’Europa a essere pronta al conflitto. Si può disquisire sulle responsabilità dei singoli gesti, ma la guerra la vogliono tutti.

La II Internazionale, che raccoglie tutti i partiti socialisti europei, si dichiara formalmente contraria alla guerra imperialista in quanto sostiene che l’unica guerra giusta sia quella senza nazionalità degli oppressi contro gli oppressori, ma il Partito Socialista Francese e il Partito Socialdemocratico Tedesco votano entrambi a favore della guerra nei rispettivi parlamenti poiché spinti dal nazionalismo. L’altra voce che si alza contro il conflitto è quella del Papa: Benedetto XV ripete più volte l’appello a «fermare l’inutile strage», ma non viene mai ascoltato.

Ny44RxqT

La scintilla tanto attesa arriva il 28 giugno 1914.

L’Arciduca Francesco Ferdinando d’Asburgo, erede al trono dell’Impero Austro-ungarico, viene assassinato a Sarajevo. L’attentatore Gavrilo Princip è un nazionalista e indipendentista bosniaco: la Bosnia-Erzegovina è sotto il controllo austriaco ma aspira all’indipendenza e a un’alleanza con la Serbia, che invece è già indipendente. È il pretesto che tutti aspettavano da tempo.

L’Austria lancia un ultimatum alla Serbia chiedendo di poter mandare uomini austriaci armati in territorio serbo per effettuare controlli sugli indipendentisti bosniaci: è ovvio che si tratti di una provocazione. La Serbia rifiuta l’ultimatum e invoca la protezione russa. L’Austria invade la Serbia.

La Russia, in risposta, dichiara guerra all’Austria e, di conseguenza, anche alla Germania, sua alleata. Gran Bretagna e Francia intervengono contro Austria e Germania. Nel giro di pochi giorni l’Europa si ritrova catapultata nel panico generale. Olanda e Belgio si dichiarano neutrali. Quando la Francia dichiara guerra alla Germania, schiera un’ingente quantità di uomini e mezzi nei boschi al confine franco-tedesco, pronta a resistere agli attacchi. La Germania viola la neutralità del Belgio e dell’Olanda e invade la Francia da Nord, aggirando le difese francesi. La resistenza è forte ma l’attacco tedesco è così cruento da rimanere per sempre impresso nella memoria francese.

1kyzOwPAArticolo di  Andrea Zennaro

4sep3jNI

Andrea Zennaro, laureato in Filosofia politica e appassionato di Storia, è attualmente fotografo e artista di strada. Scrive per passione e pubblica con frequenza su testate giornalistiche online legate al mondo femminista e anticapitalista.

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...