Intervista a Curse, writer romana

La sua è una storia particolare, di quelle che vale la pena di raccontare.
Stiamo parlando di una ragazza che si avvicina al mondo dei graffiti solo alla fine del 2013, mentre frequenta il liceo, quindi piuttosto tardi rispetto alla media.
Dopo aver sperimentato e realizzato un paio di graffiti su muro, ne disegna uno tutto suo su un treno. Si tratta di un momento chiave della sua vita. Pur non reputando quel graffito tra i migliori da lei realizzati, definisce quell’esperienza come la più bella mai vissuta. Da quel momento, infatti, i graffiti diventano, per lei, una dipendenza.
A questo punto dà il via a una ricerca, lunga e non poco impegnativa, riguardo la sua tag. Dopo svariati tentativi approdata a Curse, un nome in codice che nasce dapprima scegliendo le lettere e poi giocando con esse e con i loro più stravaganti accostamenti.
È proprio lei, Curse, la protagonista di questa intervista, durante la quale scopriremo le curiosità, le passioni, i desideri e le opinioni che la contraddistinguono.

Fai parte di una crew?
No, sono solo io, anche se dipingo prevalentemente in compagnia di altri writers. A volte mi piace condividere quest’esperienza con persone che non dipingono, ma trovo bello anche andare da sola. Di base mi piace trascorrere questi momenti con le persone con cui sto bene.

Perché secondo te ci sono meno ragazze nella scena dei graffiti?
Credo che i graffiti richiedano una attitudine mentale più che fisica, come il rugby (ci sono poche ragazze che praticano questo sport), solo con qualcosina in più da perdere. Oltre all’interesse per questa pratica serve una ragione viscerale per iniziare e continuare a farli. Per me i graffiti hanno una componente insana, nella quale mi riconosco. Per esempio uscire in posti inusuali ad orari improbabili, stare notti sotto la pioggia ad aspettare il momento migliore per dipingere, frequentare luoghi inospitali per scrivere il proprio nome… non piace a tutti!
Forse le altre ragazze non ne sentono l’esigenza. Non ho mai pensato che essere una donna potesse limitarmi in qualche modo, spero sia così anche per le altre. Il fatto di aver avuto molte amicizie maschili può aver influito nel sentirmi a mio agio in questa realtà piuttosto che in altre ritenute “socialmente femminili”.
Ci sono molti luoghi comuni ma credo che uomini e donne abbiano le stesse possibilità in questo contesto, anche se dipende molto dalla società oltre che dalla personalità.

Quindi il tuo carattere ha influito sull’attitudine a fare writing?
Sicuramente. Faccio danni fin da bambina, salivo sugli alberi, disegnavo costantemente e finivo sempre in ospedale. Sono una persona molto curiosa, non mi piacciono i limiti e sono molto attratta da ciò che è vietato.

Qual è il tuo rapporto con Roma e con le altre città?
Amo la mia città, che è come una madre, è casa. Mi piace anche viaggiare in altri posti, starci un po’, conoscerli attraverso i graffiti e vivere l’underground.
Mi capita di andare in delle città senza visitarle ma solo per dipingere un modello di treno specifico, come è successo in Polonia, dove sono stata solo per alcune ore.
Per ora la metropoli che preferisco è Berlino, perché ha una scena underground molto viva. È una città vivibile, anche se alcune “azioni” sono pesanti da affrontare a causa dei controlli della polizia o per il clima freddo.
Lì ho vissuto alcune delle esperienze legate ai graffiti più suggestive, è una città affascinante.

Cosa ne pensi della Street Art?
È un altro sport, per alcuni un lavoro, per me un’ espressione tra le altre che non mi dispiace.
Sui muri preferisco le lettere ai disegni, ovviamente. Dal mio punto di vista è scorretto quando gli street artists coprono i graffiti, specialmente quelli vecchi. Ci sono affezionata e mi dispiace quando succede.
Inoltre credo che ci sia una grande lacuna culturale su questi temi, c’è chi fa cultura ma soprattutto chi fa disinformazione.

Qual è il tuo rapporto con il writing?
Di per sé ho un rapporto conflittuale con il writing, perché ha un ruolo predominante nella mia vita richiedendomi molte energie ed attenzioni. Mi ha dato moltissimo fin dalla prima tag, ma sto attenta a progredire anche nelle altre cose importanti della mia vita. Credo che a livello sociale i graffiti siano come il sintomo di una malattia, paradossalmente vengono repressi dalla legge nonostante esistano da prima della nascita delle grandi civiltà.
Anche se i writers sembrano i cattivi della storia, c’è qualcosa di puro in fondo, che non è ancora stato corrotto. A me i graffiti piacciono, sono un’espressione spontanea. Bisognerebbe chiedersi più spesso cosa siano realmente, prima di giudicarli in maniera superficiale ritenendoli gesti infantili o insensati.
Nonostante ciò sarebbe terribile se i graffiti fossero legali perché perderebbero di senso.
Per me è importante la componente razionale, che sta nella premeditazione e nello studio dei posti dove andare a dipingere. Il writing è stimolante anche per questo oltre che per il legame sentimentale che si crea con le superfici.
È il gioco più serio che conosco, è una ricerca costante che si conclude alla fine di ogni disegno e ricomincia col successivo. Ho molti amici che nonostante la famiglia ed il lavoro non hanno mai smesso di fare writing, conoscerli mi ha fatto capire il valore di questa cultura.

Come ti relazioni con i social?
Ne uso solo uno, mi è utile per avere un album virtuale di alcuni dei miei “pezzi”, perché sono abbastanza sbadata nell’archiviare le foto. Lo uso per rimanere in contatto con i miei amici e per vedere i graffiti o le opere degli altri. Mi piace che i profili siano pubblici come i disegni stessi e come l’espressione in generale. Sono gli unici aspetti positivi che ci ho trovato, perché nel complesso non li apprezzo.

Quali sono per te i king della scena?
Rebus, Inox e Kenor.

Raccontami un episodio che ricordi particolarmente.
Uno dei più importanti è stato un fly, un “pezzo” sul cornicione della facciata di un palazzo abbandonato a Garbatella, negli ex mercati generali (uno dei miei posti preferiti).
Mentre lo facevo ho provato delle sensazioni assurde e l’effetto che mi ha fatto quando l’ho visto dalla metro…una bomba! È unica l’emozione nel vedere il tuo nome e poi solo il cielo.

 

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Articolo di Livia Fabiani

dzb-yU3KLivia Fabiani vive a Roma, dove intraprende gli studi di Architettura alla facoltà di Roma Tre. La sua passione per l’arte, il territorio e la fotografia trovano sintesi ideale nella Street Art. Nel 2013 sviluppa il progetto “Urbis Ars” (Arte della Città) da cui diffonde le proprie fotografie, espressione di un’arte che, per la sua peculiarità, è destinata a vita breve.

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