La vecchiaia è un’opinione. Omaggio a due donne straordinarie

Il grande giornalista Eugenio Scalfari – tempo fa – ebbe a dire che alla sua età non si è vecchi, ma “vegliardi”: lo scorso 6 aprile ha compiuto novantacinque anni, festeggiando con l’uscita del suo primo libro di poesie che dimostrano una straordinaria vivacità intellettuale. E oggi intendo fare un omaggio a due meravigliose vegliarde anche loro in piena attività.
Bisogna rinfrescare la memoria a lettori e lettrici raccontando qualcosa della prima di queste donne: la sciatrice Celina Seghi (a sinistra nella foto in copertina), a oggi la più titolata fra gli azzurri di sempre, con trentasette titoli italiani. Campionessa di discesa libera, slalom gigante, slalom speciale e combinata alpina, ha appena compiuto novantanove anni. Nata il 6 aprile 1920 ad Abetone, località sull’Appennino Tosco-Emiliano in provincia di Pistoia, fu registrata per errore l’8 marzo, guarda caso una ricorrenza che le va a pennello; ultima di nove figli iniziò prestissimo a gareggiare, sotto la guida inflessibile del fratello. Cominciò a vincere a poco più di quattordici anni, quando era una ragazzina di 40 kg alta 1,52: nel 1934 arrivò terza ai campionati italiani. A diciassette anni, a Selva di Valgardena, vinse i titoli di discesa, slalom e combinata. Nel ’41 vinse il mondiale a Cortina (slalom speciale), titolo non riconosciuto perché alcuni Paesi non parteciparono a causa della guerra. Nel ’49, con la febbre e una incrinatura all’omero sinistro, ripeté tre volte la stessa gara per una serie di rocambolesche vicende: arrivò terza e negli anni successivi riuscì a confermarsi tanto da ottenere il prestigioso distintivo di Kandahar sia in oro sia di diamante. Nel ’50 fu l’unica donna presente ad Aspen, in Colorado, dove ottenne il bronzo.
Lasciò le competizioni a trentacinque anni, si sposò e da allora vive in una bella casa a Pistoia. Sorridente, vivace e piena di interessi, continua a suonare la fisarmonica e anche quest’anno parteciperà alla gara “Pinocchio sugli sci”, nel suo paese natale, come ospite d’onore e non più come apripista.
Questa voglia di vivere e di guardare al futuro fa ricordare un’altra grande che ci ha lasciato da poco, a novanta anni compiuti: Agnès Varda, la regista francese malata da tempo che tuttavia girava il mondo con il suo buffo caschetto di capelli bicolore, curiosa e attenta, sempre pronta a realizzare film e documentari. L’ultima sua opera Visages Villages, creata nel 2017 con il fotografo e artista JR, li aveva portati per tutta la Francia sulle tracce di storie e persone interessanti.
Proprio così sta facendo l’altra donna straordinaria di cui voglio parlare: Cecilia Mangini (a destra nella foto in copertina), nata il 31 luglio 1927, la prima e più importante documentarista italiana del dopoguerra. Sceneggiatrice, fotografa, regista, ha collaborato fra gli altri con Pasolini, Lino Miccichè e Lino del Fra. Attualmente è impegnata in Sardegna, con il collega Paolo Pisanelli, per realizzare un progetto ambizioso: gireranno un documentario dedicato a Grazia Deledda, voluto e prodotto dall’Isre (Istituto superiore regionale etnografico), in collaborazione con Officina Visioni e il sostegno della Fondazione Sardegna Film Commission. Ha spiegato Mangini: «Quando mi hanno proposto il progetto, ho accettato con entusiasmo. La Deledda meritò senza alcun dubbio il Nobel: fu un premio strameritato (…). Qualche mese fa, quando venni in Sardegna, volli avvicinarmi alla sua tomba, alla Solitudine; pensai a lei, così piccola, e all’imponenza della sua vita. E mi commossi». Attraverso le opere, i carteggi inediti, le lettere verrà ricostruito il mondo tratteggiato dalla grande nuorese, ricorrendo ai miti, ai colori, ai profumi, alle voci e alle presenze evocate; passato e presente si uniranno, mentre Grazia – come una grande madre – sarà inserita nei luoghi e nei paesaggi, ma anche nel panorama culturale del suo tempo.
È proprio il caso di dire che la vecchiaia è solo uno stato d’animo: si può essere giovani a qualsiasi età.

 

Articolo di Laura Candiani

oON31UKhEx insegnante di Materie letterarie, dal 2012 collabora con Toponomastica femminile di cui è referente per la provincia di Pistoia. Scrive articoli e biografie, cura mostre e pubblicazioni, interviene in convegni. È fra le autrici del volume e Mille. I primati delle donne. Ha scritto due guide al femminile dedicate al suo territorio: una sul capoluogo, l’altra intitolata La Valdinievole. Tracce, storie e percorsi di donne.

 

 

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