Una passeggiata nel Parco letterario “Grazia Deledda” a Galtellì (Nuoro)

Galtellì – in provincia di Nuoro – è il paese in cui Grazia Deledda ambientò uno dei suoi romanzi più celebri: Canne al vento (1913), trasformandolo in “Galte”. Qui da qualche anno è stato creato un parco letterario che ripercorre la vicenda narrata attraverso alcuni luoghi emblematici; durante la bella stagione e nella Giornata europea dei Parchi letterari, l’Amministrazione comunale e l’associazione culturale tutta femminile “Campana de runda” organizzano le visite guidate che possono durare un’intera giornata.

La mattina – quando la temperatura è più gradevole – la passeggiata inizia ai piedi delle rovine del castello di Pontes, citato più volte nell’opera perché domina tutta l’area e buona parte della valle del fiume Cedrino. Dalla sommità, la vista è straordinaria: si riesce perfino a scorgere il mare, verso Orosei.

«Ecco a un tratto la valle aprirsi e sulla cima a picco d’una collina, simile a un enorme cumulo di ruderi, apparire le rovine del Castello: da una muraglia nera una finestra azzurra vuota come l’occhio stesso del passato guarda il panorama melanconico roseo di sole nascente, la pianura ondulata (…), la vena verdastra del fiume, i paesetti bianchi (…) e in fondo la nuvola color malva e oro delle montagne nuoresi.»

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Per una piacevole pausa, agriturismi e trattorie a Galtellì offrono vere prelibatezze, come il pane lentu farcito di erbette saltate o di pecorino con una goccia di miele, polpettine di ceci, crema tiepida di melanzane, malloreddus fatti in casa con il tipico sugo a base di pomodoro e salsiccia, il porcetto, la carne di pecora arrosto e una variante delle classiche sebadas (con la ricotta all’interno).

Proseguendo l’itinerario, al centro del paese spicca l’importante chiesa romanica di San Pietro con begli affreschi, attualmente chiusa per restauri.

«La Basilica cadeva in rovina; tutto vi era grigio, umido e polveroso: dai buchi del tetto di legno piovevan raggi obliqui di pulviscolo argenteo (…).»

In un angolo del prato circostante è stato edificato un monumento assai suggestivo che unisce la scrittura (con un grande libro in pietra bianca su cui sono scolpite frasi della scrittrice nuorese) alle canne al vento, realizzate in flessibile metallo, che ondeggiando assomigliano a quelle naturali.   «Le canne frusciavano, piegandosi fino a lui per toccarlo, per lambirlo con le foglie che avevano qualche cosa di vivo, come dita, come lingue. E gli parlavano (…).»

La passeggiata prosegue con un’immancabile sosta davanti al palazzo dove, nel romanzo, risiedono le dame Pintor, le sorelle dai bei nomi biblici (Ester, Ruth, Noemi, mentre Lia ha sfidato le convenzioni e se ne è andata nel continente). Sui muri, in molti angoli, lungo le vie lastricate, compaiono spesso delle targhe in cui sono riportati passi dell’opera che è utile poi ritrovare nella loro completezza sulle pagine del romanzo.

Merita raccontare che gli abitanti di Galtellì non furono molto grati di essere menzionati da colei che sarebbe poi diventata la prima e unica scrittrice italiana ad ottenere il premio Nobel (1926); il paese infatti appare piuttosto misero, le persone grette, le malignità diffuse, i pregiudizi forti, in un ambiente segnato da contrasti sociali e familiari. Qualcuno se ne lamenta ancora…

«Lunghe muricce in rovina, casupole senza tetto, muri sgretolati, avanzi di cortili e di recinti, catapecchie intatte più melanconiche degli stessi ruderi fiancheggiano le strade in pendio selciate al centro di grossi macigni; pietre vulcaniche sparse qua e là dappertutto danno l’idea che un cataclisma abbia distrutto l’antica città e disperso gli abitanti (…).»

Oggi la comunità locale cerca di rinascere e – a fianco dell’economia agro-pastorale – vuole valorizzare, grazie al turismo, la sua tipicità e il suo piccolo centro storico ben conservato; da non sottovalutare poi la comoda viabilità e la bella posizione ariosa, con il sovrastante monte Tuttavista (un nome che parla da solo), fra i campi coltivati, il vasto parco comunale Malicas e la vicinanza al mare, con la splendida costa tirrenica del golfo di Orosei. La realizzazione di un museo etnografico nella settecentesca dimora detta “Sa domo ‘e sos Marras” e l’idea del parco letterario sono senz’altro vincenti e aggiungono attrattiva per un pubblico diversificato. Non mancano poi nel corso dell’anno interessanti eventi, come quelli della Settimana Santa, a cui si uniscono altre manifestazioni a carattere religioso, ma anche la festa dell’emigrato e le feste campestri di San Giuseppe.

Durante l’itinerario si può sostare nella chiesa del Santissimo Crocifisso con le sue pregevoli opere d’arte (come la scultura lignea assai rara che raffigura la Trinità) e soprattutto il crocifisso miracoloso, venerato da oltre quattro secoli. Si percorrono lentamente le viuzze silenziose, per gustare le sensazioni che Grazia Deledda aveva provato soggiornando qui a più riprese, passando davanti ad altri edifici religiosi come la chiesa di Santa Croce e quella dedicata alla Vergine Assunta, oppure entrando in cortili di antiche dimore che conservano arredi tradizionali e ampie cucine con le stoviglie di rame e il vasellame pregiato. Tutto ancora ricorda l’epoca in cui la scrittrice — da anni residente a Roma — con il cuore era sempre nella sua amata terra e componeva uno dei suoi capolavori.

«Uomini siamo, Elias, uomini fragili come canne, pensaci bene.» (da Elias Portolu)

«Sì – egli disse allora – siamo proprio come le canne al vento, donna Ester mia. Ecco perché! Siamo canne, e la sorte è il vento.» (Canne al vento, cap. XVI)

 

Articolo di Laura Candiani

oON31UKhEx insegnante di Materie letterarie, dal 2012 collabora con Toponomastica femminile di cui è referente per la provincia di Pistoia. Scrive articoli e biografie, cura mostre e pubblicazioni, interviene in convegni. È fra le autrici del volume e Mille. I primati delle donne. Ha scritto due guide al femminile dedicate al suo territorio: una sul capoluogo, l’altra intitolata La Valdinievole. Tracce, storie e percorsi di donne.

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