Torino. Connections Festival, giovani che vogliono costruire il futuro

Dal 5 al 7 aprile 2019 si è svolta a Torino la prima edizione di Connection Festival, promossa e organizzata dalla redazione de Il Caffè Torinese, con la direzione di Nicola Decorato, Barbara Bonardi e Francesco Biasi. Gli incontri hanno avuto luogo nel settecentesco palazzo Alfieri Carrù, storica sede nel centro città di una istituzione assistenziale nata nel 1837 per ospitare ragazze prive di mezzi, diventata nel tempo un vero e proprio educandato per fanciulle cattoliche di condizione disagiata. Oggi l’Istituto, che non ha tradito la sua missione, è una Onlus definita nel sito Internet come una realtà “dal 1837 dalla parte delle donne”; l’edificio, ristrutturato, ospita una settantina di ragazze – studentesse o lavoratrici – dai diciotto ai ventisei anni, a cui viene richiesta una retta, ma continua a esserci una riserva di posti per chi non può sostenerla.

Peraltro questo essere “dalla parte delle donne” è sembrato in armonia con il clima dei tre giorni di convegno e con una sensibilità comune a parecchi interventi, anche se non presente in modo esplicito nel tema dell’incontro, che verteva sugli spazi urbani. I giovani e le giovani studenti che hanno concepito Connection studiano presso l’Università o il Politecnico di Torino e sembrano avere idee molto chiare: a fondamento del loro impegno sta un bisogno profondo di rinnovamento della città, in cui è essenziale la partecipazione attiva della cittadinanza. La scelta degli argomenti affrontati dai relatori e dalle relatrici era in forte sintonia con questi intendimenti.

Il festival si è aperto venerdì pomeriggio e nella conferenza di presentazione, annunciata da Nicola Decorato, sono intervenuti brevemente la referente piemontese di Toponomastica femminile e Stefano Lo Russo, docente al Politecnico e consigliere di minoranza al Comune di Torino. Sul tema Partecipare o collaborare alla pari? ha quindi preso la parola Daniela Ciaffi, docente del Politecnico, sociologa dell’ambiente e del territorio e vicepresidente di Labsus, laboratorio per la sussidiarietà. Seguiva il contributo di Edoardo Di Mauro, direttore del MAU (Museo di Arte Urbana), realtà cui si deve la fioritura di murales artistici e altre opere “di strada” in tante zone di Torino e in particolare nel singolare quartiere Campidoglio, sede del Museo; L’arte urbana come processo sociale era il titolo dell’intervento. Enrico Venditti, regista documentarista, nonché convinto estimatore delle capacità creative, a suo giudizio superiori, delle ragazze, ha poi parlato (in Prospettive e sguardi) della propria attività alla guida di un gruppo di giovani donne delle scuole di cinema torinesi nell’ambito dei due festival annuali 50 e 100 0re Torino. Dall’universo filmico alla musica con A jazz space, intervento dell’eclettico Johnny Lapio, trombettista e compositore, che ha affrontato l’argomento riflettendo sull’influsso della musicoterapia nei processi di recupero delle aree degradate. Ha concluso la prima, intensa giornata la proiezione del mediometraggio A spasso con i fantasmi, sceneggiato da Giuseppe Culicchia e diretto da Enrico Verra, cui è seguito il colloquio con il regista.

Giornata piena sabato, che ha visto nella mattinata gli interventi dello storico Gianni Oliva (Disegnare la capitale) sulla costruzione di Torino dopo che divenne capitale dello stato sabaudo; di Luigi La Riccia (Piazze e centri storici tra antichità e innovazione), docente presso il Politecnico, sulla riqualificazione e il restauro dei centri storici; della sua collega Cristina Coscia, architetta (Una cura dal basso per lo spazio urbano) sui processi di crowdmapping del territorio e il progetto riguardante Mirafiori. Nel pomeriggio l’architetto Marco Savio ha riscoperto l’importanza della memoria di quartiere e dei luoghi identitari e ha raccontato l’esperienza di una classe che ha incontrato il passato attraverso le pietre d’inciampo (Vivere la storia e il quartiere); il prof. Vincenzo Iacomuzzi in Raccontare la città ha illustrato la costruzione del “mito” della città e la storia della sua evoluzione attraverso la grande letteratura; infine Franco Cravarezza direttore del Museo Pietro Micca, accompagnato dall’archeologo Fabrizio Zannoni e dalla dott.ssa Stefania Ratto della Soprintendenza, ha accompagnato un pubblico numeroso e interessato in un viaggio nella Torino sotterranea (La città sotto la città).

Domenica pomeriggio erano in programma ancora sei incontri. Nel primo Andrea Longhi, professore del Politecnico, ha presentato un ampio excursus guidato dal concetto di ibridazione nella storia degli spazi religiosi (Luogo sacro, spazio profano); nel secondo incontro Luciano Allegra, professore presso l’Università di Torino, ha illustrato la vita della comunità ebraica nel “tardivo” ghetto torinese (Lo spazio del ghetto). Si è passati poi al discorso, fondamentale in una città come Torino, della riconversione degli spazi ex industriali (I santuari industriali) con la guida del fotografo e artista Paolo Mussat Sartor e della professoressa del Politecnico Claudia Cassatella, esperta nella riqualificazione delle aree dismesse. La direttrice dei Musei Reali di Torino Enrica Pagella ha esposto poi le caratteristiche, i problemi e le prospettive per la fruizione pubblica dell’attuale polo dei Musei Reali (La città dei re), che a tutti gli effetti ha rappresentato un tempo una vera “città dentro la città”. La sottoscritta, referente di Toponomastica femminile per il Piemonte, ha poi introdotto l’attività serale con un discorso sul significato della memoria femminile nell’odonomastica, con particolare riferimento all’area torinese (Frontiere della toponomastica femminile); a chiudere i lavori sono state le ragazze di Aequalis della Cascina Roccafranca, che in Donne che hanno trovato la loro strada hanno ripercorso la vita di alcune figure femminili intestatarie di vie o piazze a Torino. Una piccola “mostra leggera” di Toponomastica femminile ha accompagnato le letture.

Un’esperienza più che positiva, per la qualità dell’organizzazione e per il livello degli interventi, tutti a opera di relatrici e relatori altamente qualificati, ma soprattutto perché in queste giornate Toponomastica femminile si è sentita, per così dire, a casa propria, respirando un’aria famigliare, quella di chi crede nelle azioni di cittadinanza attiva e nell’apporto positivo che può venire, per la costruzione di una società migliore, dalle giovani generazioni e dalle donne.

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Articolo di Loretta Junk

qvFhs-fCGià docente di lettere nei licei, fa parte del “Comitato dei lettori” del Premio letterario Italo Calvino ed è referente di Toponomastica femminile per il Piemonte. Nel 2014 ha organizzato il III Convegno di Toponomastica femminile. curandone gli atti. Ha collaborato alla stesura di Le Mille. I primati delle donne e scritto per diverse testate (L’Indice dei libri del mese, Noi Donne, Dol’s ecc.).

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