Nel grande vuoto

Interessante romanzo di esordio di un giovane e promettente scrittore, Nel grande vuoto ha concorso nel 2018 al Premio Calvino, è giunto in finale e si è assicurato la menzione speciale della giuria. Recentemente è stato pubblicato da Mondadori.

L’autore, Adil Bellafqih, è nato a Sassuolo, nel Modenese, e dopo un triennio universitario concluso con un lavoro su Stephen King si è laureato in Filosofia a Parma con una tesi sulla pulsione creativa, ispirata a Nietzsche e a Jung. In effetti sia la lezione del maestro americano dell’horror, sia quella dello psicanalista svizzero sono presenti nel romanzo, dove le tracce degli studi filosofici si fondono con quelle lasciate dalle letture hard boiled (Chandler, soprattutto, rivisitato con ironia) e da una composita cultura pop costruita attraverso i manga giapponesi e le serie televisive di fantascienza come Black Mirror.

È un thriller ambientato in un mondo distopico collocato in un indefinito futuro, dopo che un evento traumatico – il Crollo – ha posto fine a una civiltà precedente che ha tutti i connotati della nostra. Quello che l’ha sostituita è un mondo da incubo, in cui una Realtà Aumentata ha preso il posto della realtà e ognuno vive costantemente collegato a un sistema unico e centralizzato, l’Aion. Tutto vi è registrato ed è a disposizione, ma la sovrabbondanza delle informazioni rende praticamente impossibile trovare ciò che si cerca. Anzi, nessuno più si impegna a farlo, perché sono le informazioni che raggiungono l’utenza, sparate direttamente nei cervelli “con la forza di una slavina”. La realtà virtuale è talmente perfezionata che le persone non si mostrano nella loro realtà ma scelgono un avatar attraverso il quale interagire con l’esterno, e una “stanza” virtuale personalizzata per gli incontri con gli altri esseri umani, o meglio con le loro parvenze. Naturalmente tutto ciò è a pagamento, e gli avatar migliori costano una quantità di bitcoin irraggiungibile per la massa, il cui sogno è di arrivare in Tendenza: c’è gente disposta a qualsiasi cosa pur di riuscirci, anche solo per poco tempo, perché è molto difficile rimanerci a lungo.

Il protagonista, Eckart, è un debunker, un cacciatore di bufale, mestiere ormai indispensabile perché è diventato impossibile distinguere le notizie vere da quelle false. Eckart nasconde umane fragilità dietro un avatar che ha i modi spicci e la faccia da duro di Humphrey Bogart; la sua particolarità, che si guarda bene dal rivelare – teme che dipenda da un difetto della sua connessione – è di poter vedere la “realtà reale” oltre a quella fasulla. La vicenda prende l’avvio quando nel suo ufficio virtuale sottomarino si presenta, vestita di rosso, l’affascinante e misteriosa Eva per chiedergli di scoprire chi ha ucciso suo figlio. L’indagine di Eckart, affiancato dall’efficiente segretaria Molly (che in realtà è un sistema operativo) approderà, dopo una serie di colpi di scena, a una verità naturalmente inaspettata… o quasi.

Nel finale sembra di vedere qualche smagliatura: insieme ai fili annodati in modo poco convincente, una somiglianza eccessiva a certa filmografia d’azione d’oltre Atlantico e forse un po’ di fretta, come se lo stesso autore volesse sbrigarsi a pagar pedaggio alle esigenze del genere scelto. Un po’ spiace, perché la storia è avvincente, i personaggi credibili e ben costruiti, e chi legge può facilmente cogliere in filigrana la volontà di parlare, attraverso la distopia, del mondo in cui viviamo: della difficoltà di essere sé stessi, del bisogno ossessivo di apparire mostrandosi diversi da ciò che si è e celando dietro una maschera solitudine, infelicità, paure; dell’abuso di psicofarmaci e droghe; del pericolo incombente di creare spaventose invivibili megalopoli senza passato né futuro, circondate da un deserto irriconoscibile.

Il libro è rivolto a lettrici e lettori adulti, ma è indicato anche per un pubblico giovane, che può essere particolarmente sensibile alle tematiche che vi sono trattate; non a caso la prima presentazione del romanzo, appena uscito, è avvenuta in un liceo torinese, e si è rivelata un’esperienza molto positiva.

Adil Bellafqih, Nel grande vuoto, 2019, Milano, Mondadori

pp. 272, € 18

Articolo di Loretta Junck

qvFhs-fCGià docente di lettere nei licei, fa parte del “Comitato dei lettori” del Premio letterario Italo Calvino ed è referente di Toponomastica femminile per il Piemonte. Nell’autunno del 2014 ha organizzato a Torino il III Convegno di Toponomastica femminile, curandone gli atti. Ha collaborato alla stesura di Le Mille. I primati delle donne e scritto per diverse testate (L’Indice dei libri del mese, Noi Donne, Dol’s ecc.).

 

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