Teodora, storia di un’attrice che diventa imperatrice

È meglio morire da imperatore che vivere come nessuno. Pronunciata in uno dei momenti più drammatici del regno del suo uomo, l’imperatore romano Giustiniano, questa frase potrebbe riassumere la sua vita.
Ma andiamo con ordine e proviamo a raccontare la storia di un’attrice che diventò l’imperatrice della grande Costantinopoli del VI secolo d.C.
Teodora nacque a Cipro nel 497 da una famiglia umile: il padre faceva il domatore di orsi. Ancora molto giovane si impegnò nell’attività di attrice e di mima che le diede una discreta fama, ma la conversione al cristianesimo mutò radicalmente la sua condotta di vita tanto da spingerla ad abbandonare una promettente carriera artistica per mantenersi mediante la lavorazione dei tessuti al telaio.
Quando Giustiniano la incontrò, lui aveva superato i quarant’anni e lei ne aveva appena venti: fu un colpo di fulmine che spinse addirittura il futuro imperatore a fare pressioni sullo zio, Giustino I, affinché facesse approvare una legge che consentisse a dignitari e senatori di sposare donne di umili origini, una legge ad hoc per unirsi alla donna di cui si era innamorato. Un legame unico e straordinario che portò Giustiniano a sostenere che l’amore reciproco è la base del matrimonio e che la dote non è necessaria. Teodora non fu per lui solo una moglie, ma un’imperatrice insignita del titolo di Augusta, la sua più importante collaboratrice e consigliera. Procopio di Cesarea, storiografo di corte che scrisse varie opere sul regno di Giustiniano, sosteneva che “nella vita non fecero nulla che non fosse insieme”. E non è difficile crederlo soprattutto scorrendo le pagine della più importante impresa di cui Giustiniano si rese protagonista: il Corpus Iuris Civilis.
Questa raccolta di tutte le leggi romane da Adriano a Giustiniano è ritenuta l’opera più conosciuta al mondo dopo la Bibbia e Teodora esercitò un influsso fondamentale sul marito per introdurvi importanti novità legate alla condizione femminile. Le antiche leggi romane, che regolamentavano il matrimonio, ad esempio, stabilivano che la sposa portasse allo sposo una dote e che potesse ricevere dal marito dei doni; Teodora fece pressioni affinché quella dote e quei doni, in caso di vedovanza o divorzio, rimanessero di proprietà della moglie. Ho scritto in caso di divorzio perché sempre lei, l’Augusta moglie di Giustiniano, contribuì all’introduzione nelle Novellae, la quarta parte del Corpus Iuris Civilis, di norme a favore delle donne fra cui: il riconoscimento del diritto di proprietà della moglie sulla quarta parte del patrimonio del marito, la legge sul divorzio, la legge sull’adulterio, che puniva con pene affini quello maschile e quello femminile, e provvedimenti a sostegno di quelle che Teodora definiva “donne perdute”, cioè prostitute senza nessuna opportunità.
La forza, la determinazione e il coraggio dell’imperatrice emersero in molte altre situazioni, ma forse quella più famosa e avvincente è quella che riguarda la rivolta di Nika. L’11 gennaio del 532 presso l’ippodromo di Costantinopoli una folla festante ed esaltata tifa parteggiando per una delle due fazioni in cui era divisa la popolazione della città all’epoca, i Verdi e gli Azzurri, a un certo punto l’agonismo sportivo degenera in aperta rivolta contro l’imperatore responsabile di una svolta accentratrice e di un inasprimento fiscale che avevano determinato un profondo malcontento. Giustiniano ha paura: chiuso nel suo palazzo pensa a come organizzare la fuga; Teodora lo ferma, lo rimprovera e gli dice la frase con cui si apre questo articolo, ma capisce che il marito è bloccato dal panico e prende fra le sue mani le redini dell’impero: affida al capitano degli Illiri e al generale Belisario il compito di reprimere la rivolta e impartisce l’ordine di massacrare i 30.000 ribelli come monito per le eventuali e future ribellioni.
Il ruolo politico centrale di Teodora è ben rappresentato dal punto di vista artistico dal famoso mosaico che si trova all’interno della basilica di San Vitale a Ravenna dove l’Augusta imperatrice è collocata in posizione centrale a fianco del marito a dimostrazione di una totale parità nell’esercizio del potere. Abbiamo solo quell’immagine d’epoca di Teodora, probabilmente altre furono eliminate a seguito della svolta iconoclasta della prima metà del 700 d.C., ma nel corso dei secoli la giovane imperatrice ispirò altri artisti come il fumettista Milo Manara (immagine successiva) che la include tra i personaggi del suo Il pittore e la modella, una sorta di personale viaggio nella storia dell’arte in cui si attribuisce molta importanza al rapporto che lega pittore e modella; un esperimento originale e sui generis che porta a rappresentare Teodora in chiave sensuale ed erotica.

Non solo arte, ma anche moda. La collezione Pre-Fall 2010/2011 realizzata per Chanel dallo stilista Karl Lagerfeld ha come protagonista indiscussa l’arte musiva bizantina (immagine successiva), ma anche e soprattutto l’imperatrice Teodora, che presenta con la stilista Coco Chanel importanti analogie: entrambe venivano dal nulla – Coco era figlia di un venditore ambulante e crebbe in un orfanotrofio – ma conobbero un’ascesa inarrestabile, determinate a ottenere un futuro che fosse alla loro altezza. Ciò che più di tutto però le unisce è lo stile unico, inconfondibile e anticonformista che fu la chiave del loro successo, ma non le risparmiò dagli strali dei calunniatori.

collezione moda -karl-lagerfeld.jpg

Il principale detrattore di Teodora fu proprio quel Procopio di Cesarea che aveva glorificato le imprese di Giustiniano prima nella Storia delle guerre, narrazione ricca di aneddoti delle imprese belliche giustinianee, e poi nello scritto Degli edifici, elenco encomiastico delle chiese, delle fortificazioni e delle grandi opere realizzate dall’imperatore. Inizialmente molto vicino a Giustiniano, venne poi allontanato da corte, anche se non si conoscono con certezza le cause e probabilmente decise di vendicarsi con la Storia segreta. In questo libello rimasto incompiuto, lo storiografo di corte rinnegato decise di gettare infamia innanzitutto sull’imperatrice che viene definita “attrice di talento” dove con il sostantivo attrice si riferiva a una professione ritenuta allora infamante e associabile alla prostituzione. Inoltre si facevano sottili allusioni alle perverse abitudini sessuali di Teodora collegandole alla sua forza, determinazione e intelligenza e contribuendo a creare lo stereotipo della donna arguta, sagace e intellettualmente dotata, ma anche lasciva e moralmente deprecabile. Nonostante i tentativi di riabilitarne la memoria, nel 1981 Guccini, nella sua canzone Bisanzio, la definisce ancora la “puttana” sposa di un imperatore.
Morì nel 548 di uno dei primi casi documentati di cancro e Giustiniano fece costruire uno splendido mausoleo nella Chiesa dei Santi Apostoli di Costantinopoli per quella donna con cui aveva condiviso la vita e il regno e che si era battuta per riscattare la dignità di tutte le donne, soprattutto quelle più sfortunate, credendo che ognuna meritasse un futuro che fosse alla loro altezza.

Roma, Ravenna e Rimini le hanno dedicato una loro strada.

Teodora_Capasso- formato 310x600.jpg
Roma, foto di Livia Capasso

 

Articolo di Alice Vergnaghi

Lh5VNEop (1)Docente di Lettere presso il Liceo Artistico Callisto Piazza di Lodi. Si occupata di storia di genere fin dagli studi universitari presso l’Università degli Studi di Pavia. Ha pubblicato il volume La condizione femminile e minorile nel Lodigiano durante il XX secolo e vari articoli su riviste specializzate.

 

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...