A Milano da Anna Maria

Oggi sono a Milano e l’emozione di incontrare una delle donne che più ha determinato le conquiste femministe del primo Novecento è indescrivibile: sto andando in centro, verso casa di Anna Maria Mozzoni.
Mi accoglie nel suo bell’appartamento e rimango intimorita dall’elegante arredamento antico, che ai miei occhi rende quella casa più simile a un affascinante museo che a un’abitazione.
Forse notando la mia timidezza, mi versa del caffè caldo in una stupenda tazzina di porcellana.
“Sembra un museo, eh?! Tutte queste cose sono eredità di famiglia, all’inizio mettevano in soggezione anche me!”
“Sono bellissime, signora! Sembrano avere un valore inestimabile…”
“Inestimabile è un’esagerazione, ma sì, a casa mia non se la passavano affatto male, se è questo che intende… Diciamo, però, che non sempre ho condiviso le scelte di investimento dei miei.”
“A che si riferisce?”
“L’esempio più lampante riguarda la mia educazione. Nonostante avessimo origini nobili, i miei genitori hanno deciso di non investire un centesimo sulla mia istruzione. Hanno preferito mandarmi in un collegio femminile, così da risparmiare i soldi per pagare gli studi ai miei fratelli. “Magari erano più bravi”, penserà lei, ma no, le assicuro, il loro merito era di esser nati maschi.”
“E lì ha capito cosa implicava nascere donna?”
“Ho cominciato a riflettere molto… Ho capito che a me quel mondo lì non andava bene. Allora, finito il collegio, sono tornata a casa con idee tutte contrarie a quelle che si professavano e ho ricominciato a studiare da sola. Mi rifugiai nella biblioteca di famiglia, convinta che una donna esclusa dal sapere sarebbe stata una donna esclusa dal potere.”
“E come nacque il suo primo libro?”
La donna e i rapporti sociali nasce dalla consapevolezza che nell’Italia dell’Ottocento essere donna significava non aver accesso al mondo del lavoro e al mondo dell’istruzione e dipendere, sotto ogni punto di vista, dalla volontà della propria famiglia e poi del proprio marito.”
“Questo libro lo scrisse nel 1864, il diritto di voto l’abbiamo conquistato più di 80 anni dopo. Perché?”
“Io avevo concluso il mio lavoro con delle richieste specifiche, articolate in 18 punti, tra cui rientrava anche il diritto al voto amministrativo, come primo passo verso i pieni diritti elettorali. Ti dico la verità, io stessa ero convinta che, dopo una storia di continua oppressione, la maggior parte delle donne non avesse ancora piena maturità politica per esercitare il diritto di voto, per questo, a mio giudizio, era il caso di cominciare a piccoli passi. Dopo qualche decennio, all’inizio del Novecento, il clima generale mi sembrava più aperto, il resto del mondo aveva cominciato a muoversi e aveva ottenuto i primi diritti, le donne italiane avevano sicuramente più consapevolezza. Purtroppo, le due guerre e il fascismo hanno stroncato tutto e si è dovuto aspettare il ’46, ma meglio tardi che mai, no?”
“Sicuramente! Lei aveva anche una visione del lavoro femminile piuttosto avanzata per i suoi tempi. Per cosa si batteva?”
“Quando sono nata io e, purtroppo, anche per il secolo successivo, si riteneva più che naturale pensare alla donna come angelo del focolare. Erano stati sessualizzati gli spazi e naturalizzati i ruoli, per cui l’uomo doveva vivere la città e occuparsi della vita pubblica e la donna occuparsi della casa e dei bambini.
Io di naturale in questo non ci vedo proprio nulla! Pertanto mi sono battuta tutta la vita per il diritto al lavoro, sia per l’accesso alle professioni sia per la parità salariale, unendomi alle battaglie di Anna Kuliscioff, pur non condividendo la sua posizione sulle leggi di tutela che, a mio parere, rischiavano di marginalizzare ulteriormente le donne. Insomma, la questione è una: la donna dovrebbe essere libera di scegliersi il lavoro che più le si addice, svolgerlo in condizione di parità, essere protetta dai ricatti dei datori il lavoro, associarsi e organizzarsi per difendere i propri diritti.”
Che aggiungere? Mi basterebbe un terzo della determinazione che vedo nel suo sguardo per poter mangiare il mondo. Non posso far altro che ringraziarla, perché se ho la libertà di essere la donna che sono è anche grazie a lei.

 

Articolo di Emma De Pasquale

1ZjisCuMEmma de Pasquale è nata a Roma nel 1997 ed è attualmente laureanda in Lettere Moderne all’Università La Sapienza di Roma. Ha interesse per il giornalismo e l’editoria, soprattutto se volti a mettere in evidenza le criticità dei nostri tempi in un’ottica di genere.

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