Galla Placidia e il sogno di un impero inclusivo

È una strada lastricata, che costeggia il mausoleo che porta il suo nome, quella che la città di Ravenna le ha dedicato; città che deve a lei l’onore di essere diventata nel 402 d.C. la capitale di quell’Impero Romano d’Occidente che stava ormai languendo e di lì a poco sarebbe caduto sotto i colpi dei popoli germanici che premevano ai confini.
Lei è Galla Placidia e la sua storia è quella dell’ultima grande imperatrice dell’Impero Romano d’Occidente.

FOTO 1. Ravenna.GallaPlacidiamosaico.jpg

Nata nel 390 d.C. a Costantinopoli, in lei scorreva il sangue di due dinastie imperiali: quella teodosiana, il padre Teodosio I aveva quarant’anni quando lei nacque, e quella valentiniana, la madre Galla, di più di venticinque anni più giovane del marito, era la figlia dell’imperatore Valentiniano I. Galla Placidia fu subito insignita del titolo di nobilissima che le garantiva autonomia finanziaria e pari dignità rispetto ai fratellastri, Onorio e Arcadio, che, alla morte del padre, sarebbero diventati rispettivamente imperatori d’Occidente e d’Oriente.
Ancora bambina, la principessa romana seguì il padre in Italia dove ricevette un’educazione classica grazie alla cugina Serena, moglie di quel Stilicone, generale barbaro, a cui Teodosio affidò il figlio Onorio vista l’inettitudine di quest’ultimo alla gestione del potere. Dopo la morte del padre, avvenuta a Milano nel 395 d.C. alla presenza del vescovo Ambrogio a cui la leggenda vuole che Teodosio avesse affidato i propri figli, Galla Placidia si stabilì a Roma dove fu protagonista di un evento storico che cambiò radicalmente la sua vita, ma anche il destino dell’Impero: il sacco di Roma da parte del re visigoto Alarico che la rapì portandola con sé verso il sud della Penisola; lei aveva appena compiuto diciotto anni.

Ritratto_Galla_Placidia.jpg
Ritratto di Galla Placidia

Il successore di Alarico, Ataulfo, si innamorò di lei: le cronache dell’epoca sostengono che lui subisse il forte temperamento della giovane principessa romana e si sentisse inferiore dal punto di vista culturale. Nel 414 d.C. Galla Placidia, principessa romana e figlia di un imperatore, sposò il re visigoto Ataulfo dal quale ebbe un figlio che chiamò Teodosio, in onore del padre, ma soprattutto perché nutriva l’ambizione di vederlo sul trono d’Occidente vista l’ormai conclamata impotenza del fratello Onorio. I suoi progetti vennero però disattesi dalla morte naturale del bambino e poi dell’uccisione del marito a seguito di una congiura di palazzo. I successori di Ataulfo furono molto crudeli con quell’ambiziosa principessa romana che non si piegava di fronte a nulla: re Sigerico per umiliarla la fece marciare davanti al suo cavallo e re Walla la restituì ai Romani dietro pagamento di un cospicuo riscatto.
Rientrata a Roma, le venne imposto il matrimonio con un generale romano valoroso, ma rozzo e violento che sarebbe diventato imperatore alla morte di Onorio con il nome di Costanzo III. Galla Placidia si oppose fermamente a quest’unione, ma alla fine fu costretta a cedere, però non si abbatté, non era nella sua indole, e puntò tutto sulla discendenza della dinastia di cui si considerava l’ultima degna rappresentante. Ebbe due figli, Giusta Grata e Valentiniano III che nel 423 d.C. divenne imperatore d’Occidente. Essendo ancora minorenne, a Galla Placidia venne affidato il compito di reggere le sorti dell’impero, compito che assolse di fatto fino alla morte avvenuta nel 450 perché il figlio, diventato maggiorenne, non mostrava nessuna attitudine al comando e per questo la madre cercò di guidarlo, condizionandone enormemente l’operato. Oltre ai limiti del figlio, l’imperatrice dovette fare i conti con altri tre problemi: le invasioni dei popoli germanici, i difficili rapporti con l’impero d’Oriente e le eresie religiose visto che lei era una fervente cristiana. Citando Machiavelli, potremo dire che Galla Placidia mostrò di essere volpe e leone unendo abilità diplomatica con capacità di intrigare e crudeltà nei confronti di quelli che sempre lo stesso Machiavelli definiva “lupi”, cioè i nemici del potere del principe.
Oltre a mantenere buoni rapporti con il nipote Teodosio II, imperatore d’Oriente, Galla Placidia condivise con lui ed estese in tutti i territori dell’impero occidentale il Codice Teodosiano, una raccolta organica delle leggi romane da Costantino a Teodosio II. L’importanza politica dell’ultima grande imperatrice romana, però, è legata a una sua illuminante intuizione: per evitare che la parte occidentale dell’impero cadesse nelle mani dei popoli germanici, era necessaria una politica inclusiva che per Galla Placidia poteva essere perseguita attraverso matrimoni misti, come quello di cui lei stessa era stata protagonista, in grado di unire i vertici romani a quelli germanici e perciò si prodigò in questo senso senza però riuscire a portare a termine questo progetto.
Fu anche una munifica committente artistica attiva soprattutto nell’edificazione di chiese, ma ciò che la rende famosa in tutto il mondo è sicuramente il mausoleo che si fece costruire a Ravenna. Esternamente l’edificio è molto semplice e modesto, ma la decorazione musiva interna è veramente straordinaria ed è resa ancora più splendente grazie alla luce dorata che filtra attraverso le finestre di alabastro. L’atmosfera magica che si respira all’interno di questo mausoleo, dove Galla Placidia non venne mai sepolta, è legata alle innumerevoli stelle della cupola che hanno per secoli colpito la sensibilità dei visitatori e delle visitatrici; fra loro Cole Porter che, in viaggio di nozze a Ravenna, secondo alcuni sarebbe stato condizionato proprio dalla cupola stellata di Galla Placidia per la composizione della sua bellissima Night and Day.

 

Articolo di Alice Vergnaghi

Lh5VNEop (1)Docente di Lettere presso il Liceo Artistico Callisto Piazza di Lodi. Si occupata di storia di genere fin dagli studi universitari presso l’Università degli Studi di Pavia. Ha pubblicato il volume La condizione femminile e minorile nel Lodigiano durante il XX secolo e vari articoli su riviste specializzate.

 

 

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