Festa della musica. Incontro di nuove musiche con l’Orchestra di Piazza Vittorio

Nel 1982 il Ministero della Cultura francese decise di festeggiare la musica e regalarla alla cittadinanza nel giorno del solstizio d’estate, il 21 giugno. Furono invitati musicisti di diversi generi musicali a suonare per le strade delle città con il progetto sociale di rendere visibile a tutti la bellezza e la gioia della musica, suonata sia da dilettanti che da professionisti. Solo dopo alcuni anni, nel 1995, la festa si allargò ad altre città europee, tra cui Roma. In Italia è promossa dal Ministero per i beni culturali e organizzata dall’Associazione Italiana per la promozione della Festa della Musica, che oggi conta la partecipazione di 602 città italiane e più di 8.000 artisti e artiste iscritti. Quest’anno si terrà un grande concerto simbolico nella città di Matera, Capitale europea della cultura, ma contemporaneamente molti prestigiosi cantautori e cantautrici, gruppi musicali si esibiranno in diversi luoghi della città, tra i quali, alle ore 21.00 si esibirà l’Orchestra di Piazza Vittorio. Tengo a soffermarmi sulla sua storia, della quale ho pubblicato molti saggi1  e raccolto le storie di vita dei musicisti. Si tratta della prima orchestra multietnica italiana ispirata ad un progetto sociale e politico. L’Orchestra nacque nel 2002 da un’idea di Mario Tronco, con sede a Roma, in un quartiere centrale e multietnico della città: l’Esquilino, ben noto per le sue trasformazioni demografiche: da quartiere tipicamente romano, è divenuto luogo di residenza abitativa e commerciale di immigrati (oggi soprattutto cinesi, poi coreani, bengalesi ed egiziani); dando vita a una grande comunità di stranieri, al suo interno molto eterogenea.

L’orchestra era composta stabilmente da sedici musicisti, ma oggi l’ensemble varia a seconda del tipo di repertorio e con una maggior presenza di musiciste: le violoncelliste Eszter Nagypal e Kyung Mi Lee, la violinista Gaia Orsoni, le cantanti Petra Magoni, Mama Marjas, Hersi Matmuja, Simona Boo, Maria Laura Martorana, Sylvie Lewis. Alcuni musicisti e musiciste nel 2002 vivevano già da tempo a Roma adattandosi per necessità a differenti lavori, lontani dalla propria professione musicale. Si tratta di musicisti e musiciste professionisti – a volte anche da generazioni famigliari – provenienti da diversi Paesi del mondo: India, Romania, Nord Africa, Sud Africa, Cuba, Brasile, Ecuador.

Mario Tronco aprì delle vere e proprie audizioni, con l’intenzione di selezionare solo musicisti e musiciste esperti, di talento, e capaci di rideclinare la propria musica in un ensemble così eterogeneo, perché a loro spettava il compito di diffondere una nuova immagine dell’immigrato, ossia quella di un serio professionista in grado di entrare in relazione costruttiva con altri stranieri e con i/le residenti autoctoni/e. L’orchestra è l’unione di generi musicali diversi: se uno di loro canta una sua canzone, tutti gli altri improvvisano o lavorano per giorni e giorni a come adattare le proprie musiche e strumenti a quelle note.

L’orchestra iniziò a suonare anche grazie all’appoggio e alla cooperazione con  l’associazione di quartiere Apollo 11 fondata per rivalutare il quartiere Esquilino, con l’intento di una pacifica e attiva convivenza con le diverse culture presenti sul territorio. Grazie alle pressanti richieste di cui si è fatta promotrice al Comune di Roma, sono stati avviati e conclusi lavori di restauro di siti archeologici del quartiere un tempo abbandonati, del teatro Apollo (sperando potesse divenire sede stabile dell’orchestra)2, di palazzi storicamente importanti, di strade dissestate (per il controllo dell’inquinamento acustico prodotto da mezzi pubblici non conformi a percorrere le piccole strade del rione).

Nel 2015 l’orchestra ha lanciato un nuovo progetto a vocazione sociale, che sembra la naturale evoluzione dell’Opera L’Isola di Legno, il giro del mondo in 80 minuti, dove ognuno di loro racconta le ragioni della propria immigrazione trasformando l’arrivo in Italia, in un vero e proprio percorso formativo: A scuola con L’orchestra di Piazza Vittorio, dove alcuni musicisti incontrano i giovani delle scuole primarie e secondarie, soprattutto in alcuni quartieri periferici di Roma con un’alta presenza di stranieri e straniere, portando le musiche, gli strumenti, le storie dei propri Paesi di origine.

Dal 2010 l’orchestra ha anche lanciato una nuova sfida musicale: la rielaborazione del Il Flauto Magico di W. A. Mozart, nel 2012 la rielaborazione di Carmen di Bizet, nel 2014 la creazione di un Oratorio interreligioso Credo, nel 2017 una dirompente interpretazione e riscrittura del Don Giovanni di W. A. Mozart. Le tournée si moltiplicano in Europa, in importanti teatri e nelle principali piazze di città e paesi.

Nel corso della storia passata e presente sono stati stigmatizzati in una tripla devianza: quella di essere immigrati e immigrate, di esercitare un’arte ancora oggi considerata marginale rispetto ad altre espressioni artistiche3, quella di essere artisti e artiste e dunque per tradizione individui devianti, poco affidabili, o stravaganti nel migliore dei casi. Da quando la funzione del musicista si scinde da quella del poeta, (dall’aedo dei tempi dell’antica Grecia), il musicista fu obbligato ad essere un girovago, ad ingegnarsi per sopravvivere nei momenti più difficili: una condizione tipica del migrante.

Nei primi anni di costituzione dell’Orchestra vi era un esplicito tentativo di costruire una comunità utopica, si trattava di un progetto musicale e politico-sociale. Prevaleva l’entusiasmo, la curiosità musicale verso la diversità, ma anche verso la cultura di origine di ognuno, uniti nella consapevolezza di rappresentare qualcosa di unico, non solo in Italia, ma nel mondo e nel modo di concepire la diversità nel lavoro collaborativo: una complessa socialità. Questa prima fase si è conclusa con promesse elettorali mai mantenute da parte della politica di quegli anni, e dunque la difficoltà di trovare fondi che dessero stabilità e continuità al lavoro dei musicisti e delle musiciste. È iniziata così una seconda fase di sviluppo dell’orchestra, che si basa sull’autonomia economica del singolo professionista che lavora ai progetti musicali e alle tournée dell’orchestra, ma in una vita composita che nel tempo sta sicuramente trasformando, pur se lentamente, l’immaginario collettivo della creazione musicale e del musicista nel suo percorso di immigrazione e integrazione. Proprio in una delle loro ultime creazioni musicali Credo. Oratorio inter religioso l’intenzione dichiarata è quella di promuovere sentimenti di pace universali, presenti in tutte le religioni del mondo, qui di seguito uno dei testi di questa Opera.

Kyrie

Il mio cuore può prendere tutte le forme:

è pasto per le gazzelle,

è monastero per i cristiani,

è tempio per gl’idoli,

è la kaaba del pellegrino,

è la tavola della torà,

è il libro del corano.

Io seguo la religione dell’amore,

qualsiasi sarà il cammino

che rincorreranno i miei cammelli,

quel cammino sarà la mia fede.

(voce di Houcine Ataa , testo di Ibn Arabi, mistico sufi)

Vi invito a scoprire tutti i concerti della Festa della Musica al sito: http://www.festadellamusica.beniculturali.it

Articolo di Milena Gammaitoni

-SSaQ4nAProfessoressa di Sociologia Generale presso l’Università di Roma Tre, l’Università Jagellonica di Cracovia e la Sorbonne Nouvelle di Parigi. Si occupa di questioni relative all’identità, storia e condizione sociale di artiste e artisti, metodologia della ricerca sociale di tipo complementare. Cura e pubblica saggi in libri collettanei, riviste scientifiche e culturali ed è autrice di tre volumi monografici.

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