Editoriale. Un grande ponte con tante navi intorno al mare

Carissime lettrici e carissimi lettori,

con questo numero 17 Vitaminevaganti.com esce in formato lievemente ridotto passando dai 21 articoli che sempre pubblichiamo ai 15 che oggi troverete qui di seguito. Abbiamo fatto questa scelta in modo da facilitare la lettura completa della rivista in un periodo, come questo estivo, dove si tende ad un allontanamento (possiamo dire salutare?) dalle schermate dei computer, dei tablet, dei telefonini che ci accompagnano, costantemente, durante tutto il resto dell’anno sia a casa come, spessissimo, al lavoro e persino nei tragitti casa/lavoro/studio e viceversa. Con la speranza, comunque, che ci continuiate tutte e tutti a leggere, seguire e a stimare, come ci risulta state facendo, i nostri articoli, ci auguriamo anche che ci sia un buon riposante libro ad affiancarsi alla lettura della rivista. Un libro da portare comodamente sotto l’ombrellone, ma io aggiungerei anche altrove, tra una passeggia in montagna e l’altra, un tuffo in piscina, una visita (se ci riesce con questa afa!) in una città d’arte o di nuovo di ritorno a casa dal lavoro, prima o dopo le ferie…

Ma parliamo d’altro, di tempi attuali, di cose successe, molte delle quali rientrano come innesco agli articoli che troverete qui sotto. Una canzone diceva: “Se tutte le ragazze del mondo si dessero la mano allora si farebbe un girotondo intorno al mondo”. E poi la stessa canzone continuava: “E se tutti i ragazzi (aggiungiamo noi, le ragazze, dando alla canzone un connotato paritario e di genere in senso attuale di accessibilità professionale) del mondo volessero una volta diventare marinai (e marinaie), allora si farebbe un grande ponte con tante navi intorno al mare”. Queste parole scritte da Sergio Endrigo nel 1966 (Un girotondo intorno al mondo), anche lui un giorno fuggito come profugo da Istria,  mi sono risuonate nella testa in questi giorni di pena della Sea Watch 3 dalla quale una giovanissima donna tentava un abbraccio col mondo (e la canzone continua infatti: “E se tutta la gente, la gente del mondo si desse la mano allora si farebbe un girotondo intorno al mondo”), con uno spirito di laico ecumenismo che partendo dai giovani e dalle giovani, come lo è la capitana Carola Rackete, riuscisse a scalfire l’indifferenza del mondo in un abbraccio universale. Noi non vogliamo deludere questo sogno, che non può, come tale essere irrealizzabile. Ma l’amarezza si fa grande perché non certo un popolo, ma tante persone e tanti uomini hanno suggerito insulti contro il corpo della giovane Capitana. Si continua un monologo di violenza alimentato da un susseguirsi di atti devianti il dibattito democratico che dovrebbe invece costruirsi intorno al così coinvolgente tema dell’immigrazione. Stupiscono i suggerimenti della parlamentare Meloni che inneggia a un affondamento della nave, stupisce l’inveire con parole sessiste contro chi comanda quella nave, solo perché donna, stupisce la rabbia verso atti, come quello dell’emigrare, cosa che era molto nota a noi un tempo (ma lo facciamo ancora). Come Virgilio nella sua Eneide riflettiamo: “In pochi qui, alle vostre spiagge, arrivammo a nuoto/che razza di uomini è mai questa? / Quale patria permette un uso così barbaro? / Ci negano l’asilo della sabbia, ci fanno guerra, / ci vietano di soggiornare sulla riva/se non avete né rispetto degli uomini, né timore delle armi, sappiate che gli dèi/ricordano ciò che è sacro e ciò che è sacrilego”.

Ma vediamo cosa accadde questa settimana e cosa accade ancora e di quali argomenti trattiamo. Nel nostro Abecedario, dei cliché dei modi di dire (A come amicizia, B come bambola, C come casa, D come danza e via dicendo) siamo arrivate alla lettera Q, come quoziente nel maschile e nel femminile, in una alternativa di luoghi comuni che ingabbiano la donna, il femminile per esempio nel garbo, nella delicatezza, ma anche nell’astuzia, e il maschio nella forza, nella schiettezza dei modi e delle azioni. Ipotesi nettamente spiazzate dalla seconda puntata sulle banditesse sarde. Questa volta si parla di Maria Antonia Serra Sanna, “Sa Reina”, la temuta “regina” nuorese.

L’intervista impossibile darà voce ad Alda Merini, poetessa sofferente che ha provato (ma quanti e quante poetesse e artisti e artiste è toccata la stessa sorte) l’infinito dolore del manicomio che, fino alla legge voluta da Basaglia, annientava e “puniva” ogni diversità eccessiva.

Hanno fatto la storia della musica per i ragazzi e le ragazze del secolo scorso, praticamente nessuna e nessuno escluso. Ma ancora oggi sono amati. Quei giovani e quelle giovani di allora, in macchina o a casa, ascoltano ancora adesso le loro canzoni, con una sorta di religiosa attenzione, mantenuta. Anche tante ragazze e tanti ragazzi di oggi, sarà pure sulla scia dell’innamoramento di padri, madri zie e zii e via dicendo, si ”sintonizzano” sulle loro note, continuando per loro, per la loro musica forte, quasi da essere scambiata per “rock”, la scia di amore e di fans. Era il 12 luglio del 1962 e a Londra in un locale tra i più frequentati della capitale, i Rolling Stones, “le pietre che ruzzolano”, si esibiscono nel loro primo concerto. Sarà l’inizio di un mito , che qui celebriamo con un articolo a loro dedicato. Saranno leggende contrapposte, ma solo sulla scena musicale, ai Beatles con i quali di fatto furono sempre amici.

Si racconta poi qui di un ragazzo annoiato e repulsivo verso la scuola che ritrova sorriso, forza e passione passando attraverso un’esperienza “sul campo”, del fare attivo e stupisce distribuendo cibo, destinato al macero e recuperato, con chi ne ha bisogno, “alla pari”, confondendosi con chi riceve.

Uno spettacolo, a Torino, ha parlato e continuerà a parlare in autunno, al Festival dell’immigrazione, di donne rom e sinti. “Non chiamateci zingare!”: è il grido di dolore che vuole urlare al mondo l’ingiustizia e la segregazione nei luoghi comuni di tutto il popolo rom. Tre atti scritti a quattro mani da due giovanissime ragazze per parlare concretamente di cronaca, strettamente legati alla realtà per sfidare e controbattere senza violenza chi simbolicamente e realmente ha calpestato il pane (ricordate i fatti di Torre Maura a Roma?) raccogliendo in scena il pane e offrendo un esempio di civiltà e giustizia.

Addolcisce tutto una celebrazione importante: il Bacio che si è guadagnato una giornata dedicata, proprio oggi, il 6 luglio. Lo analizzeremo scandagliando usi e costumi in proposito da tutte le parti del pianeta.

Celebreremo insieme anche l’anniversario della pubblicazione del primo racconto sul burattino (in effetti era una marionetta) più famoso del mondo: Pinocchio. Pinocchio il disobbediente, è attuale e universale. Stimolo di crescita e di innovazione quando ci si ritrova a costruirsi, con prove ed errori per arrivare al proprio equilibrio.

Per ricordare l’audacia, la grandezza della sua opera artistica, ma anche di donna forte e meravigliosa festeggiamo qui un altro importante anniversario della nascita che sembra lei stessa, Frida Kalho, la grande pittrice messicana, abbia volutamente spostato in avanti, nel 1910 (tre anni più tardi della sua data effettiva), per farla coincidere con quella della rivoluzione del suo amatissimo Paese. Di lei leggerete più sotto. Noi vogliamo concludere con una frase che la rappresenta e ce ne rimanda l’immagine come da uno di quegli specchi che il padre le aveva montato sul letto per invogliarla a dipingere: “Sono nata con la rivoluzione. Diciamolo. È in quel fuoco che sono nata, pronta all’impeto della rivolta fino al momento di vedere il giorno. Il giorno era cocente. Mi ha infiammato per il resto della mia vita” (Frida Kalho).

Editoriale di Giusi Sammartino

aFQ14hduLaureata in Lingua e letteratura russa, ha insegnato nei licei romani. Collabora con Synergasia onlus, per interpretariato e mediazione linguistica. Come giornalista ha scritto su La Repubblica e su Il Messaggero. Ha scritto L’interpretazione del dolore. Storie di rifugiati e di interpreti; Siamo qui. Storie e successi di donne migranti e curato il numero monografico di “Affari Sociali Internazionali” su I nuovi scenari socio-linguistici in Italia.

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