La scuola lodigiana di fronte alle leggi antiebraiche

«Non necessario? Credo che lei fraintenda il significato della parola…».
«Niente ‘blauschein’ per te…».
«Che vuol dire non necessario? Insegno storia e letteratura. Da quando non è necessario?».
In Schindler’s List – bellissimo film di Steven Spielberg del 1993 – gli ebrei del ghetto di Cracovia dichiarano la propria professione a funzionari delle SS che li dividono in base alla capacità produttiva: coloro che sono in grado di lavorare nelle fabbriche di armi e materiali per l’esercito ricevono la ‘blauschein’, la carta blu, che li accredita come lavoratori necessari. Gli altri, i non necessari, sono inseriti in una lista, caricati su camion e deportati ad Auschwitz.
Questa clip cinematografica (quindici secondi appena) abita in me da venticinque anni. Insegno storia. Non è di storica la mia formazione, ma di filologa: a dispetto di quanti sostengono la separazione tra umanesimo e scienza, accuratezza e rigore mi contraddistinguono. Non è difficile, dunque, per una filologa, divenire storica, con attenzione alle fonti documentarie, con volontà di comprensione e contestualizzazione degli eventi (comprendere, mi ha insegnato Marc Bloch in anni lontani, è la prima qualità dello studioso, della studiosa, di storia), con onestà intellettuale. Umanista scienziata, tento di essere, così come Galileo amava definirsi scienziato umanista.
Le classi di concorso ministeriali mi hanno portato a essere docente di storia (tra italiano e latino e italiano e storia ho scelto senza esitare la seconda opzione); la storia della mia famiglia di origine (mio padre ha attraversato il Novecento e le sue guerre) mi ha portato all’Istituto lodigiano per la storia della Resistenza e dell’età contemporanea (Ilsreco); questo tempo mi ha portato alla convinzione che pensare storicamente – comprendere le cause, stabilire le relazioni, contestualizzare gli eventi, rendere ragione delle conseguenze, progettare il futuro – sia il criterio più alto del pensiero umano; consenta di opporsi con consapevolezza ai disegni di dominio assoluto e di negazione della libertà; significhi conoscere, comprendere, prevenire, esercitando la propria autonomia di giudizio.
Che le ‘mie’ e i ‘miei’ studenti, dunque, siano cittadini e non sudditi, teste pensanti e non esecutori ottusi: questo è il mio fine. Che di meglio, allora, quale migliore occasione dell’80° anniversario dell’infamia delle leggi antiebraiche (le cosiddette Leggi razziali del 1938), per farne giovani storici, giovani storiche? La classe ha ricevuto formazione adeguata: in terza viaggio ‘In treno per la memoria’ ad Auschwitz/Cracovia, in quarta attività sul campo in Masseria a Cisliano (bene confiscato alla criminalità organizzata), in terza e quarta partecipazione attiva agli eventi Ilsreco per il Giorno della Memoria. Sì, la 5°A del liceo “Maffeo Vegio” di Lodi (la mia scuola da trent’anni) è la classe giusta. L’Alternanza Scuola Lavoro offre opportunità: a noi docenti renderle non rituali, trasformarle in occasioni di apprendimento e di crescita. Ho la possibilità di coniugare il mio ruolo di insegnante liceale con il mio impegno civile: perché, si sa, l’insegnante insegna sé stessa, e guidare ragazze e ragazzi nell’avventura di una ricerca di storia del Novecento ‘sul campo’ è entusiasmante. Nonostante l’esame di stato, con il suo portato di novità comunicato ad anno scolastico inoltrato, incomba, tutto si snoda secondo programma: lezioni introduttive di carattere storico e metodologico, divisione in gruppi di lavoro (tentando di scardinare insiemi consolidati per rendere possibili nuove relazioni), individuazione di attività e approfondimenti praticabili per tutte e tutti gli studenti. I documenti – custoditi con cura nell’archivio storico del liceo lodigiano “Pietro Verri” – rappresentano un insieme consistente, che tuttavia richiede di essere analizzato e comparato in modo unitario e coerente; due ambiti, dunque: quello relativo alla questione della ‘razza’ e quello che afferisce alla propaganda fascista; a questi si aggiungono i necessari elementi di contesto (le ragioni dell’assenza di una comunità ebraica a Lodi e la prova generale, riuscitissima, rappresentata dalla legislazione razzista applicata in Africa Orientale Italiana); il censimento del “Bollettino Ufficiale”, la pubblicazione del Ministero dell’Educazione Nazionale che dà conto alle scuole italiane di leggi, regolamenti e altre disposizioni generali; la ricognizione sulla stampa locale (Il Cittadino, settimanale dei cattolici lodigiani, e Il Popolo di Lodi, settimanale del fascio lodigiano di combattimento).
Il cuore della ricerca è comunque la documentazione d’epoca conservata negli archivi di due istituzioni scolastiche storiche della città di Lodi: l’allora Istituto magistrale “Maffeo Vegio” e il Liceo classico “Pietro Verri”. Dal primo è emersa la raccolta del “Bollettino Ufficiale”, ove sono contenuti i testi dei provvedimenti normativi con valore nazionale, le raccomandazioni e i discorsi del ministro Giuseppe Bottai in occasione di eventi istituzionali, le circolari ministeriali diramate ai Regi Provveditorati agli studi: un quadro di riferimento generale che restituisce un ritratto particolareggiato della scuola del 1938. Dal secondo invece, come si è detto, le circolari applicative del Regio Provveditore agli studi di Milano, Carlo Balestri, e alcune delle risposte date dal Preside del Regio Liceo-Ginnasio, Renato Freschi, tutte accuratamente ordinate e ben conservate. Colpisce (e colpisce le ragazze e i ragazzi, fino a provocarne lo sgomento) l’insistenza, l’iterazione quasi ossessiva del Regio Provveditore, la volontà di dimostrare la propria solerzia e il proprio zelo a proposito di un tema ritenuto di vitale importanza per la scuola fascista: tra l’agosto 1938 e il luglio 1940 (due anni!) si contano, infatti, ben trentotto circolari che hanno per oggetto questioni relative alla cosiddetta ‘razza’ ebraica. Altro tema fondante, quello della propaganda: abolizione del ‘lei’ e obbligo di usare il ‘voi’, pubblicazioni fasciste, tesseramento nella Gioventù Italiana del Littorio, controllo delle presenze degli studenti alle adunate e alle manifestazioni di regime sono oggetto di sedici circolari tra il gennaio 1938 e il maggio 1940.
La storia nazionale si è così riflessa nella storia locale, nelle vicende lette in filigrana attraverso circolari e articoli individuati e censiti con accuratezza e rigore (di giovani che apprendono “il mestiere di storico”, o di storica), a costituire regesti che potranno essere base di partenza per altri studi, altri approfondimenti.
Infine, il 16 maggio, la presentazione del Quaderno Ilsreco n. 33. Sì, perché l’Istituto lodigiano per la storia della Resistenza e dell’età contemporanea ha deciso di dare alle stampe i contributi delle e degli studenti, revisionati e integrati dal collega Ivano Mariconti e da me: c’è chi ha lavorato meglio e chi peggio, è evidente, chi ha sviluppato intuizioni vivaci e chi ha mantenuto profili prudenti, ma tutte e tutti hanno operato con serietà, impegno, passione, come riferiscono con compiaciuto stupore colleghi e colleghe che hanno messo a disposizione le proprie ore scolastiche per rendere possibile l’attività.
Una presentazione partecipata da studenti, docenti, le dirigenti scolastiche di “Vegio” e “Verri”, cittadine e cittadini: ospiti d’onore i coniugi Carolina Delburgo e Lucio Pardo, con il loro figlio David. Lucio a sua volta è il primogenito di Iris Volli e Ferruccio Pardo, preside che nel 1938 fu rimosso dall’incarico in quanto appartenente alla cosiddetta ‘razza ebraica’ e che successivamente, dal 1957 al 1960, fu a capo dell’allora Istituto magistrale di Lodi. È il “cameo” che ho riservato per me all’interno del volume, ricostruendo la vicenda lodigiana (e non solo) di questo uomo fuori dal comune, straordinariamente tenace, attento e rigoroso, che conseguì la laurea in matematica e in filosofia. Scienziato umanista, dunque, lui pure.

Articolo di Laura Coci

y6Q-f3bL.jpegFino a metà della vita è stata filologa e studiosa del romanzo del Seicento veneziano. Negli anni della lunga guerra balcanica, ha promosso azioni di sostegno alla società civile e di accoglienza di rifugiati e minori. Insegna letteratura italiana e storia ed è presidente dell’Istituto lodigiano per la storia della Resistenza e dell’età contemporanea.

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