“Sa bandida” nella faida di Orgosolo. Paska Devaddis

Paska, malata da sempre e ormai consapevole della fine, fra il 5 e il 6 novembre 1913 si fa portare dal fidanzato Michele Manca e da altri quattro compagni nella grotta “de sa funtana de Ananìa”, nel Supramonte, dove si racconta venissero a bere i due santi Egidio e Ananìa. Dopo la morte, viene trasportata a casa coperta dal lenzuolo ricamato che teneva sempre con sé, su una lettiga improvvisata. Ritorna così nel luogo da cui era partita. Vestita a festa, viene deposta sul tappeto funebre; il giorno seguente, il medico può solo constatare che la giovane ricercata è morta di tisi, a soli 25 anni, nella propria abitazione. Il maresciallo dei carabinieri provvede a far effettuare l’autopsia nel cimitero di Orgosolo da due medici di fiducia i quali annotano la sua altezza (m. 1,60) e il precoce invecchiamento del suo corpo a causa della malattia, ma verificano anche la sua intatta verginità.
Ma chi è Paska (Pasqua) e perché è una latitante? Cosa è accaduto nell’Oristanese perché una ragazza si sia data alla macchia, nonostante le precarie condizioni di salute?
Tutto risale alla faida (la più grande della storia sarda, così afferma lo studioso Franco Fresi) iniziata ufficialmente il 3 aprile 1905 (oppure il 4 giugno 1907, le fonti sono discordanti), quando nel Campidano un certo Egidio Podda uccide Carmine Corraine, e conclusa il 25 giugno 1917 con un processo che vide assolti tutti, proprio nel momento culminante della Prima guerra mondiale. In realtà le origini furono precedenti e dovute a questioni di denaro: un vero tesoro sarebbe infatti scomparso alla morte di Diego Moro, un ricco proprietario, e ciò aveva scatenato odi e vendette fra gli eredi. Alla morte del Corraine i familiari riuscirono a rintracciare il colpevole e a consegnarlo alla giustizia, ma il tribunale lo assolse per “legittima difesa” (anche se tutti sapevano che la vittima era disarmata). Dopo il fallimento della legalità si passò dunque alla vendetta e alla “disamistade” fra le famiglie in campo: i Cossu, i Corraine, i Succu, i Moro, i Devaddis. Nel 1912 i Corraine, pur essendo possidenti e benestanti, dovettero darsi alla latitanza, diventando di fatto banditi sanguinari. Il 6 giugno 1913 vennero arrestati i loro parenti rimasti a casa e in pochi giorni ci furono sei omicidi, tre per parte. Paska sembra fosse del tutto estranea a queste vicende, ma ebbe la sventura di venire accusata da una testimone e di essere stata vista nei pressi dell’abitazione di un ucciso, così preferì la fuga e lasciò per sempre la sua vita tranquilla di ragazza onorata. D’altra parte la sua famiglia aveva già pagato con il sangue ed era coinvolta nella faida: un fratello (Battista) era stato accusato di omicidio e condannato a 18 anni, un altro (Francesco), incensurato e non ricercato, era stato ucciso in un conflitto a fuoco in cui si sospettò fortemente una messa in scena della famiglia Cossu. Il padre Giuseppe aveva tentato di far valere le sue ragioni, ma gli imputati erano stati assolti; in compenso lui stesso, anziano e malato, era stato a sua volta arrestato. Così Paska si trovava a vivere una situazione di sofferenza e di rancore verso la giustizia, che la sua salute malferma non placava.
Vivere nel Supramonte significava affrontare disagi immensi: freddo, fatiche, soffrire fame e sete, correre continui rischi e condividere l’esistenza con uomini duri e spietati. Poteva capitare di imbattersi in qualche pattuglia di militari, ma si racconta che Paska, pur non essendo di indole violenta, sapesse difendersi con lo schioppo. Sembra anche che non abbia mai condotto una azione illecita e che il suo ricordo confonda il reale con l’immaginario. Se sia stata una povera vittima di eventi più grandi di lei o una coraggiosa combattente non è dato sapere. Certo è che il suo nome ancora ispira leggende e persino l’alta moda, grazie allo stilista Antonio Marras che le ha dedicato la collezione autunno-inverno 2010-2011, con tessuti rustici e preziosi, con pellicce di montone, con colori e richiami agli abiti tradizionali sardi.

 

Articolo di Laura Candiani

oON31UKhEx insegnante di Materie letterarie, dal 2012 collabora con Toponomastica femminile di cui è referente per la provincia di Pistoia. Scrive articoli e biografie, cura mostre e pubblicazioni, interviene in convegni. È fra le autrici del volume e Mille. I primati delle donne. Ha scritto due guide al femminile dedicate al suo territorio: una sul capoluogo, l’altra intitolata La Valdinievole. Tracce, storie e percorsi di donne.

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