S come scooter

La tendenza a delegittimare ciò che è femminile e a porlo in posizione subordinata non si avvale solo di leggi o di regolamenti ma, in modo più sottile, vive e prospera nelle piccole cose, nelle parole e nei gesti di condiscendenza, negli atteggiamenti paternalistici diffusi a ogni livello.
La cultura popolare è conservatrice: i proverbi ad esempio generalmente svalutano l’immagine delle donne, mirano a mantenerne lo stato subalterno. Con la loro ridondanza, la loro struttura di facile memorizzazione, il loro lessico forte e assertivo sono potenti serbatoi di precetti per la condotta quotidiana, vere e proprie guide alle relazioni fra i generi.
La parità trova il suo ostacolo in un frasario intriso di espressioni assiomatiche e di caratterizzazioni maschiliste, sovente denigratorie. Parole ripetute quotidianamente e comportamenti reiterati sistematicamente diventano verità assolute, secondo l’illogica regola del “ciò che è frequente è vero” (lo dicono tutti, lo fanno tutti, lo pensano tutti, lo credono tutti).

Chi dice donna dice danno
Femmene, ciucce e crape tèneno a stessa capa
Se le donne fosser d’oro, non varrebbero un quattrino
Le donne hanno lunghi i capelli e corto il cervello

Appartengono al passato? Nelle iniziative di prevenzione della violenza nelle scuole si raccolgono testimonianze e riflessioni di adolescenti la cui concezione e i cui canoni di comportamento non sembrano affatto distanti dagli stereotipi descritti. La gerarchia si è inscritta nell’inconscio, tanto più forte quanto più inavvertita.

Donna al volante pericolo costante.

Si sprecano battutine, barzellette, vignette umoristiche fin dagli anni ’50, quando le prime italiane alla guida di un’automobile o di uno scooter assumevano la veste inquietante dell’autonomia e della libertà, da esorcizzare anche con il dileggio.
Nonostante ci sia più di una prova che smentisca categoricamente il cliché, il pregiudizio resta ben saldo nel terzo millennio; lo si deduce, ad esempio, dal fatto che nelle competizioni ci siano pochissime donne pilota e che abbia suscitato scalpore, nel 2018, il fatto che a guidare un treno della TAV ci fosse una donna. Per le auto sportive poi, le donne compaiono in primo piano soprattutto nel car wash in versione sexy.
Le ultime statistiche commissionate dalle agenzie di assicurazioni dimostrano che le donne (ormai abbiamo quasi tutte la patente) causano il 15% di incidenti stradali in meno rispetto agli uomini, e incidenti di minor gravità. Gli psicologi del traffico spiegano che esse sono generalmente meno spericolate, meno aggressive. E che la categoria più pericolosa sulle strade è quella dei maschi giovani.
Eppure guardate una coppia eterosessuale che si dirige verso un’automobile o una motocicletta: è facile prevedere il fatto che nella stragrande maggioranza dei casi sarà lui a mettersi alla guida. A conferma di questa presunzione, un uomo su due (49%) dichiara che non cederebbe mai il volante ad una donna.
L’identificazione maschio-potere è immediata, e si sa che chi ha il potere ha il prestigio.
Guida = controllo = potere. È semplice la spiegazione.

Articolo di Graziella Priulla

RfjZEjI7Graziella Priulla, già docente di Sociologia dei processi culturali e comunicativi nella Facoltà di Scienze Politiche di Catania, lavora alla formazione docenti, nello sforzo di introdurre l’identità di genere nelle istituzioni formative. Ha pubblicato numerosi volumi tra cui: C’è differenza. Identità di genere e linguaggi, Parole tossiche, cronache di ordinario sessismo, Viaggio nel paese degli stereotipi.

 

Illustrazione di Marika Banci

1--BExhxDopo la laurea in Lettere moderne, Marika si iscrive al corso triennale di Progettazione grafica e comunicazione visiva presso l’ISIA di Urbino. Si diploma nel 2019 con una tesi di ricerca sulle riviste femministe italiane dagli anni ’70 ad oggi e la creazione di una rivista d’arte in ottica di genere dal nome “Biebuk”. Designer e illustratrice, ha dedicato alle tematiche femministe molti dei suoi ultimi progetti.

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