Una donna nel Pantheon di Siracusa

Siracusa, sua città natale, dedica a Costanza Bruno una strada, il Salone di Rappresentanza della Provincia Regionale, la Sala Conferenze della Provincia e un albero di ulivo del “Viale degli eroi” sito in via Asbesta, all’interno dell’Istituto Comprensivo Archìa. A Palermo la ricordano una stele e una lapide poste in una piazza di un quartiere popolare. Anche a Nicosia, che l’ha vista morire il 23 luglio di settantasei anni fa, c’è via Costanza Bruno, anzi, via Bruno Costanza, il che rischia di far pensare a un personaggio maschile.
Costanza era figlia di un generale di brigata, Francesco, e di una baronessa, Concettina Salamone. Chi l’ha conosciuta ricorda uno sguardo fermo, deciso, che palesava un carattere forte. La sua breve vita, tra le due guerre mondiali, trascorse tra i militari e al seguito del padre. A vent’anni entrò nella CRI come infermiera e iniziò a lavorare negli ospedali di Siracusa, Palermo e Catania.
Fu una donna coraggiosa, intraprendente, arguta, una donna di cultura che parlava diverse lingue e scriveva poesie. Infinitamente generosa aiutava tutti coloro che non potevano permettersi un medico mettendo a disposizione il suo patrimonio personale.
Il 22 luglio 1943 Costanza si trovava a Nicosia nella casa dei nonni materni e già da tempo, per rendersi utile, operava nel nosocomio della cittadina, un piccolo ospedale, scarsamente attrezzato, con un solo medico, un’altra crocerossina, Maria Cirino, e un gruppo di donne del paese che collaboravano volontariamente. La mattina di quel giorno corse verso l’ospedale, dove confluivano i soldati feriti dai bombardamenti, per dare aiuto e donare il sangue. Il padre l’aveva supplicata di restare al sicuro in un ricovero, ma lei con un sorriso si era fermamente opposta.
Iniziò a lavorare tra quei corpi mutilati senza un minuto di sosta. A un tratto, con un’incursione aerea, scoppiò l’inferno, una mitragliata di colpi la ferì ma lei imperterrita continuò il suo lavoro. Arrivato il padre, a forza la trasportò al posto di medicamento di una divisione dove le vennero amputate tre dita della mano sinistra. Ci si rese conto che doveva essere operata immediatamente e il padre decise di portarla all’ospedale da campo di Mistretta, ma non si trovò nessun chirurgo. Costanza sapeva che stava per morire ma sorrideva e consolava il padre senza lasciarsi sfuggire un lamento. Il padre la riportò a Nicosia per farle riabbracciare la sua famiglia. E lì, tra i suoi cari, esalò l’ultimo respiro. Finì così la sua giovane vita.
Fu insignita della medaglia Florence Nightingale il 12 maggio 1947 ed anche della medaglia d’oro della CRI e della medaglia di bronzo al valor militare.
Le sue spoglie, ospitate per cinque anni nel piccolo cimitero di Nicosia, furono poi traslate nella Chiesa del Pantheon a Siracusa, dove riposano a fianco di altri eroi di guerra.

In copertina: intitolazione a Siracusa (foto di Vera Parisi)

Articolo di Ester Rizzo

a5GPeso3Laureata in Giurisprudenza e specializzata presso l’Istituto Superiore di Giornalismo di Palermo, è docente al CUSCA (Centro Universitario Socio Culturale Adulti) di Licata per il corso di Letteratura al femminile. Collabora con varie testate on line, tra cui Malgradotutto e Dol’s. Per Navarra editore ha curato il volume Le Mille: i primati delle donne ed è autrice di Camicette bianche. Oltre l’otto marzo e di Le Ricamatrici.

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