Ad Amherst da Emily

Oggi sono ad Amherst, in Massachusetts, cittadina in cui Emily Dickinson ha passato tutta la vita.
Mi apre la porta di casa e si affretta a richiuderla dietro di me, ma, d’altronde, già sapevo che non è una grande fan dell’aria aperta.

“Buongiorno signora Dickinson, scusi il ritardo, ho sbagliato strada!”
“Non si preoccupi, è facile sbagliarsi qui intorno.”

“Immagino lei conosca perfettamente la zona,..”
“Non così bene, tra una cosa e l’altra non sono quasi mai uscita da Amherst. La mia famiglia è sempre rimasta qui e anche mio fratello, quando si è sposato, non è andato tanto lontano: si è trasferito nella casa accanto!”

“Ho letto che il suo amore per il linguaggio è nato proprio in famiglia. È vero?”
“È merito di mio padre: quando eravamo piccoli ci leggeva la Bibbia come se fosse un pezzo teatrale, ci metteva molta passione e mi ha fatto innamorare del ritmo delle parole. Era un tipo strano mio padre…”

“Perché?”
“Sa, non è che si curasse un granché di noi, era molto preso dal lavoro. Però gli piaceva molto leggerci le Sacre Scritture e anche Shakespeare, Keats e le sorelle Brontë. Mi comprava molti libri e allo stesso tempo mi pregava di non leggerli, perché aveva paura mi scuotessero la mente. Un tipo strano, come ho detto.”

“Come ha iniziato a scrivere, signora Dickinson?”
“Ho iniziato da piccola a scrivere lettere, anche se molto spesso non le ho mai inviate ai destinatari: era più per giocare con le parole e forse per poter dire quello che mi pareva senza ripercussioni.”

“Questa sua fittissima corrispondenza, parliamo di migliaia di lettere, sembra un po’ in contraddizione con l’immagine che è passata di lei.”
“Che intende?”

“Non vorrei essere indelicata, ma diciamo che, da quel che si racconta, non sembra un tipo molto socievole, anzi, si parla di lei come di una reclusa in casa.”
“Reclusa… Che parolone!”

“È o non è rimasta chiusa dentro casa per vent’anni?”
“Sì, mi piace la mia casa, mi sento al sicuro qui. Ho tutto quello di cui ho bisogno, soprattutto la mia poesia! È anche una bellissima casa, molto spaziosa e con uno splendido giardino… Che posso volere di più?”

“C’entra qualcosa la sua malattia agli occhi? So che non è stata bene.”
“Lasciamo stare… Purtroppo sono anni che mi tiene in prigione. Non posso espormi al sole, non posso leggere, non potrei neanche scrivere, se non a matita…”

“Eppure da quando le è stata diagnosticata la malattia ha scritto tantissime poesie, forse lo definirei il suo periodo più prolifico.”
“Sì, da una parte questa condizione mi ha portato a pensare, a scavare nei meandri della mia mente e sentire la necessità di scrivere, dall’altra mi sono data da fare il più possibile perché ero terrorizzata all’idea di perdere completamente la vista e non poter più fare ciò che più amo al mondo.”

“E perché scelse sempre di non pubblicare nulla?”
“Sa, ho sempre scritto per me stessa e pochi amici. Ci ho pensato a pubblicare, ma avrebbe voluto dire dover modificare i miei testi, adattarli ai gusti dei lettori e l’idea mi ha fatto passare la voglia.”

“In effetti, mi dispiace dirglielo, ma è stato fatto un grosso lavoro editoriale dopo che i suoi parenti hanno portato alla luce le sue opere.”
“Immagino… Avranno appianato tutte le mie particolarità, aggiustato punteggiatura e sistema ritmico…”

“Però non si preoccupi, le sue poesie hanno avuto un successo straordinario!”
“Questo mi fa molto piacere. Forse se avessero letto la vera Emily non mi avrebbero mai apprezzata così tanto.”

“Perché dice questo?”
“Perché quello che leggete oggi è quello che volete leggere, immagino abbiano purificato molto la mia scrittura e anche fatto sparire le pagine più spregiudicate. Però alla fine, se leggete bene, le risposte sono tutte lì. Non tutto può essere cancellato.”

“Ma a cosa si riferisce? C’entra l’amore per Susan?”
“Le lettere tra me e mia cognata sono un ottimo esempio. La mia famiglia ne ha bruciate tantissime, hanno tentato di cancellarne ogni traccia, ma molte ci sono ancora e parlano molto chiaro. Basta leggere con un po’ d’attenzione!”

Con il suo vestito bianco mi accompagna alla porta.
“Ora scusami, davvero, ma ho molto dolore agli occhi e ho bisogno di riposare. È stato un vero piacere!”
“Anche per me! Grazie, spero di rivederla presto!”

Articolo di Emma de Pasquale

1ZjisCuMEmma de Pasquale è nata a Roma nel 1997 ed è attualmente laureanda in Lettere Moderne all’Università La Sapienza di Roma. Ha interesse per il giornalismo e l’editoria, soprattutto se volti a mettere in evidenza le criticità dei nostri tempi in un’ottica di genere.

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