Cunnilinguistica. La filiera ortofrutticola del pisello e della patata

I termini appartenenti al lessico della sessualità manifestano la curiosa proprietà di essere coinvolti attivamente e passivamente nel processo metaforico. Gli oggetti a cui attribuiamo una certa salienza sono costantemente presenti nella nostra mente e tendiamo a farvi riferimento anche quando parliamo di tutt’altro. Essi cioè ci suggeriscono un’infinita gamma di metafore per descrivere le più disparate esperienze e, al contempo, sono oggetto di continue analogie a partire da altri ambiti semantici. In conformità con la terminologia utilizzata dallo Sperber possiamo definire i termini del lessico della sessualità come «centri di espansione metaforica», cosicché di una persona particolarmente sfrontata diremo che ha la faccia come il culo e, al contempo, come «centri di attrazione metaforica», di modo che i genitali vengono comunemente sostituiti da sostituti vegetali come pisello e patata, in virtù di una mera somiglianza anatomica. 

In Cunnilinguistica: sesso, interdizione ed eufemismo abbiamo sommariamente parlato del fenomeno dell’interdizione linguistica e abbiamo definito i relativi sostituti eufemistici nei termini di involucri protettivi a fronte di un contenuto considerato perturbante e foriero di un certo disagio. In questa sede mi preme evidenziare un’ulteriore proprietà dell’eufemismo: esso è destinato ad essere eroso dal contenuto perturbante e a ricadere in una spirale peggiorativa che ha come naturale esito la creazione di un nuovo disfemismo, laddove per disfemismo si intende l’esatto contrario di eufemismo, cioè un termine che scaricato direttamente nella conversazione produce la violazione del pudore del nostro interlocutore, generando quel senso di disagio che normalmente porta alla scelta di un sostituto eufemistico. Mi riferisco al caso di fica, che nasce come eufemismo metaforico di vagina e viene successivamente ad assumere in tutto e per tutto i connotati di disfemismo, tanto da necessitare di una nuova copertura eufemistica a velarne il contenuto perturbante: figa. Dalla curiosità di verificare se una simile sorte sia toccata anche ad altri sostituti eufemistici di termini riferiti ai genitali e modellati su metafore vegetali nasce la mia ricerca.

Ad un totale di novantacinque ragazzi, maggiorenni, di ambo i sessi e provenienti da diverse scuole superiori di Roma, è stato somministrato un questionario linguistico relativo agli eufemismi del campo semantico della sessualità. Complessivamente il campione analizzato comprende: due classi di Liceo classico, altrettante di Liceo scientifico, una classe di Istituto tecnico del turismo e una di Istituto tecnico della moda. La scelta di condurre il test in due diversi indirizzi di “Istituto tecnico” è motivata dalla volontà di osservare il fenomeno dell’interdizione linguistica sessuale in una classe composta da sole donne: la classe di “tecnico della moda” è infatti composta da tredici studentesse. Ai ragazzi è stato chiesto di indicare con quali parole, o perifrasi, indicano i termini presi in analisi a seconda del destinatario: con i genitori, con un amico, con un’amica e con un professore. Tra i termini presi in considerazione in questa sede andremo ad analizzare i risultati della sezione sul pene e sulla vagina, con particolare attenzione ai destinatari paritari degli amici, mentre nel prossimo appuntamento vedremo i risultati emersi dai termini relativi al sesso e alla masturbazione. Lo scopo della ricerca risiede nel condurre un’analisi linguistica ragionata sulle diverse tipologie di sostituti eufemistici usati e nel verificare in che modo la lingua possa fornirci degli strumenti interpretativi della realtà sociale e del grado di interdizione che ancora grava sul sesso e sul corpo della donna. Per questo motivo la chiave interpretativa adottata darà preminenza alle differenze dei termini utilizzati dalle donne e dagli uomini. 

Dal confronto dei risultati dei diversi istituti emergono alcuni tratti interessanti:

Uso dell’eufemismo zero: ovvero della reticenza assoluta nel parlare di un determinato argomento. Questo modulo di copertura eufemistica è proprio di termini fortissimamente interdetti, ove la censura impone il silenzio assoluto nel parlato e l’uso dei puntini di sospensione nello scritto.

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Dall’analisi dei dati percentuali riportati in tabella, appare evidente come l’eufemismo zero sia un modulo di copertura eufemistico tipicamente femminile e come, nella totalità dei casi, sia applicato in percentuali maggiori alla vagina rispetto al pene. Ciò significa che l’organo femminile, indipendentemente dal sesso e dal destinatario, crea un disagio molto più profondo rispetto a quello maschile. Complessivamente il fenomeno, seppur rilevante, si manifesta in percentuali esigue, ma comunque non trascurabili, nella totalità delle scuole ad eccezione dell’indirizzo del Tecnico della moda che si aggiudica, oltre ogni ragionevole dubbio, la palma di istituto più interdetto. Non a caso, in alternativa al silenzio, in questa classe fioccano moduli di copertura eufemistica all’insegna dell’ineffabilità e propri di termini soggetti a profonda interdizione come: cosa/o, punto x, là sotto/parti basse rilevantemente diffusi per tutti i destinatari.

2) Uso di eufemismi scherzosi. Degna di nota è la creatività degli eufemismi scherzosi dei liceali, a cui vale la pena dedicare qualche riga di commento. La maggior parte delle formazioni giocose si rivelano essere personificazioni determinate dal sesso di riferimento, così: le donne “battezzano” la vagina con nomi propri come Vanda, Lola, Lella, Cleo e, allo stesso modo, gli uomini si riferiscono al pene con nomi come Marco Jack, Amico e Fritz (simpatico nomignolo di uno studente di liceo classico glossato con una nota di monito a margine che avverte dell’importanza di dare un nome al proprio pene per farlo “crescere bene”). Le uniche eccezioni alla norma sono i casi delle coppie Walter/Jolanda e Gina/Paola, che sono attestate indistintamente negli uomini e nelle donne, in maniera del tutto indipendente dal sesso. Tali usi sono tutt’altro che privi di motivazione, poiché dipendono rispettivamente: dalla diffusione televisiva della prima coppia di personificazioni da parte di Luciana Littizzetto, che consacra al grande pubblico il Walter e la Jolanda; da una questione di gergo interno ad una delle due classi di scientifico analizzate. Accanto alle personificazioni, sono meritevoli di una menzione d’onore eufemismi di indirizzo del liceo classico connessi alla vagina come hortus conclusus, in riferimento al tipico giardino recintato medievale, bocciuolo di verginità, con tanto di trittongo, e fonte di ogni piacere, dove la ricercatezza aulica rapportata ad un destinatario paritario quale l’amico/a assicura un effetto esilarante. Infine, a conclusione della rassegna sugli eufemismi scherzosi, vanno certamente segnalati eufemismi di depotenziamento tipicamente femminili come pipino, Pisolo, piridullo e di potenziamento come Big Jim, the “D”, bestione appannaggio esclusivo degli uomini, com’è ovvio. 
3) Uso delle metafore. Dalla scelta dei sostituti metaforici si evince che: il pene è messo in relazione a termini che ne mettono in luce la potenza, le dimensioni e la dinamicità mediante accostamento ad animali che ne riproducono le caratteristiche come pitone, pesce, pesciolone o ad oggetti come marraccio, mazza, ramazza, bastone, alabarda, palo, tronco, spadone, verga; la vagina è messa in relazione a termini che ne esaltano il carattere inoffensivo e passivo mediante accostamento a piccoli animaletti come passera, topa, farfallina (dove il diminutivo contribuisce a depotenziare la carica perturbante del termine) o ad oggetti inerti come ciambella, triangolo, gnocca. Un discorso a parte meritano i più comuni pisello e patata.

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Al netto dei dati si può notare come le donne tendano a impiegare in percentuali maggiori il sostituto metaforico per la vagina rispetto al pene e, di contro, come gli uomini utilizzino con maggior frequenza pisello. Apparentemente, dunque, non vi è nessun processo di peggioramento della metafora patata. Sicuramente dai dati non emerge nulla che possa rendere sovrapponibile il processo peggiorativo di fica, che non a caso nei test compare più volte come sbarrato e riscritto nella forma attenuata figa, con quello di patata. Tuttavia, ad un occhio allenato, non potranno certo sfuggire dei sentori di peggioramento del sostituto metaforico per vagina. Esaminando il comportamento delle studentesse più interdette, quelle dell’istituto tecnico della moda, si può osservare come queste utilizzino patata solamente con i destinatari con i quali si presuppone abbiano più confidenza, i genitori e le amiche, mentre si censurano con gli amici del sesso opposto e con i professori. Pisello, diversamente, viene utilizzato indistintamente con tutti i destinatari ad eccezione dei professori. Inoltre, non dissimilmente da quanto avviene per fica/figa, in sostituzione di patata fioccano fra le ragazze dell’istituto tecnico della moda e del liceo scientifico abbreviazioni come pata e fenomeni di alterazione del materiale fonetico (parafonia) riscontrabili in sostituti come patonza, patatonza e paty, laddove nei ragazzi le parafonie si colorano di sfumature disfemistiche/peggiorative come nel caso di patacca che si riscontra, non a caso, solo nei ragazzi dell’istituto tecnico del turismo e del liceo classico. Tirando le somme, possiamo affermare che nel caso di patata sia in corso un peggioramento, una sorta di corrosione del sostituto eufemistico da parte del contenuto perturbante, che si manifesta in una fase ancora incipiente a partire dalle donne più interdette.

4) Uso di perifrasi e circonlocuzioni attenuative. Nella totalità degli istituti compare il binomio organo sessuale/riproduttivo maschile, laddove per la vagina viene impiegata nella maggioranza dei casi la perifrasi organo sessuale femminile, sporadicamente organo genitale femminile, ma non viene mai designata come organo riproduttivo. Il dato è curioso nella misura in cui il pene è nobilitato a mezzo necessario alla procreazione e alla trasmissione del patrimonio genetico, mentre la vagina è degradata a mero strumento sessuale. Una circonlocuzione come organo genitale femminile non è in nessun modo equiparabile all’espressione organo riproduttivo maschile, poiché è probabile che l’aggettivo genitale sia impiegato nel senso di sessuale più che generativo. L’ipotesi è la seguente: genitale (aggettivo) estende il suo significato originale di generativo fino a venire a designare entrambi gli organi sessuali, che diventano dunque i genitali (sostantivo). L’aggettivo genitale potrebbe quindi essere letto, per analogia, come aggettivo del sostantivo genitale (nel senso di organo sessuale) ed essere dunque impiegato come sinonimo di sessuale.

Vorrei concludere questa breve disamina sul nostro caso di studio con una serie di osservazioni di carattere generale. Considerando il dato del genere di riferimento, mettendo da parte le differenziazioni tra istituti, appare evidente l’esistenza di moduli di copertura eufemistici per la vagina tipicamente femminili, che non occorrono mai nei ragazzi: l’uso di pronomi o avverbi (lì, là sotto, sotto, la mia, ma anche quello); l’impiego di abbreviazioni (pata); l’utilizzo di formule che indicano l’oggetto attraverso il rifiuto di pronunciarne il nome (punto x) e dell’aggettivo modellato sulla radice del termine interdetto abbinato al sostantivo indicante la sua categoria di appartenenza (organo vaginale). Per quanto concerne il pene, come abbiamo già avuto modo di notare, sono tipicamente femminili diminutivi come pisellino/cosino, alterazioni fonetiche come pipo e l’uso della reticenza assoluta (eufemismo zero). D’altro canto, i ragazzi utilizzano in percentuali considerevolmente più elevate il termine neutro (vagina/pene), la metafora al limite del disfemismo ed espressioni disfemistiche vere e proprie per designare entrambi gli organi (cazzo, minchia e fregna, sorca, ciocia, fica, casotto). Tirando le somme, al netto di statistiche e dati, ciò che risulta davvero rilevante, e che mi preme ancora una volta evidenziare a conclusione del percorso, è come, indipendentemente dal sesso di riferimento, il pene appare notevolmente meno interdetto della vagina a dimostrazione del fatto che l’antichissimo tabu sul corpo della donna, in controtendenza rispetto a quanto ci si aspetterebbe dalla giovane età dei ragazzi, non ha perso affatto il suo mordente coercitivo.

Articolo di Micol Megliola

foto.jpgConseguita la maturità classica, scelgo di studiare Lettere. Durante gli anni universitari scopro la linguistica e decido di farne la mia specializzazione. Lo studio del linguaggio sembra essere cucito su di me, mi calza a pennello e mi permette di penetrare la superficie umana per sondarne le profondità più recondite. Amo i manga e l’animazione giapponese, il trash in tutte le sue espressioni, le chiacchiere di circostanza con gli sconosciuti e il tonno in scatola.

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