Una storia alfanumerica

Le targhe automobilistiche sono fra gli oggetti che trattano in modo reale dei tempi passati, suscitando anche curiosità: sono “dettagli automobilistici” tanto conosciuti e necessari quanto poco considerati, ma hanno una loro storia alle spalle e un aspetto che è cambiato con il passare degli anni, con il mutare della situazione storica, economica e geografica, con le trasformazioni dei materiali.

La loro invenzione si colloca in Francia intorno alla fine dell’Ottocento: pare che sia stata proprio la polizia parigina, nel 1893, a sentirne il bisogno e a dare origine a queste piccole lamiere metalliche su cui, ancora oggi, è impressa una sequenza alfanumerica. 

In Italia l’obbligo della targa è stato introdotto nel 1897 ed è stato regolamentato da un Regio Decreto del 1901. Il primo esemplare aveva un aspetto completamente diverso da quello odierno: secondo un regolamento del Comune di Milano, bisognava riportare sulla fiancata del veicolo sia il nome del proprietario che il numero della licenza concessa dal Comune. 

In un primo momento nel nostro Paese le targhe erano obbligatorie solo per i veicoli utilizzati per il servizio pubblico, nel 1903 con l’articolo 91 del “Regolamento per la circolazione degli automobilisti” l’obbligo è stato esteso a tutte le vetture circolanti: una targa posteriore sulla quale imprimere il nome della provincia e il numero identificativo di licenza dato dalla prefettura. E dovevano essere i singoli proprietari a provvedere alla realizzazione delle targhe, pur seguendo le indicazioni fornite dallo stato. 

Un paio di anni dopo, è diventato obbligatorio apporre la targa, di metallo bianco, anche sulla parte anteriore del veicolo. 

A Roma la prima targa (1-Roma) e la milionesima (Roma A00000) sono state assegnate, nel 1927 e nel 1966, a due autovetture FIAT: una 503 e una 124, entrambe appartenenti al romano Giorgio Vertunni che pare abbia ritirato la nuova 124 berlina a bordo della 503.

Molti sono stati nel tempo i cambiamenti nella misura e nella forma, nel materiale e nel design. L’indicazione dell’area geografica di registrazione inizialmente ha creato qualche particolare difficoltà: i nomi non erano abbreviati e se a Roma se la cavavano con poco spazio, i residenti nel comune di Caltanissetta avevano bisogno di una targa più grande.

E così sono state introdotte le sigle provinciali, divenute ben presto un gioco per bambine e bambini che hanno imparato i nomi delle città italiane in una sorta di gara collettiva.

Nel 1927 le Prefetture hanno delegato la gestione delle targhe al Pubblico Registro Automobilistico (PRA), ufficio dalle pratiche ingarbugliate ancora esistente e coordinato dal Regio Automobile Club Italia, e dopo alcuni anni di equivoci e perplessità legati soprattutto alle dimensioni di queste placche metalliche nel 1931 è stata fissata un’unica misura di grandezza 32×22 cm su cui imprimere la sigla della provincia e i numeri.

Le dimensioni sono state successivamente su ridotte a 25×17,5 cm, la sigla della provincia è stata posta nella parte superiore della targa e quattro numeri nella riga sottostante. 

 

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Nel periodo fascista sulle targhe era apposta l’effigie del regime, sostituita alla fine del conflitto dal punzone dell’Associazione Mutilati e Invalidi di Guerra, seguendo il principio utilizzato in precedenza dal CONI per finanziare le iniziative benefiche dell’Associazione senza  gravare sulle disastrate finanze italiane. 

Con la proclamazione della Repubblica sulle targhe è stato punzonato il simbolo della Repubblica Italiana: una stella a cinque punte, circondata da una ghirlanda, con al centro le lettere RI. 

Per un certo numero di anni il metallo è stato sostituito dalla plastica, ma nel 1974 è diventato obbligatorio seguire le direttive CEE e tornare al metallo, diventato poi autoriflettente nel 1985, escamotage utile per renderle visibili anche di notte, se illuminate da una fonte di luce esterna. 

Un profondo e importante cambiamento si è avuto negli anni Novanta: le targhe sono diventate anonime, la sigla della provincia è scomparsa per lasciar posto alla sequenza alfanumerica ormai a tutti familiare (in un primo momento i caratteri erano neri su fondo bianco).

Le targhe attuali contengono due strisce blu sui lati, in cui sono apposti elementi di riconoscimento: a destra è indicato l’anno della prima immatricolazione e la relativa sigla di provenienza (facoltativa), a sinistra la lettera “I” identificativa dell’Italia, seguita dalle dodici stelle della Comunità Europea. 

Oggi, il Codice della Strada prevede la targa obbligatoria per le automobili, per i motoveicoli, i ciclomotori e per i rimorchi, per i mezzi a due ruote e le minicar il meccanismo della “targa fissa” è entrata in vigore nel 2012, mentre prima la targa era legata al proprietario.

Anche in Italia è allo studio del Ministero delle infrastrutture la possibilità di personalizzare la targa della propria auto di nuova immatricolazione pagando il servizio aggiuntivo; lo schema di composizione resterebbe immutato: 2 lettere iniziali, 3 numeri al centro e 2 lettere finali.
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Articolo di Giovanna Martorana

PXFiheftVive a Palermo e lavora nell’ambito dell’arte contemporanea, collaborando con alcuni spazi espositivi della sua città e promuovendo progetti culturali. Le sue passioni sono la lettura, l’archeologia e il podismo. 

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