Cunnilinguistica: di pippe mentali e altre fregature

Mamma mamma ch’è successo
Son davvero tanto fesso?
Mentre m’ero addormentato
sono stato buggerato.

(Renatino e la coscienza, filastrocca di Renato Rascel)

Ogni adulto conserva gelosamente nella memoria le filastrocche che ha sentito da bambino. La maggior parte dei ricordi d’infanzia finisce per cadere nel dimenticatoio, ma loro no. Le filastrocche rimangono ostinatamente aggrappate alla trama dei nostri ricordi. Immaginate allora il profondo turbamento da cui sono stata sopraffatta quando ho scoperto l’origine del termine buggerare. Un turbamento paragonabile solo al momento in cui ho cominciato ad associare la polverina magica di Pollon (quella che «sembra talco ma non è e serve a darti l’allegria») alla cocaina e ho capito di essere finalmente diventata donna. Per anni sono stata convinta che non esistesse parola più amabile e graziosa: mai pensiero fu più erroneo. Buggerare, infatti, nasconde un’origine tutt’altro che rasserenante.

Buggerare, dal latino medievale bulgarus per “bulgaro”, passa a significare “eretico”, a causa della capillare diffusione dell’eresia bogomila in Bulgaria, e successivamente “sodomita”, probabilmente perché eretici e sodomiti erano sottoposti alla medesima pena capitale. L’episodio è esemplificativo del fatto che, molto spesso, utilizziamo nei nostri discorsi parole che sentiamo come intrinsecamente innocue, ma che in realtà lo sono diventate solo perché sono passate attraverso una storia costellata di peripezie linguistiche, finendo inevitabilmente per perdere la memoria della loro motivazione originaria.

Nei precedenti appuntamenti di cunnilinguistica abbiamo avuto modo di osservare come l’analisi linguistica permetta di smascherare il sistema di costruzioni socioculturali in cui i parlanti sono inseriti, di cui risentono e in base a cui costruiscono e orientano la loro conoscenza del mondo. Se quanto affermato fino ad ora corrisponde a verità, allora nulla ci vieta, per restare in tema, di investigare la natura di siffatte costruzioni mentali attraverso le parole relative al dominio del sesso e della masturbazione.

Cominciamo dunque chiedendoci cosa ci dicono nel loro complesso le parole relative al sesso. Il lessico sessuale della nostra lingua si rivela significativamente e indissolubilmente legato all’idea di raggiro, imbroglio e danno: così, non solo termini come fottere e inculare estendono il loro significato per abbracciare quest’idea di frode, ma anche termini originariamente innocui, non appena estendono il proprio significato alla sfera sessuale, subiscono la stessa sorte di quelli che nascono già sessualmente connotati e finiscono per suggerire la stessa idea di raggiro. A quest’ultima categoria appartengono termini come fregare, che subisce una sorte analoga a quella di buggerare. Fregare (originariamente “strofinare”, che si conserva nel derivato più comune sfregare, che con tutta probabilità sviluppa una s- iniziale per differenziarsi dalla variante sentita volgare) comincia ad essere usato eufemisticamente per indicare l’atto di consumare un rapporto sessuale, per poi essere degradato ad imbroglio. Si viene dunque a creare una sorta di cortocircuito, un chiasmo, per cui: fregare significa fottere e fottere significa imbrogliare.

Così come il sesso è imprescindibilmente legato all’idea di raggiro, la masturbazione è parimenti associata all’idea di inconcludenza. Non a caso ragionamenti vani, infruttuosi e inefficaci sono detti pippe mentali, mentre vacui e pedanti panegirici diventano pipponi. In Cunnilinguistica: sesso, interdizione ed eufemismo abbiamo visto come l’interdizione che grava sul sesso e sul corpo della donna sia il prodotto dell’ancestrale preoccupazione maschile di trasmettere il proprio corredo genetico; tuttavia, per quanto pervasiva e atavica possa essere l’interdizione relativa al sesso, la reticenza che grava sulla masturbazione si rivela essere esponenzialmente più profonda. Questo perché la masturbazione, non generando prole, è un atto sessuale infruttuoso e condannato, tanto più se a praticarla e a parlarne sono le donne: di qui la totale sproporzione tra l’elevato numero di termini indicanti la masturbazione maschile e la scarsità di parole per quella femminile.

Una tale sproporzione trova la sua motivazione nella teoria dei sexual script, messa a punto negli anni Settanta dai sociologi John H. Gagnon e William Simon. I copioni sessuali sono strutture cognitive, determinate su base socioculturale e mediate dall’esperienza personale, che contribuiscono alla costruzione della nostra identità sessuale, permettono di riconoscere una sequenza stereotipata di azioni e ruoli come “sessuale” e regolano la condotta degli individui nelle interazioni di questo tipo. Il merito fondamentale dei due studiosi è quello di aver messo in luce che non nasciamo come individui sessuali, ma lo diventiamo introiettando narrazioni e significati simbolici costruiti su base socioculturale ed esperienziale e veicolati dalla lingua.

Il fatto che la nostra lingua associ il sesso all’idea di raggiro, imbroglio, sfruttamento dell’altro e la masturbazione ad una certa improduttività oziosa dipende dall’azione sotterranea dei sexual scripts. In linea di massima l’agire sessuale dell’uomo è regolato da un copione predominante che chiamiamo “testosteronico/predatorio” e che si fonda sull’idea di una sessualità naturale, attiva e straripante, la quale, quando non trova direttamente sfogo su un oggetto, può essere liberata “in solitaria” perché risponde ad un bisogno fisiologico. Di contro la donna regola la sua condotta sessuale sulla base di un copione predominante che chiameremo “relazionale/romantico”, che, a sua volta, si fonda sull’idea di una sessualità accessoria, in cui il piacere è lecito solo se cortesemente concesso dall’uomo, assolutamente negato se autoindotto e comunque mai scisso da un certo investimento emotivo. Di qui il «mi raccomando a mammà, tienitela stretta» monito che generazioni e generazioni di donne si sono sentite rivolgere da nonne, madri, amiche, amiche delle nonne, amiche delle madri e amiche delle amiche. Permettete che vi rivolga io un monito, lettrici: ribellatevi! Istruite le madri, le nonne e le amiche, parlate loro dei copioni sessuali e salverete le generazioni a venire, o quantomeno risparmierete loro inutili frangimenti ovarici.

In Cunnilinguistica: la filiera ortofrutticola del pisello e della patata sono stati analizzati i risultati dei questionari linguistici, somministrati a novantacinque studenti di diverse scuole superiori di Roma e riguardanti i diversi modi di riferirsi ai genitali con destinatari differenti: con gli amici, con le amiche, con i genitori e con i professori. Andiamo ora a vedere con quali parole i ragazzi si riferiscono al sesso e alla masturbazione con lo scopo di sondare se agiscono i copioni sessuali appena descritti, o se, al contrario, ne agiscono di alternativi o di ibridi.

Dal confronto dei risultati dei diversi istituti emergono alcuni tratti interessanti:

1) Uso della metonimia e del disfemismo per il lessico del sesso: particolarmente interessante poiché la figura retorica e l’espressione volgare rappresentano appieno la manifestazione linguistica dei due copioni maggioritari soggiacenti. Metonimie come fare l’amore, congiungersi, accoppiarsi, unirsi e copulare rispondono perfettamente al copione romantico poiché insistono sulla relazione e sulla parità. Non a caso vocaboli di questo tipo sono preferiti dalle donne, mentre gli uomini alternano al comune fare l’amore espressioni come divertirsi e godere, le quali, pur essendo espressioni metonimiche a tutti gli effetti, non rispondono allo script romantico. Il copione predatorio è rappresentato da disfemismi metaforici tipicamente maschili e raggruppabili in tre grandi campi semantici, distinguiamo dunque: termini relativi ad atti e movimenti come sfondare, rompere, aprire, sventrare, ripassare, vidimare, chiavare e trombare; termini relativi a lavori come scartavetrare, scopare e trapanare; termini relativi al mondo naturale ed animale come ingroppare, montare e pecorizzare. I disfemismi usati dai ragazzi, coerentemente con il tipo di copione che rappresentano, sono tutti verbi transitivi che presuppongono un soggetto maschile che compie un’azione, descritta in termini di vivida brutalità, su un oggetto femminile. Una scelta lessicale di questo tipo, se correlata all’analisi dei modi di descrivere i genitali maschili condotta nel precedente articolo, mette in luce la straordinaria coerenza dello script, così: se il sesso attinge dal dominio animale, il pene diventa pitone, pesce o pesciolone; se viene descritto da termini relativi al campo semantico delle azioni e del lavoro, il pene si fa strumento fino ad essere designato con nomi metaforicamente rimandanti ad oggetti come marraccio, mazza, ramazza, bastone, alabarda, palo, tronco, spadone, verga. È da notare come le studentesse, nonostante facciano cospicuo uso del disfemismo, utilizzino solo scopare e trombare, ormai comunemente diffusi, dunque in certa misura depotenziati nella loro carica volgare e perturbante, e comunque in alcun modo paragonabili, quanto a violenza, a quelli usati dai loro compagni. È altresì rilevante il fatto che gli uomini adottino un copione contraddistinto da un forte ibridismo: se tra pari dello stesso sesso si impone prepotentemente quello predatorio, tra pari di sesso opposto si sfiora quello romantico. Espressioni come fare l’amore, divertirsi e godere, alternate unicamente a disfemismi depotenziati come scopare e trombare, attenuano decisamente l’idea di sfruttamento dell’altro insita nel copione predatorio. Quest’ultimo, dunque, ha senso e funziona solo se inquadrato all’interno del gruppo di pari e quindi della rete omosociale maschile, ove avviene il riconoscimento, la conferma e il rafforzamento delle versioni egemoni di mascolinità.

2) Conclamata presenza del doppio standard lessicale per la masturbazione. I termini della masturbazione maschile sono abbondanti e originali: accanto ai più comuni sega, pippa e pugnetta e all’evergreen Federica la mano amica, si attestano perifrasi come farsi il bicipite, svuotarsi i coglioni, sventrare il pesce e sostituti eufemistici di natura umoristica come cinque contro uno, Montolivo e Thiago Motta. Ammetto di aver impiegato molto più del dovuto a capire il senso degli ultimi due, ma, chiedendo a qualcuno che di calcio se ne intende sicuramente più di me, tutto si è fatto chiaro: i due calciatori sono considerati scarsi e tacciati, dunque, di essere delle pippe. Ancora una volta, attraverso la lingua, emerge la profonda svalutazione e degradazione dell’autoerotismo. Il lessico della masturbazione femminile, davanti a cotanta ricchezza lessicale, non può che uscire sconfitto dal confronto quanti/qualitativo. Gli unici termini attestati per indicare in maniera specifica la masturbazione femminile sono il sostantivo ditalino e i verbi sditalinare, forma denominale ottenuta dall’aggiunta della s- intensiva, e sgrillettare. Quest’ultima forma, che nella lingua italiana si riferisce al crepitio di un alimento a contatto con l’olio bollente, in quest’accezione potrebbe invece derivare in modo allusivo al movimento delle dita necessario a premere il grilletto di un’arma.

Tabella 1.png

Procediamo dunque con l’analisi della tabella ricavata dallo spoglio dei test linguistici con una necessaria permessa: come si può osservare manca all’appello l’istituto tecnico della moda, poiché nessuna delle studentesse utilizza termini specificatamente riferiti alla masturbazione femminile. Inoltre, a testimonianza del grado elevato di interdizione che grava sull’argomento, solo il 15,48% di loro fa uso del termine generico masturbazione con gli amici e le amiche, mentre per il resto è generalizzato l’uso dell’eufemismo zero, cioè della reticenza assoluta, che si esplicita nella scelta di lasciare in bianco la sezione del test. Per quanto concerne i restanti istituti, scorrendo rapidamente la tabella, appare subito evidente come tra gli studenti e le studentesse, messi davanti alla richiesta di esplicitare le parole con cui si riferiscono alla masturbazione, ben pochi abbiano utilizzato termini specificatamente inerenti all’autoerotismo femminile e comunque solo con destinatari paritari. Se un tale esito è prevedibile per i ragazzi, che verosimilmente pensano in primo luogo alle proprie modalità di autoerotismo, risulta oltremodo singolare che le ragazze non facciano altrettanto. In effetti, il fatto che le studentesse siano reticenti ad utilizzare termini specifici per la masturbazione femminile, non vuol dire necessariamente che pensino in primo luogo a quella maschile, poiché dimostrano di utilizzare senza difficoltà eufemismi e perifrasi attenuative come toccarsi, autocompiacersi, stimolarsi e autoeccitarsi, che si riferiscono tanto alla masturbazione maschile quanto a quella femminile. La reticenza delle ragazze nell’usare termini specifici per la masturbazione femminile è piuttosto indicativa del fatto che tali termini sono più interdetti tanto dei corrispettivi maschili quanto dei sostituti eufemistici generici unisex. Ne deriva una proporzione imperfetta secondo cui gli uomini stanno alle seghe come le donne stanno al toccarsi, con buona pace del ditalino che è tagliato fuori. Un’interdizione così profondamente introiettata si dimostra foriera di una forza coercitiva tale da costringere chiunque la sfiori a prenderne le distanze o a giustificarsi, di qui formule come quelle che se sditalinano, non lo pratico quindi non mi pongo il problema e parlando in generale.

Il momento dei saluti è ormai prossimo, ma il/la lettore/lettrice temeraria che ha avuto la compiacenza di seguirmi fin qui non me ne vorrà certo se mi accommiato con un’ultima breve considerazione. Abbiamo ampiamente visto come, nella nostra cultura, i copioni sessuali maggioritari siano fortemente penalizzanti per le donne, ma è il caso di precisare che nondimeno lo sono per gli uomini. Così, il copione testosteronico/predatorio presenta il singolare effetto collaterale, l’inevitabile rovescio della medaglia o legge del contrappasso che dir si voglia, di prescrivere un modello di mascolinità impossibile che impone all’uomo di essere sempre pronto, marmoreo e “sull’attenti”. Non c’è mal di testa che tenga, non sono contemplati “momenti no”, pena la messa al bando dalla categoria. Anche per l’uomo dunque lo script presenta un conto salatissimo da saldare in termini di inimmaginabile frustrazione. Ad ogni modo i più penalizzati sono senza dubbio coloro i quali non si riconoscono nell’opposizione binaria di genere o che sono provvisti di una sessualità alternativa rispetto a quella eterosessuale. Lo script in questi casi si organizza riducendo chi sfugge alla categorizzazione ad “anomalia” e tenta di riassorbirla nella costruzione egemonica. Spie linguistiche che segnalano un processo di questo tipo sono frasi come ah! Siete omosessuali? Chi di due è l’uomo? Chi fa la donna? Ove il riassorbimento dell’anomalia non fosse possibile, questa viene trattata come irriducibile differenza.                                  

«No! Non diverso! Solo diverso in tua mente. Devi disimparare ciò che hai imparato!» dice il maestro Yoda a Luke nell’Attacco dei cloni.

Qual miglior modo per salutarci? Sono fermamente convinta che ci sia un piccolo Yoda dentro ciascuno di noi, ascoltarlo dobbiamo.

Articolo di Micol Megliola

foto.jpgConseguita la maturità classica, scelgo di studiare Lettere. Durante gli anni universitari scopro la linguistica e decido di farne la mia specializzazione. Lo studio del linguaggio sembra essere cucito su di me, mi calza a pennello e mi permette di penetrare la superficie umana per sondarne le profondità più recondite. Amo i manga e l’animazione giapponese, il trash in tutte le sue espressioni, le chiacchiere di circostanza con gli sconosciuti e il tonno in scatola.

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...