W come “where’s my place?”

Andiamo al cinema per vedere “La moglie del soldato”, il film di Neil Jordan, dove si scopre che Dill, una bella ragazza mulatta, è in realtà un uomo a tutti gli effetti; oppure per ripercorrere la storia di Orlando, prima uomo poi donna, raccontata in un libro da Virginia Woolf e sugli schermi da Sally Potter.

La transessualità è la condizione di una persona la cui corporeità non corrisponde alla propria identità di genere.

L’esatto numero di transessuali in ogni data popolazione è impossibile da conoscere, data la dimensione del sommerso (la miglior stima attuale è di uno/a per 30.000). Ogni società nella storia ha avuto qualche ruolo o modo di relazionarvisi, dall’antica Canaan alla Turchia all’India, fino ai nostri giorni. Per molti popoli furono riconosciuti e rispettati, fino ad attribuir loro uno status superiore (si pensi ad esempio all’indovino greco Tiresia).

L’omosessuale (maschio o femmina) si identifica con il proprio sesso biologico, si rispecchia nel proprio corpo, ma prova attrazione affettiva, fisica ed erotica per una persona del suo stesso sesso. Il transessuale, invece, sente una forte e persistente identificazione con il sesso opposto e un persistente malessere riguardo al proprio, oltre a un totale senso di estraneità riguardo al ruolo socialmente previsto. Questo conflitto corrisponde quasi sempre ai primi ricordi consapevoli, ed è causa di grande sofferenza.

Le persone transessuali possono essere eterosessuali, omosessuali o bisessuali, in quanto l’identità di genere (come noi ci percepiamo) non è automaticamente legata all’orientamento sessuale (da chi siamo attratti).

La transizione comincia quando il bisogno di essere se stessi diventa impellente e non più rinviabile. Si armonizza il proprio corpo attraverso cure ormonali e interventi di chirurgia. Non sempre l’accesso a queste cure è semplice.

Anche l’aspetto esteriore, compreso l’abbigliamento, diventa o può diventare più consono alla percezione di sé (chi limita a questo la propria espressione viene detto travestito).

La transizione finisce quando si effettua il processo di cambio di sesso. In questo caso la persona che transita dal maschile al femminile (MtF) diventerà a tutti gli effetti donna. La persona che transita dal femminile al maschile (FtM) diventerà a tutti gli effetti uomo. Non tutti e non tutte arrivano all’intervento: si dice transgender la persona che ha caratteristiche di genere opposte a quelle del proprio sesso biologico ma che non sente la necessità di sottoporsi a interventi ormonali o chirurgici per modificare il proprio corpo.

In Italia il cambiamento di sesso, praticato peraltro fin dagli anni ’50, è riconosciuto dalle istituzioni grazie alla legge 164/1982. La confusione e i preconcetti su questo tema però sono ancora enormi, l’interdetto è la norma. Le persone transessuali, nelle attuali società occidentali, subiscono forti discriminazioni in ambito sociale e lavorativo, e perfino nell’accesso all’assistenza sanitaria.

L’approccio alla comprensione delle persone non binarie è complesso perché destrutturando i ruoli di genere e uscendo dalla dicotomia maschio-femmina si mette in discussione tutto il contesto esistente. I e le trans, che certo non hanno scelto di esserlo, raramente trovano comprensione già nel nucleo familiare di origine, il cui biasimo e condanna li/le portano a vivere fin da giovanissima età imbarazzo, vergogna, disgusto verso se stessi/e, sensi di colpa.

Anche per questo l’individuo/a può vivere una disarmonia tra il proprio sesso biologico e la propria identità: sente di essere imprigionato/a in un corpo che non lo/a rappresenta, ma soprattutto sente una disarmonia tra sé e gli sguardi altrui.

Non riconoscere le persone trans, la loro faticosa e coraggiosa autoaffermazione, il loro costante sforzo di autorappresentazione, è violenza di genere. Parlarne in termini spregiativi è violenza di genere.

 Il 20 novembre di ogni anno ricorre la Giornata in ricordo delle persone uccise dalla violenza transfobica. L’Italia è il secondo paese nella classifica europea per il numero dei morti, con 5 casi nel 2018 e 37 dal 2008. Oltre la metà delle donne trans ha subìto qualche forma di violenza sessuale (l’equivalenza trans=prostituta fa parte purtroppo dell’immaginario comune).

La violenza sulle persone trans e la trans fobia comprendono quasi tutti i concetti discriminanti alla base del patriarcato: misoginia, odio per il diverso, una scala di valore e merito che vede gli uomini sopra alle altre persone, la divisione delle donne in più o meno degne, la sessuofobia, la patologizzazione.

La libertà non fa male a nessuno, fa bene a tutti e a tutte.

cuArticolo di Graziella Priulla

RfjZEjI7Graziella Priulla, già docente di Sociologia dei processi culturali e comunicativi nella Facoltà di Scienze Politiche di Catania, lavora alla formazione docenti, nello sforzo di introdurre l’identità di genere nelle istituzioni formative. Ha pubblicato numerosi volumi tra cui: C’è differenza. Identità di genere e linguaggi, Parole tossiche, cronache di ordinario sessismo, Viaggio nel paese degli stereotipi.

 

Illustrazione di Marika Banci

1--BExhxDopo la laurea in Lettere moderne, Marika si iscrive al corso triennale di Progettazione grafica e comunicazione visiva presso l’ISIA di Urbino. Si diploma nel 2019 con una tesi di ricerca sulle riviste femministe italiane dagli anni ’70 ad oggi e la creazione di una rivista d’arte in ottica di genere dal nome “Biebuk”. Designer e illustratrice, ha dedicato alle tematiche femministe molti dei suoi ultimi progetti.

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