Editoriale. Come andrà a finire? “I have a dream”

Carissime lettrici e carissimi lettori,

un agosto così bollente non lo vivevamo da tempo. Chiaramente il dato meteorologico non recita, con tutto il suo sole leonino che pure c’è stato (altro che se c’è stato!), la parte da primadonna o, per non sottrarci alla succulenta tentazione del bisticcio linguistico, non fa la parte del leone sotto il cui cielo praticamente questo mese vive dal suo primo giorno fino quasi al suo esaurimento.

La ruggente costellazione, entrata nella volta celeste il 23 luglio, forse non prevedeva per l’Italia, per il cielo che occupa dall’alto e che guarda i Palazzi della Grande Bellezza un tale cambiamento di scena, per rimanere nel linguaggio cinematografico e teatrale,. A metà circa del suo percorso celeste, infatti, con i Portoni già serrati per la chiusura estiva, come da calendario, al di là della forza del caldo, un Ministro (per esattezza quello degli Interni e che in questa ultima legislatura ha ricoperto anche il non abituale ruolo di vice premier), con il piglio e un’improvvisa impazienza di un frettoloso coniglio senza panciotto, orologio e bombetta (i segni sono stati altri!) ha richiamato onorevoli e senatori della Repubblica (la seconda, la terza?) alla loro repentina presenza agli scranni parlamentari. Con linguaggio forte e deciso (ormai la nota ingiunzione a “muovere il culo” ha perso persino quel tono ironizzante e imbarazzante di quello che un tempo si chiamava francesismo, svelando una piatta volgarità vestita della giubba della maleducazione) ha fatto riaprire i Palazzi del governo, improvvisamente, sfiduciando in pratica anche se stesso, come una boîte à surpises, una scatola a sorpresa dalla quale ancora non capiamo cosa e chi uscirà, quali colori, più o meno di rimando ad allegri richiami di tono calcistico, verranno fuori e si misceleranno oppure no, subendo o decidendo soluzioni, alchimie chimiche. Ma soprattutto una cosa penso, per logica, che tutte e tutti noi vorremmo sapere al più presto, ci urge capire dove e come trovare democrazia certa e tranquillità di vita. Non ci fa ancora sapere la scatola magica, anche se abbiamo ascoltato alcuni “proviamo”, se dobbiamo ancora aspettare.

Ci sorprendiamo e ci siamo stupìte, sperando di non prenderlo come segno dei tempi, quando la res pubblica, non solo quella italiana, venga governata a colpi di social più che nei luoghi addetti, che sempre nei posti della politica (ma non solo) vengano impunemente portati simboli religiosi, baciati crocefissi, invocate madonne e il loro cuore non rispettando la pluralità del popolo (proprio quello così terminologicamente abusato) che attraverso il voto vorrebbe essere rappresentato oltre le differenze. Tutto questo non dovrebbe essere normale. Forse (o senza forse) non dovrebbe essere normale neppure che un figlio esiliato (ma l’esilio non è il metodo per eccellenza dei governi cosiddetti forti?) non possa incontrare il padre arrivato alla sua parte finale della vita. Non dovrebbe neppure essere normale che un Presidente di una della nazioni più “forti” del pianeta annulli un incontro politico stabilito in autunno perché, con fare quasi di infantile ripicca, non ha ricevuto dalla sua corrispondente dello Stato europeo al quale doveva far visita, il consenso a un acquisto da lui richiesto di una grande isola. Né sono normali i muri, gli odi, soprattutto quelli a priori, le “graduatorie” ai benefici non per le regole dettate dalle leggi, ma per le predominanze etniche che ricordano l’elogio della razza!

Ma ritorniamo a chiederci e a chiedere se la poesia, l’arte, la bellezza ci possano insieme riportare alla realtà. Abbiano la forza nelle ricorrenze di questi giorni o di quelle appena passate e fatalmente qui dimenticate. Quasimodo e Garcia Lorca per primi con tutta la loro grandezza di poeti e di uomini. A Ingrid Bergman, tra le più brave e affascinanti attrici del secolo scorso è dedicato un articolo. Candeline su cui soffiare in lettura anche per i personaggi di fantasia, come Mary Poppins cara a tutti noi da sempre, la tata che ciascuna e ciascuno avrebbe desiderato avere, rigida nei suoi no (che spesso scarseggiano verso i giovanissimi), ma contemporaneamente divertente e fantasiosa da spronare la fantasia di chi sta crescendo verso luoghi impensabili.

Leggete l’articolo che parla di Galileo, dei sui come, delle sue visioni del cielo nuovo rispetto a quelli che erano stati di Omero, Aristotele, Dante, come ci dice qui l’autrice dell’articolo, affascinandoci con la storia di questo rivoluzionario che ha sconvolto il cielo, la terra, lo sguardo e la mente umana che anche da esso è governata.

Leggete anche, e in tempi che tendono al buio o almeno all’indecisione sul futuro, l’articolo che ricorda Martin Luter King e quell’indimenticabile marcia che vede trionfare il suo appello proclama. I have a dream è la frase che ci sprona, ci aiuta ad annullare le ingiustizie, ci indica strade. Perché siamo d’accordo con Moni Ovadia, grande autore teatrale dei nostri giorni, che in un’intervista televisiva ci ha detto: “Abbiamo bisogno di progettare il futuro, dobbiamo progettare una società, abbiamo bisogno per farlo di statisti”.

Abbiamo bisogno di fantasia. Come quella ormai consolidata e sempre stimolante della Creatura inventata da Mary Shelley che con il suo Frankenstein ci ha donato. O la fantasia suggerita da diversi scenari ai quali siamo poco abituati come l’Africa del Botswana, sfondo dei libri di Alexander McCall Smith, nato nel 1948 nel continente africano. I suoi romanzi (l’autrice dell’articolo ce ne suggerisce i titoli più belli) di genere giallo, troppo spesso e scorrettamente pensato minore (dimenticando che ci sono tra questi dei veri e propri classici), vedono all’opera l’investigatrice Precious Ramostaswe. Niente omicidi, ma comunque serrate indagini e tanti allegri momenti di suspense.

Continuiamo a leggere con saggezza e lungimiranza la seconda puntata sul fascismo della rubrica settimanale Pillole di Storia. Riflettiamo sulla triste, ma coraggiosissima storia di esistenza e di verità di Libero Grassi che ha pagato con la vita il suo coraggio e la fame di libertà e di giustizia. Bilanciamo il triste epilogo della sua storia con la lettura bella che riguarda quelle donne del Congresso, dileggiate da Trump, anche lui attraverso i social (!!!) e invitate sempre dal Presidente a tornare nei loro Paesi (ma quali? E, dunque, solo loro?).

Forse sarà il passaggio del testimone alle donne a cambiare il mondo? Bella potrebbe essere una candidatura femminile alla guida del Paese sullo scranno di Palazzo Chigi, ma attenzione, ricordiamoci sempre che non basta essere donne per sostenere i diritti delle donne. Sarebbe una autentica novità sotto questo turbolento, incerto e infuocato cielo di fine estate, dopo l’uomo forte che impunemente, con rosari e crocifissi in mano, chiede i pieni poteri! Anche noi allora abbiamo un sogno. E in attesa di buone nuove per l’Italia e per l’Europa vi auguriamo a tutte e a tutti una buona lettura, ovunque voi siate e un eventuale buon ritorno. Mentre la Siberia brucia e brucia anche l’Amazzonia.

Articolo di Giusi Sammartino

aFQ14hduLaureata in Lingua e letteratura russa, ha insegnato nei licei romani. Collabora con Synergasia onlus, per interpretariato e mediazione linguistica. Come giornalista ha scritto su La Repubblica e su Il Messaggero. Ha scritto L’interpretazione del dolore. Storie di rifugiati e di interpreti; Siamo qui. Storie e successi di donne migranti e curato il numero monografico di “Affari Sociali Internazionali” su I nuovi scenari socio-linguistici in Italia.

 

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