Il passaggio breve e intenso di Maria Teresa

Difficile pensare che se Mariateresa Di Lascia fosse viva avrebbe solo 65 anni: l’intensità e la passione con cui ha vissuto i suoi 40 anni di vita e la straordinarietà del successo raggiunto dal suo primo e purtroppo unico romanzo (uno dei soli tre casi di Premio Strega attribuito postumo) ingannano, facendoci dimenticare che ci sono vite brevissime capaci di lasciare un segno profondo e fecondo.

Mariateresa è nata nel 1954 in un piccolo paese del Subappennino Dauno, in provincia di Foggia, nella mia stessa terra dunque. In uno di quei piccoli paesini abbarbicati su Monti Dauni, che più che monti sono colline, e che fanno da corona al Tavoliere delle Puglie. Il suo paese era Rocchetta Sant’Antonio, per certi versi simile ad altri paesi che conosco bene, Bovino e Ascoli Satriano ad esempio, dove nacque e visse un’altra donna straordinaria e coraggiosa, Liliana Rossi, sindacalista e femminista scomparsa nel 1956 a soli 23 anni o Candela, o Deliceto, o Faeto, il paese di mia madre o Sant’Agata di Puglia, il paese di mio padre. Paesi in cui si nasce e dove, quando si parte, difficilmente si ritorna, se non per veloci visite o brevi vacanze. Terre di confine, tra la Puglia, la Basilicata e la Campania sicché spesso è a Napoli che si va a studiare. Come fece Mariateresa, per studiare medicina. Oppure paesi in cui si arriva per caso, magari per un lavoro ‘randagio’ come quello dell’ostetrica, quale era la mamma di Mariateresa, arrivata da Fiuminata, nelle Marche, ma anche quale era Anita, la mamma di Chiara D’Auria, protagonista del bellissimo romanzo di Mariateresa, Passaggio in ombra.

Dicevo, Mariateresa si era iscritta a Medicina, a Napoli, con il desiderio di diventare missionaria laica ma dopo qualche anno, eravamo intorno al 1973-74, lasciò l’università perché conquistata sempre più dalla politica e dalle battaglie sociali: nel 1975 aderì al partito radicale, nel 1982 diventò  vicesegretaria del partito e condusse battaglie contro lo sterminio per fame, contro il nucleare, per l’antiproibizionismo, per la riforma penitenziaria, per la liberazione del Tibet e, nel 1993, con il marito Sergio D’Elia fondò l’Associazione Nessuno tocchi Caino per l’abolizione della pena di morte. Nel frattempo era stata deputata, aveva fondato un’associazione per tutelare i pazienti che scelgono l’omeopatia e coordinato con Adriano Sofri “Un digiunatore al giorno” in solidarietà con le vittime delle guerre nei Balcani. 

Ma, in questa vita così piena, aveva anche cominciato a scrivere narrativa: il suo primo racconto fu del ’92 e il romanzo Passaggio in ombra fu pubblicato nel ’95, appena dopo la sua morte, avvenuta il 10 settembre del 1994.

Passaggio in ombra è un libro che ho letto, e riletto. La prima volta lo lessi appena uscì. L’ultima volta due anni fa, dopo aver saputo che un libro di saggistica, Sguardi Differenti, di cui ero editrice e coautrice, era finalista al premio letterario Mariateresa Di Lascia, organizzato dai comuni di Fiuminata e Rocchetta S Antonio. La prima volta, da giovane mamma, l’ho amato in maniera inconsapevole, l’ultima l’ho elaborato come donna sempre più appassionata di letteratura che racconta di donne e interessata ai temi sociali e l’ho amato ancora di più. E, leggendolo, mi sono chiesta se Mariateresa, con cui ormai sentivo di avere un qualche legame, avrebbe apprezzato il nostro libro e mi sono risposta di sì, lo avrebbe apprezzato, essendo un libro militante, come lo era lei. E questo ha aumentato la gioia di aver vinto il Premio a lei dedicato.

Passaggio in ombra è una splendida saga familiare, è uno spaccato della società del Sud di qualche decennio fa, ed è un romanzo al femminile come pochi: la scena è tutta per loro: Chiara D’Auria, la mamma Anita, donna Peppina Curatore, Giuppina. Donne che si muovono in un universo maschile da protagoniste anche se apparentemente proprio nell’ombra, in una società forse meno patriarcale di quanto si creda. Donne che tante di noi che hanno del DNA la società contadina del Sud Italia possono riconoscere in nonne, zie, madri: libere, tenaci, forti molto più di quanto non si possa ritenere, sia che fossero madri private del figlio come Giuppina o madri di figli altrui come Donna Peppina che madri sole per scelta come Anita che, in quanto ostetrica, svolgeva il lavoro che più di ogni altro in passato era un lavoro simbolico della libertà femminile. Ma non è questa l’ombra cui fa riferimento il titolo del romanzo che non è da intendere come un’ombra che oscura il passaggio di Chiara. Invece è un’ombra che a me fa venire in mente quella degli alberi nelle giornate più torride della nostra terra, un’ombra che protegge, che rinfranca, che sostiene la fatica di vivere.

Esiste un interessante documentario su Mariateresa, L’audacia e il silenzio, con interviste a Marco Pannella e a Franco Di Lascia, il fratello, e la bella voce narrante di Paola Capuano, vi lascio il link: https://www.youtube.com/watch?v=9LjXYBL1kQA insieme al consiglio di leggere Passaggio in ombra.

 

FqSwc3ad.jpeg

Articolo di Donatella Caione

donatella_fotoprofiloEditrice, ama dare visibilità alle bambine, educare alle emozioni e all’identità; far conoscere la storia delle donne del passato e/o di culture diverse; contrastare gli stereotipi di genere e abituare all’uso del linguaggio sessuato. Svolge laboratori di educazione alla lettura nelle scuole, librerie, biblioteche. Si occupa inoltre di tematiche legate alla salute delle donne e alla prevenzione della violenza di genere.

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...