Amy Winehouse, una vita spezzata che risuona ancora

Lo scorso mese è ricorso l’anniversario degli otto anni dalla prematura scomparsa di Amy Winehouse. Infatti, la cantante britannica è deceduta il 23 luglio 2011 per avvelenamento alcolico. Ad ucciderla, secondo l’autopsia, il meccanismo dello “stop and go” ovvero l’eccessiva assunzione alcolica a seguito di un lungo periodo di astinenza. In effetti la cantante lavorava da anni al suo terzo album e, per poter tornare in scena, aveva deciso di sottoporsi a delle cure di disintossicazione. L’album in questione, dal titolo Lioness: Hidden Treasure, è stato pubblicato postumo il 5 dicembre 2011, anticipato dal singolo di successo “Our day will come”. 

Cresciuta in un sobborgo di Londra con una madre farmacista e un padre tassista, il sogno nel cassetto di Amy Jade Winehouse è sempre stato quello di diventare una cantante. All’età di 12 anni compete per poter accedere alla prestigiosa “Sylvia Young Theater School”; nella domanda per l’ammissione, fra le altre cose, scrive: “Vorrei che le persone ascoltassero la mia voce e dimenticassero, anche per soli cinque minuti, i loro problemi”. Viene ammessa e rimane nell’istituto per diversi anni ma, avendo un carattere molto ribelle che le fa guadagnare la minaccia di una bocciatura, verrà poi spostata in un’altra scuola per volontà dei genitori.

A solo 19 anni Amy firma il suo primo contratto discografico. Un anno dopo, il suo album di debutto, Frank, viene pubblicato ed ottiene molti consensi. Amy non si limita a cantare, scrive personalmente le canzoni e, nello specifico, l’album l’aiuta ad affrontare la rottura con il fidanzato. Tuttavia, l’enorme successo si scontra con la crescente paura di cantare davanti a pubblici molto vasti: nel tentativo di allentare l’ansia e la pressione, Amy inizia a bere prima dei concerti. 

Nei mesi successivi conosce l’eroinomane Blake Fielder-Civil e se ne innamora. La relazione fra i due dura diversi mesi, il tempo sufficiente affinché Amy cada sempre di più nella spirale dell’alcool e della droga. Nonostante l’orrore, quando lui la lascia lei cade in una profonda depressione. Dalla tumultuosa relazione è ispirato il secondo album della Winehouse: Back to black. Il nuovo disco, pubblicato nel 2006, è un enorme successo. Le canzoni, scritte in pochissimo tempo, scalano le classifiche globali. Otto mesi dopo Blake torna da Amy, i due si sposano ma la relazione è destinata a non durare. La coppia divorzia nel 2009, dopo due anni di matrimonio.

Amy è all’apice della sua carriera. Diventa la malinconica icona di molte giovani donne. La sua voce straordinaria suona come pura poesia, come uno strumento prezioso. Una voce destinata a restare nella mente di tutti, a suonare ancora e ancora. Tuttavia, poco tempo dopo la pubblicazione dell’album tornano gli incubi, torna la paura di presentarsi in pubblico, torna quel maledetto rifugio nell’alcool. Un intero tour viene cancellato per “motivi di salute”. Amy entra in una clinica di disintossicazione dalla quale viene dimessa poco tempo dopo, apparentemente in buona salute.

Il 23 luglio la sua guardia del corpo la trova priva di sensi nella sua abitazione a Londra. Poco dopo ne viene constatato il decesso. Amy Winehouse entra, tristemente, a far parte dell’insieme degli artisti che sono deceduti all’età di ventisette anni. Con lei:  Janis Joplin, Jimi Hendrix, Jim Morrison, Kurt Cobain, Mia Zapata e molti altri.  

Articolo di Ettore Calzati Fiorenza

gJaZLDNROssessionato dalla comunicazione, sostenitore della scienza e dell’importanza del dubbio perché, in fondo, quasi nulla di cui ci crediamo certi è effettivamente tale. Tra i miei interessi principali rientrano anche la letteratura, le arti figurative e la musica. “Le parole sono tutto quello che abbiamo” e per questo faccio del mio meglio per mantenere quelle date, usque ad finem.

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