Editoriale. Lo voglio, lo prendo!

Carissime lettrici e carissimi lettori,

non sono solo canzonette. Non lo sono mai state solo oggetti senza significato da riempire il tempo mentre si viaggia in macchina o, come ci dettavano i vecchi film, mentre stiamo sotto la doccia. Impegnate o no, segnano un modo di essere, uno degli stili di vita o lo stile di vita di una determinata epoca, di una certa generazione, di un periodo della nostra vita o della società in cui viviamo.

Il caso nato dopo le parole di Fabio Volo intorno al video cantato di Ariana Grande ci fa riflettere. Ci fa pensare, stavolta al di là della canzonetta in sé, che il peso dei messaggi che passano e del modo in cui li si interpretano è importante, per tutta la società, per gli uomini come per le donne, per le ragazze e per i ragazzi che sono anche figli e figlie. Sicuramente, come si è detto, Volo non rappresenta la voce forte degli intellettuali come Grande non è certo la rappresentante di un femminismo consapevole, ma i commenti del conduttore del Volo del mattino hanno dato, come ribadito, un concetto che la dice lunga sulla situazione della condizione della donna nell’immaginario collettivo della nostra Italia di oggi, di come il linguaggio sia ancora un linguaggio maschilista e di come la donna sia caricata di responsabilità dell’agire del maschio. “Le donne sono come i fiori, in base ai colori e ai profumi, attirano un certo tipo uomo“, dice Volo per spiegare meglio che se vedesse ad una festa una “vestita tutta rosa, tutta sexy”, alla maniera di Ariana Grande nel video di 7 Rings direbbe sicuro “Chi è ‘sto puttanun? Come si è introiata?”. Per poi continuare – e qui, altro passo di dubbio maschilismo, sembra che duetti con la sua compagna di conduzione, mentre di fatto ignora tutti i suoi sforzi per fermarlo, per metterlo in guardia dall’evidente inizio dello scivolone: “Io padre di due femmine – continua ipotizzando una vita che non è sua, generalizzando quindi per tutti/e – vado al lavoro, faccio le mie cose, mentre una società mi sta imputtanando la figlia”. Qui abbiamo parlato tante volte dell’importanza del linguaggio, e se proprio si deve dire, del suo valore educativo. Volo stabilisce verbalmente i ruoli sociali per cui il maschio esce di casa per andare a lavorare (ma “faccio le mie cose” che vorrà dire? Forse andare sul tapis roulant, in quella passeggiata ginnica che oltre a mantenere il maschio vigoroso fisicamente gli svelerebbe i video pruriginosi della ragazza americana?). Lo stesso maschio lascia, fidandosi (di chi? Della compagna della sua vita familiare?) la figlia a casa e, ritornando dalle fatiche giornaliere (lavorative e sportive) trova una casa corrotta proprio da quella ragazza “incontrata” da lui nel tempo della sua remise en forme in palestra!

La stiamo facendo “troppo lunga”, come si dice, su questa cosa da social? Assolutamente no se si pensa che non è, tra l’altro l’unico episodio del genere successo e arrivato da palcoscenici ben più visibili come la trasmissione di Porta a Porta su Rai1 e il Festival della musica di Salisburgo, solo per citarne i più recenti, cose di cui parleremo fra qualche riga.
Al video della giovane cantante, semmai, bisognava contestare altre cose, come questa pretesa comune a tutti i ragazzi e a tutte le ragazze delle ultime generazioni, di avere tutto e subito, non solo il sesso. Ma usare un linguaggio del genere, così segnato da un pensiero maschilista come quello sopra delle frasi sopra scritte fa passare un messaggio in cui la donna è, e deve essere, sotto lo sguardo attento dell’uomo che viene così a passare per vittima costretta ad agire, indotto, a subire la forza delle provocazioni sessuali, ad avvicinarsi a lei a seconda del messaggio che gli manda, che sarebbe un messaggio puttanesco (Volo usa altri termini e frasi colorite come “impecorata” o “attirerai solo gente che ti vuole sdraiare”).
Il passo tra questi discorsi di Volo e quelli fatti, permettetemi di dire in modo osceno e offensivo, da Bruno Vespa durante tutta l’intervista alla donna scampata a un femnminicidio è davvero breve. Il punto focale coincide: la donna è il famoso fiore che ha il compito di emanare odore e colore e manda all’uomo messaggi che lui riceve, come passivo alla provoc-azione femminile. Questo si “legge” guardando, durante la puntata di Porta a Porta, il sorriso sul viso del giornalista della Rai, con l’evidente valenza ironica. Poi ci sono altre corrispondenze: nel discorso di Volo, come per Vespa, si ribalta a sorpresa la situazione. La signora intervistata non è scampata alla morte violenta: “Se suo marito voleva ucciderla l’uccideva”, ma la sua salvezza è stata decisa dal marito che non l’ha voluta “finire” dopo le botte e i calci (tutti testimoniati dalle foto). Così da passivo il maschio, per bocca dell’uomo, dei due uomini, conduttori, si fa protagonista attivo, non solo sedotto, ma capace di decidere sul da farsi.
E purtroppo gli esempi, come abbiamo detto, intorno alle donne e al loro corpo, al nostro corpo, che dicono imprigioni e seduca lo sguardo e la mente maschile, sono ancora tanti. Gdm , Il Giornale della musica, rivista on line, proprio scrivendo a proposito del “caso Volo” ricorda la recente polemica esplosa al Festival di Salisburgo sul body sharming e riguardante la soprano Kathryn Lewek che, secondo un critico della testata Die Welt, avrebbe dato dei grattacapi alla costumista a causa del suo corpo in notevole sovrappeso. Insomma l’identico concetto, mascherato dai nostri commentatori, si ritrova dietro lo stupore del vestito bluette, nelle battute lanciate alla neoministra Teresa Bellanova in occasione del suo giuramento al Quirinale e, dunque, in occasione della sua presentazione ufficiale all’Italia.

Ritornando a parlare di musica (qui spesso ne abbiamo scritto e stiamo aspettando la seconda puntata sugli Inti-Illimani e tutta una serie di interventi sulle voci più note del sud America) sarebbe importante dire che, comunque sia, la musica cosiddetta leggera ha avuto sempre un posto importante, non secondario nella società civile, nonostante la sua nominazione. Le cosiddette “canzonette” anche quando non sono state scritte e musicate da grandi poeti e da grandi musicisti, guadagnandosi l’ambizioso titolo di canzoni d’autore (il poeta Prévert era anche uno scrittore di testi poi messi in musica) hanno spesso segnato un’epoca. Ricordiamo le canzoni dei partigiani, quelle delle   mondine. Questi canti accompagnavano la lotta, il lavoro, davano forza e marcavano un momento della vita politica e sociale del tempo in cui nascevano. Come giustamente sottolinea Graziella Priulla, che ci piace qui di nuovo citare, nel suo saggio C’è differenza: “La musica …..ha un ruolo non marginale nell’arricchimento del patrimonio culturale ed esistenziale, specialmente per i giovani, che ne fanno e continuano a farne uno dei loro principali interessi e passioni… Non è solo intrattenimento, ma colonna sonora che scandisce i momenti sociali come le occasioni più personali. La musica – conclude – è una dimensione della vita”.

Si parlerà di donne, di molte donne in questo numero 28 di Vitaminevaganti.com. Come nelle ultime puntate, si leggerà di cinema e delle sue grandi interpreti, con un articolo su Anna Magnani, Nannarella: qualche volta rifiutata dai critici, imposta a Pasolini che non la voleva nel suo Mamma Roma, ma amatissima senza riserve dal suo pubblico, non solo quello romano.
Si parlerà delle Quattro giornate di Napoli, il cui anniversario cade proprio in questi giorni di settembre, magistralmente rappresentate nell’omonimo e bellissimo film di Nanni Loi, volute e sofferte e vinte da un popolo stremato, decimato da una guerra che aveva messo in ginocchio una città. Le foto magistrali di Robert Capa ci rimandano al vivo di quei giorni, ai luoghi ai volti delle ennesime madri-coraggio della storia che piangono e seppelliscono i corpi dei figli e delle figlie.
C’è la storia di Laura Bianchini una delle splendide donne costituenti che aveva la scuola e il tema dell’educazione nel cuore. Leggerete di Ester Børgesen Boserep, coraggiosa economista che ha rivoluzionato la lettura del mondo economico con uno sguardo innovativo di genere e un rinnovamento dell’agricoltura anche in chiave femminile.
Le donne rimaste uccise nella fabbrica di fiammiferi Phos alle porte di Torino ci insegnano che non bisogna dimenticare e imparare dalle sofferenze.
Bellissime le storie di Wangari Muta Maathai, donna combattente e piena di energie per il suo Congo, o quella di Alba De Céspedes protagonista di questa puntata di Incontri impossibili. Una strega dalla chioma turchina insegna che nulla deve rientrare in rigidi canoni stereotipati e sapere che l’arte, ma anche la vita vera, nasce sempre dal vedere le cose anche sotto altri punti di vista.
Ma siamo una rivista paritaria e non ci sfuggono le belle figure maschili. Come quella del pittore Daniel Schinasi, nato ad Alessandria d’Egitto, come Marinetti, Ungaretti e, chiaramente, come la grande matematica e filosofa dell’antichità: Ipazia.

Buona lettura e grazie a tutte e tutti per il vostro interesse.

 

Articolo di Giusi Sammartino

aFQ14hduLaureata in Lingua e letteratura russa, ha insegnato nei licei romani. Collabora con Synergasia onlus, per interpretariato e mediazione linguistica. Come giornalista ha scritto su La Repubblica e su Il Messaggero. Ha scritto L’interpretazione del dolore. Storie di rifugiati e di interpreti; Siamo qui. Storie e successi di donne migranti e curato il numero monografico di “Affari Sociali Internazionali” su I nuovi scenari socio-linguistici in Italia.

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