Il Codice Morse

Come si comunicava a distanza tra il XVII e il XVIII secolo?

Le comunicazioni allora viaggiavano sui fili del telegrafo. La parola telegrafo deriva dal greco e significa «scrittura a distanza»; il telegrafo era il dispositivo che permise di inviare a distanza sotto forma di impulsi elettrici messaggi scritti, utilizzando l’apposito codice Morse che col tempo diventò la lingua principale della telegrafia nel mondo, lo standard per la trasmissione ritmica dei dati. La telegrafia, considerata l’antenata delle attuali reti di comunicazione telefoniche, televisive e telematiche, era  un settore delle telecomunicazioni e riguardava la trasmissione e la riproduzione di messaggi alfanumerici.
Sono diversi gli studiosi, gli appassionati che si sono occupati della telegrafia e di quanto a essa è correlato, tra gli altri si ricordino Claude Chappe, Samuel Morse, Charles Wheatstone e William Cooke che hanno contribuito allo sviluppo di questo importante ramo delle comunicazioni.

Il francese Claude Chappe e i suoi fratelli Ignace e Abraham, nel 1793, svilupparono un sistema telegrafico ottico ad asta provvisto di una torre su cui era installato un braccio rotante e alle cui estremità vi erano due bracci minori, basato su una catena di segnalatori, configurazioni standard di lettere, numeri e ordini di servizio; sul territorio erano poste diverse postazioni dove un addetto dotato di cannocchiale riceveva il messaggio e lo ripeteva alla stazione successiva. Il sistema ebbe successo e nei decenni seguenti si sviluppò una rete con centinaia di segnalatori telegrafici che collegò Parigi con le zone periferiche della Francia e oltre. Infatti, Napoleone Bonaparte, consapevole dell’importanza delle comunicazioni in campo militare, commissionò stazioni telegrafiche mobili che fece installare sui campi di battaglia risparmiando così lavoro ai messaggeri a cavallo; ovviamente, ciò era reso impossibile quando le condizioni atmosferiche  erano avverse perché limitavano la visibilità dei segnali.

Samuel Morse, stimolato inizialmente da ambizioni artistiche, completò gli studi presso il College di Yale, dove divenne un pupillo del pittore Washington Allston. Nel 1811 dopo la laurea si trasferì, al seguito di Allston, prima a Roma e poi a Londra per dedicarsi alla pittura e alla scultura. Rientrato nel 1825 negli Stati Uniti d’America contribuì a fondare a NewYork la National Academy of Design, dedicandosi all’insegnamento di pittura e scultura, presso la New York University. Nello stesso anno la città di New York lo incaricò di dipingere un ritratto di Lafayette; durante la realizzazione dell’opera un messaggero gli consegnò una lettera inviata dal padre in cui gli comunicava che la moglie era in convalescenza, il giorno successivo ricevette un’altra lettera dal padre in cui gli riferì della morte improvvisa della moglie. Morse si mise subito in viaggio per raggiungere la famiglia a New Haven, dove però trovo la moglie già sepolta;  rattristato anche dalla lentezza della comunicazione, decise di ricercare un mezzo di comunicazione a lunga distanza e veloce.

Qualche anno dopo, nel 1831, Morse conobbe Charles Thomas Jackson; condividendo passioni e informazioni, Jackson parlò a Morse delle sue scoperte sull’elettromagnetismo, cioè la teoria sulla forza di attrazione e repulsione tra corpi dotati di carica elettrica, che permise l’invenzione dell’elettricità. Fu così che Morse ebbe l’intuizione che per rendere utile un telegrafo occorressero due cose: l’elettricità e un codice, e un solo filo per far passare l’impulso e un linguaggio semplice tradotto da impulsi, punti e linee. Dopo un breve soggiorno romano, giunto a New York Morse abbandonò definitivamente la carriera di pittore indirizzando il suo interesse alla tecnica, occupandosi di esperimenti chimici ed elettrici. Tra il 1832 e il 1836 si dedicò alla costruzione del prototipo della macchina che aveva immaginato, ma avendo pochi soldi fu costretto a utilizzare materiale di recupero, presentando il suo prototipo arrabattato in vari posti, sperando di attrarre l’attenzione di qualche investitore. Fu così che incontrò il figlio dell’industriale Stephen Vail e proprietario delle ferriere Speedwell, Alfred Vail, il quale  convinse il padre e il fratello a finanziare un modello affidabile da presentare al Congresso degli Stati Uniti a Washington. Mentre Samuel si preoccupava di depositare il brevetto, Alfred, nelle sue fabbriche, costruiva il primo telegrafo elettrico e il mattino del 24 maggio 1844 fu trasmesso il primo messaggio telegrafico da Washington a Baltimora: «What hath God wrought!» (Cosa Dio ha creato!).

L’idea iniziale di Morse fu quella di usare numeri che corrispondessero a lettere, ma non funzionò, troppo complicata la traduzione, così questa idea fu sostituita da quella che tutti conosciamo dei punti e delle linee e si disse che fosse venuta ad Alfred Vail. La collaborazione tra Morse e Vail si trasformò in rivalità e, successivamente, in un difficile  contenzioso giudiziario; solamente dopo numerose cause legali, Morse ottenne il riconoscimento della sua invenzione e fu considerato l’unico inventore del telegrafo.
Il telegrafo originale di Morse, presentato con la sua domanda di brevetto, fa parte delle collezioni del National Museum of American History presso la Smithsonian Institution.

Malgrado Morse sia considerato l’unico inventore, anche altri giunsero alla sua creazione durante gli stessi anni; nel 1836, pur non essendo a conoscenza del lavoro di Morse, gli inglesi Charles Wheatstone e William Cooke costruirono il primo sistema di telegrafia commerciale che si estese a Londra per circa 20 km. Partendo dalla stazione di Paddington si sviluppava lungo le fermate di una linea ferroviaria in uscita dalla città. Per comporre le lettere si adoperò un sistema più complesso di quello Morse, basato sulla combinazione di più interruttori da premere contemporaneamente: il messaggio era più complicato da trasmettere rispetto al segnale Morse, ma più semplice da comporre in quanto l’apparecchio era collegato a una tastiera come quella di una macchina da scrivere. Nel frattempo, Morse tenne a battesimo la Magnetic Telegraph Company che collegò New York ad alcune città degli Stati Uniti. Rimase irrisolto il problema del mare: le imbarcazioni che attraversavano l’Oceano non potevano ancora essere collegate alla terraferma; a questo problema fu trovata una soluzione: nel 1866 fu posato il primo cavo telegrafico transoceanico mettendo in collegamento l’Europa e gli Stati Uniti.

Successivamente vari scienziati e inventori lavorarono sull’uso delle onde elettromagnetiche per trasmettere messaggi contribuendo a sviluppare l’invenzione della telegrafia senza fili, fra gli altri Thomas Edison, Aleksandr Popov, Augusto Righi. Nel giugno del 1896 Guglielmo Marconi depositò per primo il brevetto di un sistema di telegrafia senza fili, e così furono stabilite le prime comunicazioni transoceaniche affidabili. Il telegrafo senza fili nel 1912 ha permesso il salvataggio di 705 persone naufraghe del transatlantico Titanic, infatti il telegrafista mandando l’Sos riuscì a chiamare in soccorso un’altra nave.

Il telegrafo fu un elemento fondamentale della modernità ed ebbe rapidamente un grande sviluppo, consentì alle amministrazioni statali di comunicare molto in fretta con le periferie e si rivelò di grande utilità per gli affari, in particolare per gli operatori di borsa. Tuttavia, nell’arco di un secolo è diventato sempre meno importante, infatti non raggiunse mai le abitazioni private o le aziende come è accaduto per il telefono. Ancora oggi si ricorre ai telegrammi in occasioni particolari, ma gli attuali telegrammi non utilizzano il codice Morse, ormai abbandonato e sostituito da sistemi più efficienti.

 

Articolo di Giovanna Martorana

PXFiheftVive a Palermo e lavora nell’ambito dell’arte contemporanea, collaborando con alcuni spazi espositivi della sua città e promuovendo progetti culturali. Le sue passioni sono la lettura, l’archeologia e il podismo. 

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