Mamma Ruth, donna geniale e generosa

Nei giorni scorsi mi è capitato di rileggere un articolo che avevo ritagliato e conservato per quasi tre anni; ho notato con piacere che presentava più motivi di interesse che desidero condividere.

L’autore è il giornalista Vittorio Zucconi (1944 -2019), scomparso in maggio, che raccontava come sempre una vicenda da cui trarre spunti di riflessione nella sua rubrica sul settimanale D-Donna allegato a Repubblica (10 dicembre 2016) frutto delle sue corrispondenze dagli Usa. Zucconi è stato un giornalista che ho “frequentato” molto, non perché lo conoscessi di persona, ma perché lo leggevo assiduamente; talvolta portavo suoi articoli anche alle mie classi per analizzarli e discuterli insieme. Inoltre lo ascoltavo spesso la sera su “Radiocapital” (di cui è stato a lungo direttore) nella trasmissione TGZero quando commentava i fatti del giorno e intervistava ospiti, con la sua vena ironica, persino pungente (ricordo bene quando interruppe bruscamente il senatore Pillon che in modo confuso ed esitante stava esponendo i suoi princìpi bigotti e fece chiudere il collegamento, infuriato esattamente come il pubblico in ascolto per l’impossibilità di dialogare).

In questa vera e propria biografia Zucconi ricordava, dopo circa un mese dalla morte, una donna straordinaria, deceduta alla bella età di 105 anni a Manhattan dove viveva. Il personaggio in questione è Ruth Gruber (30.9.1911-17.11.2016), di cui ricorre in questa settimana l’anniversario della nascita, fin da bambina eccezionalmente dotata, che ha avuto una vita talmente intensa da sembrare un romanzo. «Sempre impeccabilmente truccata, con i guanti bianchi e il cappellino di paglia per l’estate e di panno per l’inverno sopra i ricci neri quando usciva di casa, Ruth Gruber era il ritratto della perfetta ragazza ebrea di buona famiglia (…)» Nel 1931 vinse una borsa di studio all’Università di Colonia, diventando la persona più giovane al mondo ad ottenere un dottorato, mentre stava per iniziare l’ascesa di Hitler. La sua conoscenza delle lingue e la sua capacità di scrivere, dodici anni più tardi, la portarono di nuovo in patria per una missione rischiosa: dal Governo ebbe l’incarico di andare a Napoli per accompagnare negli Usa migliaia di ebrei sopravvissuti, raccolti per l’Europa dalle truppe americane. Per evitarle ulteriori rischi, se fosse stata catturata dai tedeschi, presenti in forze nell’Atlantico, fu nominata generale, un grado temporaneo che le avrebbe comunque evitato la fucilazione come spia. A Napoli arrivò vestita come sempre: cappellino, gonna a pieghe, camicetta azzurra; non era l’abbigliamento ideale per arrampicarsi sulla fiancata di una nave sotto gli occhi di centinaia di giovani militari. Un marinaio le dovette prestare un paio di pantaloni. Mamma Ruth, così fu chiamata, fece un po’ da mamma a tutti, donne e uomini, grandi e piccoli: insegnava canzoni, cantava la ninna nanna, cercava di familiarizzare con l’inglese la massa dei profughi, dall’incerto futuro. Una volta in America, la vita di Ruth riprese più intensa che mai; fotografa e inviata speciale fu il primo giornalista (maschio/femmina) a poter visitare un campo di prigionieri politici in Urss e a entrare nel Regno di Giordania appena costituito. Seguì una spedizione nell’Artico e viaggiò instancabile per missioni umanitarie. Testimoniò al processo di Norimberga e raccontò l’odissea degli oltre  quattromila ebrei respinti dalla Palestina, di cui in seguito trattarono un celebre libro e un altrettanto celebre film: Exodus. Ma il più grande merito di Ruth, racconta ancora Zucconi, fu quello di aver convinto il presidente Truman nel 1943 a dare asilo a quei profughi arrivati dall’Europa martoriata; se fossero stati respinti e riportati nei luoghi di origine, avrebbero trovato il nulla, città, villaggi, famiglie cancellate dalla guerra.

Una vita generosa e intensa, quella di Mamma Ruth; un bell’esempio di giornalismo, quello di Zucconi, e un ammonimento che nel nostro presente risulta quanto mai attuale.

Articolo di Laura Candiani

oON31UKhEx insegnante di Materie letterarie, dal 2012 collabora con Toponomastica femminile di cui è referente per la provincia di Pistoia. Scrive articoli e biografie, cura mostre e pubblicazioni, interviene in convegni. È fra le autrici del volume e Mille. I primati delle donne. Ha scritto due guide al femminile dedicate al suo territorio: una sul capoluogo, l’altra intitolata La Valdinievole. Tracce, storie e percorsi di donne.

Un commento

  1. Ascoltavoo Zucconi a radiocapital con tanto interesse e leggevo i suoi articoli su D…brava ad avercelo ricordato e a farci conoscere qs grande donna GRAZIE

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