Nella Pecchioli. La prima marescialla, aiutante di sanità

Durante la Prima guerra mondiale il giro di boa nell’effettivo arruolamento, con stellette al bavero e soprattutto stipendio, delle mediche e farmaciste fu la sopravvenuta consapevolezza che la guerra non sarebbe finita in tre mesi e che gli ospedali erano pieni: da qui l’ordine categorico nel gennaio del 1916 dell’Ispettorato Sanità Militare alla Croce Rossa per l’arruolamento di queste donne, studentesse universitarie di 4° e 5° anno comprese, con gradi, stellette e, appunto, stipendio.

Alcune eccezioni: mentre la studentessa in medicina Luisa Levi, a Torino, viene arruolata come “Aspirante ufficiale medico” la nostra Nella Pecchioli viene arruolata come “Aiutante di sanità” e quindi con il grado di Maresciallo, per ora un fatto unico.

Per quanto attiene alla Seconda guerra mondiale evidentemente l’apporto professionale femminile non viene ritenuto necessario in Italia se non nella gestione delle problematiche a lungo termine (lotta alla tubercolosi, ad esempio, settore nel quale trovano impiego diverse “dottoresse” dopo il congedo) e anche nel Regolamento del 1942 del Corpo Militare della Cri non si hanno notizie di donne arruolate. Tutta da scoprire la storia della “Tenentessa” dott.ssa Lina Baroncelli, di cui si è trovato un foglio di licenza che la identifica chiaramente come militare in forza in un ospedale di Ravenna.

Assunta invece con contratto civile sarà Nella Pecchioli, medica con innumerevoli specializzazioni, cui sarà affidato il difficile incarico di gestire gli Internati Militari Italiani, malati e feriti, che transitano dal Brennero alla fine della guerra; si parla di centinaia di migliaia di persone in condizioni terribili, a causa della loro trasformazione in “lavoratori volontari” per cui la Sanità Militare non può farsene carico. Sarà la Croce Rossa, unitamente ad altre associazioni, a organizzare punti di assistenza, luoghi di soccorso ed ospedali.

Dal Brennero transitarono pure antifascisti e antinazisti, gli ebrei e gli altri reduci dai campi di concentramento, tuttavia non ho trovato notizia dell’utilizzo del Centro Ospedaliero anche per questi profughi.

Tra gli altri a Merano viene istituito il “Centro Ospedaliero della C.R.I.” che comprende anche diversi alberghi, e qui lavora la dott.ssa Pecchioli, non arruolata ma assunta come medica civile. Ma vediamo la biografia di questa donna che inizia ancora studentessa la sua carriera di militare della Croce Rossa.

Nella Pecchioli, figlia di Giovanni e di Ida Romoli, era nata a Firenze il 10 novembre 1890. Lo stato di servizio rintracciato è una copia successiva all’originale, forse copia di uno rilasciato ai fini pensionistici; era depositato presso l’Archivio Storico del Corpo Militare di Firenze e si tratta di pessime e parziali fotocopie. Da questo documento sappiamo che era alta 1,65 con capelli e occhi neri. Nubile.

Interessante, come abbiamo visto, la sua carriera: arruolata come aiutante di sanità, maresciallo, nel ruolo normale mobile, nel maggio 1915, assegnata l’8 luglio 1915 all’ospedale n. 2 di Firenze, passa, dopo la laurea ottenuta nel 1916 presso la Regia Università di Firenze, al Ruolo direttivo come sottotenente medico nel 1917, sempre impiegata all’ospedale territoriale n. 2 di Firenze, arruolata con il n. 45 nel Ruolo delle mediche e farmaciste.

Le note caratteristiche ci dicono: «Addetta all’Ospedale Territoriale C.R.I. n. 2 di Firenze dal dì 8 luglio 1915 in qualità di Aiutante di Sanità (Maresciallo) fino al 25 gennaio 1916 e successivamente fino ad oggi in qualità di assimilata col grado di sottotenente medico.» (il resto è illeggibile)

Interessanti dati arrivano dall’almanacco delle donne italiane anno 1938-XVI: dopo la laurea si specializza in pediatria e vince il concorso per Aiuto pediatra nell’Ospedale infantile Mayer dove rimane fino al 1925, acquisendo nel frattempo la specializzazione in Igiene nel 1923, poi come Aiuto al dispensario antitubercolare Umberto I dove è ancora nel 1938. Ricopre in contemporanea altri incarichi e acquisisce ulteriori titoli, nel 1929 si specializza nella Clinica della tubercolosi e delle malattie dell’apparato respiratorio, quindi opera come Medica sociale a Terni per conto della Assistenza sociale al lavoro. Grazie al perfezionamento in puericultura dal 1929 è direttrice del Consultorio infantile di Fiesole.

Contemporaneamente procede anche la sua carriera all’interno delle organizzazioni fasciste, nell’almanacco troviamo che nel 1919 appartiene alla Alleanza di difesa cittadina e dal 1° aprile 1921 si iscrive al P.N.F., collabora alla Marcia su Roma e ne ottiene il brevetto. Subito entra nel Direttorio femminile e continua a collaborare per la parte relativa ad ambulatori, asili, nidi. Nel 1931 viene nominata Ispettore sanitario della Federazione dei Fasci di Combattimento, si occupa della organizzazione e ispezione delle Colonie marine, montane e diurne dell’intera provincia di Firenze. Queste notizie si chiudono al 1938, data di pubblicazione dell’almanacco.

Come anticipato, altri dati li troviamo nella copia dattiloscritta della nota predisposta nel 1960: al termine della Seconda guerra mondiale fu in servizio, con le funzioni di medica ausiliaria civile, presso il Centro Ospedaliero della Croce Rossa Italiana di Merano (Bolzano). Dal 18 settembre 1945 al 1° marzo 1947, prestò servizio nei seguenti ospedali: Albergo Palazzo, Ospedale Atlantico, Ospedale Minerva, Ospedale Meranerhof.

A tale proposito bisogna chiarire perché venne aperto questo Centro Ospedaliero addirittura requisendo diversi alberghi nel paese: con la fine delle ostilità iniziò il rientro dei militari italiani internati in Germania e di molti ebrei che seguivano questa strada alla volta dei Paesi d’origine oppure per trovare un rifugio altrove.

Per quanto attiene ai militati italiani ricavo notizie interessanti dal lavoro di Sabina Frontera Il ritorno dei militari italiani internati in Germania (1945-1946), «Mondo Contempo-raneo», 3, 2009, in cui racconta che già al momento dell’internamento gli I.M.I.(circa 624.000) che avevano rifiutato sia l’adesione alla RSI sia l’arruolamento nelle forze tedesche, furono privati della protezione del prigioniero di guerra, successivamente furono trasformati, volenti o no, in “liberi lavoratori civili”, infine, al termine della guerra, praticamente abbandonati nei campi ora affidati agli Alleati nell’incapacità di organizzare il rimpatrio in tempi veloci. Molti si mossero autonomamente salendo su convogli o addirittura andando a piedi. I rimpatri organizzati iniziarono solo nell’estate del 1945. Nell’ottobre venne organizzato il primo posto di ristoro al Brennero, seguito da altri nelle principali stazioni, grazie ad associazioni assistenziali come la Cri, la Young Men’s Christian Association, la Pontificia Commissione Assistenza.    Non ho trovato ulteriori notizie della attività svolta da questa medica né per il periodo dal 1938 al ’45 e nemmeno dal ’47 in poi. Manca anche la data di morte che suppongo posteriore al 1960 visto il rilascio dello stato di servizio in quella data.

Articolo di Elena Branca

l9mVbEyrSocia della Società Italiana di storia della Medicina e dell’A.N.S.M.I. Piemonte e Valle d’Aosta, è cultrice di storia della Croce Rossa e della Medicina (con particolare riferimento al ruolo della donna). Si occupa inoltre di rievocazione storica con il Gruppo Storico A.N.S.M.I. Piemonte, 12th Durham Light Infantry Italian Reenacting Group, The Gordon Hilanders 1914 18 Italian branch.

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