Giornate europee del patrimonio in Toscana. Sulle tracce delle donne

Il 21 e 22 settembre si sono celebrate le Giornate europee del patrimonio — promosse dal Ministero per i Beni e le attività culturali — istituite a partire dal 1991, che hanno visto aperture straordinarie, mostre, incontri, concerti e ogni genere di eventi in tutta Italia. Per citare qualche esempio toscano, sono state aperte, con visite guidate, alcune prestigiose istituzioni fiorentine: dal Bargello a San Marco, dagli Uffizi al museo Archeologico, e poi gli Arsenali di Pisa che conservano le antiche navi e le Ville medicee di Poggio a Caiano e Cerreto Guidi.

A ben guardare, ognuna di queste occasioni può indurre a uno sguardo di genere, volto a riscoprire le tracce femminili. Valga tra tutti l’esempio dell’evento organizzato a Pescia (Pistoia) presso l’Archivio di Stato che conserva nel suo vasto patrimonio un fondo contenente la documentazione sulle attività del locale teatro. Il teatro oggi è intitolato al compositore Giovanni Pacini, ma la sua storia nasce da lontano, così come l’intensa vita culturale della cittadina. Un gruppo di appassionati si riunì nell’Accademia dei Cheti nel 1667, divenuta poi Accademia degli Affilati (1715). Due anni dopo iniziarono i lavori per realizzare l’edificio, disegnato da Giovanni Antonio Tani, su quello che allora era un prato davanti alla bella chiesa di San Francesco. Nell’atrio si può ammirare una lapide che ricorda una gloria locale: l’attrice Carlotta Marchionni (1796-1864 – a sinistra nell’immagine di copertina).

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“Il suo nome oggi è del tutto dimenticato, ma nella prima metà dell’Ottocento fu celebre come interprete delle tragedie di Silvio Pellico. Carlotta – nata a Pescia il 14 giugno 1796 – era figlia d’arte da parte della madre Elisabetta Baldesi, apprezzata interprete delle tragedie alfieriane. Dopo aver studiato nel collegio delle Orsoline a Verona, iniziò a calcare le scene verso i quattordici anni nelle parti di ingenua e di generica. Intorno ai 18-20 anni entrò nella compagnia Belloni-Meraviglia, retta dalla madre e da altri tre attori; successivamente la compagnia prese il nome Marchionni e Carlotta cominciò a ricoprire i ruoli di prima attrice. Nel 1815, quando recitava a Milano, in un piccolo teatro, venne notata dallo scrittore Ludovico di Breme, abate ed ex cappellano presso la corte napoleonica, in un momento di transizione culturale e personale. Carlotta ne divenne dunque l’ispiratrice e l’amante oltre che l’interprete presso il teatro comunale di Mantova nel novembre dello stesso anno di una sfortunata messa in scena della tragedia Ida che non venne apprezzata dal pubblico e che l’autore decise per questo di non pubblicare e di abbandonare a favore di altri progetti letterari. Carlotta riscosse invece un grande successo personale nella Francesca da Rimini di Silvio Pellico che, dopo l’accoglienza trionfale al Teatro Re di Milano il 18 agosto 1815, venne portata in tournée nei principali teatri italiani dal 1816 al 1819. In quel periodo Pellico, ormai scrittore conosciuto, era impegnato in prima linea nella polemica classico-romantica dalle pagine della rivista “Il Conciliatore” e la stessa Carlotta non era ritenuta più una giovane promessa del teatro, ma un’attrice affermata. L’arresto di Piero Maroncelli e Pellico, la morte di Ludovico Di Breme e il coinvolgimento politico di Angelo Canova, attore della compagnia Marchionni, accusato di aver aderito alla Carboneria e condannato per questo a cinque anni di carcere, segnarono un punto di svolta nella vita personale e nella carriera di Carlotta. Il giudice istruttore nel processo Pellico-Maroncelli sequestrò diverse lettere dirette proprio a lei e alla cugina Teresa, per breve tempo fidanzata di Pellico, contenenti appassionate dichiarazioni d’amore, ma anche allusioni politiche che valsero alle due attrici una convocazione nel tribunale di Venezia nel febbraio del 1821. Sciolta la propria compagnia teatrale, Carlotta entrò nella Compagnia Reale Sarda di Torino dove rimase fino al suo ritiro dalle scene nel 1840, sostenendo il ruolo di prima attrice e poi negli ultimi anni di carriera quello di madre nobile. Qui prese sotto la sua ala la futura grande interprete Adelaide Ristori – all’epoca giovanissima – riservandole sempre un’ammirazione incondizionata. Dopo il ritiro Carlotta divenne insegnante all’Accademia Filodrammatica di Torino e tornò alcune volte in scena per beneficenza come nel 1843, quando interpretò di nuovo, a dieci anni esatti dalla prima, la tragedia Gismonda da Mendrisio di Pellico.

Carlotta Marchionni, in un’epoca in cui le attrici erano considerate donne di facili costumi, dette di sé l’immagine di una donna casta e dedita totalmente alla sua carriera teatrale, come la ricorda anche l’allieva ed amica Adelaide Ristori nelle Memorie. In tempi recenti la scoperta di una serie di lettere ha portato, però, alla rivelazione di alcune storie sentimentali finora ignote o quasi: dalla relazione con il nobile milanese e attore dilettante Giulio Caponago risalente all’estate-autunno del 1820 fino a una breve relazione con l’egittologo Ippolito Rosellini, nel 1824. Tra gli amori di Carlotta rientra anche la passione per il suo maestro e compagno di scena Fernando (Ferdinando) Meraviglia, nei primi anni di carriera. Negli anni ’30, infine, ebbe una lunga e tormentata relazione con l’architetto mantovano Rodolfo Vantini che avrebbe voluto sposarla a patto che abbandonasse le scene, ma lei non fu disposta a un tale sacrificio. Morì a Torino il 1° febbraio 1864”. (Susanna Daniele in La Valdinievole. Tracce, storie e percorsi di donne, 2018)

Ritornando all’evento, intitolato “Cosa c’è stasera a teatro?”, nella sala lettura dell’Archivio – un bell’edificio in stile razionalista salvato dalla distruzione e restaurato con cura – facevano mostra di sé numerosi manifesti originali di fine XIX – inizi XX secolo; gli spettacoli pubblicizzati appartenevano ai generi più vari: farse, commedie “brillantissime”, serate d’onore, drammi (fra cui, immancabili, Amleto e Otello del “signor Guglielmo” Shakespeare) e opere liriche, come il Faust di Gounod. La locandina della Traviata, andata in scena il 10 giugno 1897, precisava, oltre al nome degli interpreti e del direttore d’orchestra, la presenza sul palcoscenico di ben trentasei coristi “d’ambo i sessi” e ventisei comparse; si direbbe quindi un’edizione di tutto rispetto. Del debutto e delle due repliche erano esposti anche i relativi incassi. Altri documenti riguardavano l’elenco dei dipendenti e i nomi delle famiglie proprietarie dei palchi, visto che era necessario essere soci dell’Accademia del Regio teatro. Siamo nel periodo che va dal 1894 al 1928. Un vero spaccato della realtà sociale, che aveva anche qui le sue gerarchie: i palchi erano suddivisi in quattro ordini e certo il prestigio si misurava in base alla loro ampiezza, comodità e vicinanza dal palcoscenico. A teatro, si sa, si andava per vedere ma anche per essere visti. Una vera chicca la presenza di numerose copie di una curiosa rivista del 1897, edita a Milano: “Per l’Ideale”, settimanale – poi bimensile – che si occupava di arte drammatica e operette; sulla copertina figurava l’elenco dei movimenti delle principali compagnie che si spostavano per la penisola nelle loro tournée. Volti di grandi interpreti facevano da ulteriore richiamo: Irma Gramatica (al centro nell’immagine di copertina), Eleonora Duse (che non hanno bisogno di presentazioni), Ida Carloni-Talli (1860-1940 – a destra nell’immagine di copertina), all’epoca assai nota e in seguito importante caratterista del cinema muto.

Una mostra interessante, dunque, che ha offerto un inedito punto di vista sulla storia locale, dimostrando la bella vitalità dei centri minori con il loro patrimonio da valorizzare e la costante presenza femminile in ogni ambito culturale e territoriale.

 

Articolo di Laura Candiani

oON31UKhEx insegnante di Materie letterarie, dal 2012 collabora con Toponomastica femminile di cui è referente per la provincia di Pistoia. Scrive articoli e biografie, cura mostre e pubblicazioni, interviene in convegni. È fra le autrici del volume e Mille. I primati delle donne. Ha scritto due guide al femminile dedicate al suo territorio: una sul capoluogo, l’altra intitolata La Valdinievole. Tracce, storie e percorsi di donne.

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