Il secolo di Doris

Doris May Tayler nasceva cento anni or sono, il 22 ottobre 1919, in Persia, l’attuale Iran, da famiglia britannica ma ben presto si trasferì coi genitori in Rhodesia meridionale (oggi Repubblica dello Zimbabwe). L’esperienza scolastica la deluse in età precoce e fin dai tredici anni continuò a studiare autonomamente, mentre iniziava quella che definì “una battaglia per la vita” contro la propria madre e che la spinse già nel 1933 a trasferirsi come baby sitter presso una famiglia che si faceva arrivare libri di tema politico e sociale dall’Inghilterra e attraverso i quali Doris nutrì e maturò i suoi spontanei sentimenti anticolonialisti.

Nel 1939 si sposò ed ebbe un figlio, ma l’esperienza matrimoniale si consumò velocemente e nel 1943, lasciata la famiglia, intraprese una nuova fase dell’esistenza, accostandosi all’attività politica ed entrando nel Partito Comunista, dal cui interno si impegnò soprattutto per la causa africana, a favore della quale si sarebbe battuta anche dopo essere uscita dal Partito. Nel 1943 sposò Gottfried Lessing, del quale mantenne il cognome anche dopo il divorzio.

Trasferitasi in Inghilterra nel 1949 con Peter, nato da quella seconda unione (anni dopo avrebbe avuto un terzo figlio), riprese a scrivere sistematicamente, dopo le prove saltuarie e insoddisfacenti negli anni africani, e da allora senza mai più interrompere l’attività da cui scaturì una produzione vastissima e nutrita di temi molteplici, per i quali sperimentò generi e cifre stilistiche diverse. Ma le linee portanti del suo lavoro sono individuabili agevolmente: la questione africana, la condizione femminile, la sessualità, le alterazioni mentali di chi vive nella società capitalista e tecnologica, l’impegno collettivo e quello individuale, la riflessione sulla lingua, che, percepita nella sua travolgente forza e vitalità, diviene spesso la vera protagonista delle narrazioni; e poi il filone sufista, mescolato col fantascientifico.

Quest’ultimo, tra gli anni Settanta e Ottanta, conobbe in tutto il mondo occidentale un momento di grande attenzione, non solo in letteratura, ma anche nel cinema, spesso con recuperi di epoche trascorse, invece che con meri salti nel futuro. E continua è l’esplorazione del piccolo, multiforme, complicato, feroce, universo familiare, che può essere, senza particolari colpe o meriti dei soggetti, dannazione, morte dell’anima, gioia. Un’esplorazione condotta con rabbia ed esasperazione, ma insieme con tenerezza e amore, e sempre con estrema attenzione e finezza, con profondità di sguardo, con uno scetticismo che è dubbio vivificante, con dolci e spietate analisi e autoanalisi, che si riflettono nello stile: una tessitura paziente e che, per quanto intricata, non è mai faticosa, mai ‘difficile’, ma si allarga e si innesta in collegamenti molteplici, che sgorgano con naturalezza, con grazia, con eleganza, dando luogo a una scrittura che impegna senza affaticare, anzi che sostiene chi legge, con pietà e con forza, con infinito coraggio, verso  la scoperta dell’amore e dell’amicizia, della solidarietà, del perdono di sé e degli altri, e attraverso personaggi che hanno gesti e parole a volte trattenuti per molto tempo, ma che improvvisamente nascono in loro spontanei, pure se determinano cambiamenti inattesi, tuttavia pieni di naturalezza, quasi inevitabili. Sorprendenti, oggetto di lungo desiderio, anche se non sperati.

Fra i titoli, anche sotto lo pseudonimo di Jane Somers:

L’erba canta (1950), la serie Figli della violenza (1952-1969), Il giorno che morì Stalin (1959), Il taccuino d’oro (1962), Discesa all’inferno (1971), L’estate prima del buio (1973), Memorie di una sopravvissuta (1974), la serie Canopus in Argos (1979-1983) che Lessing considerava la sua cosa più riuscita, Il Diario di Jane Somers  (1983),  La brava terrorista (1985), Il quinto figlio (1988), Amare, ancora  (1996), Mara e Dann (1999), Ben nel mondo (2000), Una comunità perduta (2007), Alfred e Emily (2008),  ma anche  saggi e scritti teatrali.

Nella sua lunga vita operosa, Doris Lessing ricevette premi e riconoscimenti, tra i quali, ultimo in ordine di tempo, nel 2007, il Nobel, che giunse a sottolineare una fama e una fortuna ch’erano iniziate quasi cinquant’anni prima e che continuano ad allargarsi e ad approfondirsi fra lettrici e lettori di ogni Paese.

 

Articolo di Alba Coppola

Alba Coppola.FOTODocente di materie letterarie negli Istituti di istruzione secondaria di II grado. Italianista, ha lavorato per sette anni presso l’Università di Salerno per le cattedre di Letteratura Italiana e di Storia della Grammatica e della Lingua. Ha pubblicato su riviste specializzate, atti di convegni, quotidiani e riviste generaliste. Si è accostata da alcuni anni agli studi di genere con particolare riguardo alla toponomastica.

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