Verso una nuova guerra. La conquista italiana dell’Etiopia

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Sanzioni, autarchia e cambio degli equilibri geopolitici
L’Africa è quasi tutta occupata dalle potenze europee. Al di fuori della colonizzazione restano solo l’Egitto, indipendente ma sotto il protettorato inglese, e l’Abissinia. Del banchetto coloniale fatto dalle potenze europee prima della I Guerra mondiale, all’Italia è spettata solo la costa della Libia. Il governo fascista ha intenzione di ingrandire l’Italia e farne un impero coloniale.
Nel 1935 l’Italia invade l’Etiopia. L’impresa era già stata tentata senza successo da Francesco Crispi nel 1896. La guerra di conquista è lunga e molto più faticosa del previsto, narrata giorno per giorno via radio dalla retorica militarista del regime per coinvolgere la popolazione italiana nell’impresa. Solo nel 1936 l’esercito italiano riesce a occupare la capitale Addis Abeba e spodestare il re locale Hailé Selassié.

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Benito Mussolini passa da eroe per aver completato l’impresa lasciata incompiuta dai governi ottocenteschi e Vittorio Emanuele III, oltre che re d’Italia, viene proclamato imperatore d’Africa Orientale. Al di fuori della retorica coloniale fascista, resta dubbia l’utilità di questa missione: l’Africa non ha né terre fertili né una popolazione ricca interessata ai commerci né nessun altro reale vantaggio da offrire all’Italia.

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L’articolo 24 dello Statuto Albertino prevede l’uguaglianza di tutti i sudditi davanti alla legge, principio che almeno formalmente non viene infranto; ma dopo la conquista inizia un trattamento molto diverso tra persone nate in Italia o in Africa. Prima ancora che nelle leggi (come il divieto di matrimoni misti), la propaganda e la cultura iniziano a denigrare la “razza inferiore” africana di pelle nera e capelli e occhi scuri (ad esempio facendo notare la somiglianza tra un etiope e un gorilla).
Francia e Gran Bretagna, che detengono quasi tutto il continente africano e vedono con paura le mire espansionistiche italiane in Africa (l’Eritrea, confinante con l’Etiopia, è una colonia inglese), criticano l’azione italiana in quanto si tratta di una guerra d’invasione non certo motivata da difesa del proprio territorio. Ma quando le due potenze liberali prendono posizione contro la conquista italiana dell’Etiopia, posizione che serve a tutelare i propri domini e i propri interessi, parlano a nome del principio di autodeterminazione dei popoli, proprio loro che detengono i principali imperi coloniali del mondo. Tuttavia non intervengono per non creare una nuova guerra. Il massimo che può fare la Società delle Nazioni, egemonizzata da Francia e Gran Bretagna, è imporre sanzioni economiche all’Italia come provvedimento disciplinare.

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Oltre alle sanzioni, di per sé piuttosto blande, viene imposto un embargo all’Italia, ovvero il boicottaggio internazionale delle merci prodotte nel Paese; ma l’embargo è rispettato soltanto dagli Stati appartenenti alla Società delle Nazioni (di cui l’Etiopia è membro ma gli Stati Uniti e la Germania sono estranei) e si rivela dunque un’arma inutile. Strumentalizzate dalla propaganda, le sanzioni finiscono invece per rafforzare il consenso verso il regime fascista. La reazione del governo alle sanzioni è un irrigidimento dell’economia. Viene imposto a tutti i sudditi del Regno di donare allo Stato l’oro di cui dispongono, inclusi gli anelli nuziali, per risollevare le finanze pubbliche.

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Le donne sono impegnate in una campagna di prolificazione massiccia: il governo finanzia le famiglie numerose con bonus monetari e agevolazioni fiscali e creando il mito della fertilità della donna italiana il cui compito è generare figli (possibilmente maschi), forti nel corpo e nella salute e fieri di obbedire al Duce.
L’economia e la cultura subiscono un massiccio processo di italianizzazione: è vietato usare vocaboli stranieri e consumare prodotti alimentari stranieri. Tutto ciò che si consuma deve essere prodotto in Italia per non sostenere quelle che Mussolini chiama «le democrazie plutocratiche e reazionarie dell’Occidente». Questo tentativo di totale indipendenza economica prende il nome di autarchia.
L’Italia, fino a questo momento alleata delle potenze liberali, come conseguenza della conquista dell’Etiopia si ritrova isolata sul piano internazionale. Per far fronte all’isolamento, nasce l’alleanza con la Germania di Hitler, che per salire al potere si è ispirato proprio al fascismo italiano.

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Nel 1938, su pressioni tedesche, il governo italiano vara le leggi razziali: agli ebrei è vietato lavorare nella pubblica amministrazione e nell’istruzione, sposarsi con persone “di razza ariana” e frequentare luoghi pubblici. Con questo provvedimento il fascismo perde il consenso dei numerosi ebrei italiani che prima avevano sostenuto il regime. Se è vero che questa legge è un fatto nuovo rispetto al periodo precedente, è anche vero però che il razzismo nell’Italia fascista non costituisce del tutto una novità in quanto discriminazioni su basi razziali erano già state introdotte con la distinzione tra sudditi italiani ed etiopi. Con la conquista dell’Etiopia nasce la pratica del “madamato”: matrimoni tra adulti italiani (prevalentemente soldati, molti dei quali già regolarmente sposati in Italia) e bambine etiopi. Questo fenomeno, poi abolito dalle leggi razziali, ha permesso agli invasori di usare le indigene per prestazioni sessuali o domestiche gratuite lasciandole, al momento del ritorno in Italia, con a carico figli “illegittimi” non riconosciuti dai padri (foto di copertina).

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Articolo di Andrea Zennaro

4sep3jNIAndrea Zennaro, laureato in Filosofia politica e appassionato di Storia, è attualmente fotografo e artista di strada. Scrive per passione e pubblica con frequenza su testate giornalistiche online legate al mondo femminista e anticapitalista.

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