Almerina Ipsevich, la madre dell’analisi congiunturale

Nel 1965 esce un film di Ettore Scola, che ha per protagonisti Vittorio Gassmann e Joan Collins. Si intitola La congiuntura e in chiave di commedia introduce nel linguaggio corrente una parola sconosciuta ai più. Si comincia a parlarne nelle case e a sentirne gli effetti, quando è sfavorevole, nell’andamento dei consumi e dei prezzi. Nessuno immagina che dietro a questo termine, e agli studi dell’evoluzione del ciclo economico, ci sia una donna e un’economista italiana, Almerina Ipsevich.                                                      

La parola congiuntura, in economia politica, ha il significato di fase attraversata dall’attività economica in un dato periodo, generalmente di breve durata, all’interno di un ciclo, che comprende la ripresa, l’espansione o boom, la crisi o recessione e la depressione. Almerina Ipsevich, il cui cognome tradisce l’origine dalmata, una delle tante intellettuali “invisibili”, è a tutti gli effetti un’economista con l’apostrofo. Dopo la laurea in Scienze politiche all’Università di Torino, si trasferisce a Roma con la famiglia, in cui è quasi assente la figura paterna, ma fortissimo il legame con la madre, con cui vivrà per tutta la sua esistenza. Inizia la sua carriera all’Isco Istituto nazionale per lo studio della congiuntura, in cui resterà per tutta la sua vita lavorativa, fino a quando dovrà allontanarsene, anche per curare la madre. Morirà nel 2003.                                                     

L’Isco, fermamente voluto da Ezio Vanoni, Ministro delle Finanze e del Bilancio, ha lo scopo di elaborare analisi mensili sulla congiuntura in Italia e nel mondo, soprattutto al fine di rendicontare l’uso degli aiuti concessi all’Italia dal Piano Marshall.                            

Nel gruppo di ricercatori e ricercatrici spicca Ipsevich, che si appassiona all’analisi su questi temi, che dovrebbero rappresentare la base per le previsioni economiche e la programmazione di un Paese che ha attraversato la fase del miracolo economico e che si misurerà presto con problemi di inflazione, squilibrio settoriale e territoriale, disoccupazione. Nell’Istituto di diritto pubblico Ipsevich ricoprirà dapprima il ruolo di Capo servizio della congiuntura e dal 1971, solo quando il precedente direttore sarà nominato alla Direzione generale del Tesoro, diventerà direttora generale. Vicepresidente Isco dal 1990, focalizzerà la propria ricerca sulla congiuntura, con un’analisi interdisciplinare abilmente sintetizzata, fondata sull’osservazione di dati provenienti da fonti diverse e «aperta a qualsiasi elemento che potesse aiutarla nella sua analisi» (Zacchia, Il fattore “D” nell’Università italiana: il caso delle economiste, Tesi di Dottorato, Università di Macerata, 2014).
L’approccio destrutturato, informale ma interdisciplinare di Ipsevich sarà alla base di un conflitto di natura metodologica con un’altra grande economista, Vera Cao Pinna, che si dimetterà presto dall’Isco. Non è questa la sede per approfondire quel contrasto, che fu anche di natura ideologica. Ipsevich e l’Isco puntarono sull’analisi di breve periodo, Cao Pinna avrebbe prediletto quella di medio lungo periodo e l’utilizzo della Tavola delle interdipendenze settoriali del suo maestro e amico Leontief,  finalizzata all’adozione di modifiche strutturali del sistema e a un forte intervento dello Stato nell’economia. Ma ci sarà modo di parlarne in un altro articolo.                                                                                     

Il metodo di analisi informale o previsione ingenua di Ipsevich «ha forti elementi di soggettività» ma le sue previsioni  diventano «saggezza accumulata» del congiunturalista, ossia della sua intuizione, esperienza e capacità di cogliere il nuovo (Lowenthal), una straordinaria capacità di osservazione, tutte doti convenzionalmente attribuite al femminile, risorsa fondamentale per la società e per la “triste scienza”. E l’Isco a guida dell’economista ingenua e silente darà ottima prova di sé. Come ricorda Innocenzo Cipolletta, «Almerina Ipsevich ha introdotto pragmaticamente l’analisi interdisciplinare, sapendo usare abilmente la statistica senza lasciarsi dominare dalle formule come molti altri studiosi del suo tempo. Il suo maggior contributo è stato quello di cercare di capire la realtà guardando più alle eccezioni che alle regole». La prima economista congiunturale italiana non firmerà mai nessun articolo, perché, negli anni Cinquanta e Sessanta, le donne economiste non firmavano le loro pubblicazioni.
Riflettendo su questa circostanza, non ho potuto non ritornare al primo brusco esame di realtà della mia vita di studente della scuola elementare nei primi anni sessanta, gli anni in cui probabilmente Ipsevich scrisse un buon numero di articoli, di cui non è rimasta traccia se non nei ricordi dei sui discenti. La nostra Direttrice didattica si chiamava Bruna Paltrinieri ed aveva scritto un libro, firmandolo Bruno Paltrinieri. Stupita di questa circostanza, chiesi a mia madre il perché. Ferma, risoluta ed estremamente convincente mia madre mi rispose: “Perché un libro firmato da una donna non lo comprerebbe nessuno”. Non era bastata la Costituzione italiana, che all’articolo 3 affermava la “pari dignità sociale e l’uguaglianza davanti alla legge, senza distinzione di sesso” di tutte le persone, a cambiare di colpo la situazione di subordinazione di fatto e di invisibilità di tante donne intellettuali.
Ipsevich è una donna di destra,  conservatrice in politica economica, uno dei suoi maestri è Guido Carli, che guarda con sospetto ogni intervento troppo dirigista in politica economica. Nella vita dell’economista che non ha mai voluto definirsi tale è fondamentale l’iscrizione fin da giovane all’Agi, l’Associazione Guide Italiane, in cui, da Capo reparto, resterà fino ad età avanzata, diventando punto di riferimento come educatrice e “madre simbolica” per moltissime ragazze cattoliche.                                  

Non si sposerà mai, né avrà figli, ma a buon titolo Innocenza Cipolletta, in un articolo su “Il Sole 24 ore”, la definirà «vera madre dell’analisi congiunturale» e modello per moltissimi ricercatori dell’Isco.  Di fatto Almerina Ipsevich manterrà la supervisione e la sovrintendenza di tutte le pubblicazioni dell’Isco e di formazione di un grande numero dei ricercatori e delle ricercatrici che vi studiavano.

La formazione e l’insegnamento, all’interno di quel rassicurante ambiente istituzionale, sono la cifra della sua vita di madre spirituale ed intellettuale. Alla sua scuola, fondata sulla curiosità per la ricerca e su un lavoro quotidiano assiduo, si formeranno dirigenti pubblici, dirigenti industriali, studiose/i,  giornaliste/i economici, economisti/e, che la ricorderanno attraverso preziose testimonianze, sulla cui base la ricercatrice Zacchia, ha contribuito a valorizzare questa figura di donna all’interno di una pubblicazione accademica. Ricordare Ipsevich nella ricorrenza della sua data di nascita, il 18 novembre,  è un modo di riconoscerle la visibilità che merita, di farla uscire dal ruolo di” economista silente” e di rammentare che, se dal luglio del 2015 l’Istat  ha attivato sul sito una nuova pagina web chiamata Congiuntura.stat, in cui sono raccolte le statistiche congiunturali Istat mensilmente o trimestralmente aggiornate, organizzate per temi sottotemi e parole chiave, il grande merito va alla riservata pioniera dell’analisi congiunturale.

 

Articolo di Sara Marsico

Sara Marsico.400x400.jpgAbilitata all’esercizio della professione forense dal 1990, è docente di discipline giuridiche ed economiche. Si è perfezionata per l’insegnamento delle relazioni e del diritto internazionale in modalità CLILÈ stata Presidente del Comitato Pertini per la difesa della Costituzione e dell’Osservatorio contro le mafie nel sud Milano. I suoi interessi sono la Costituzione , la storia delle mafie, il linguaggio sessuato, i diritti delle donneÈ appassionata di corsa e montagna. 

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