Editoriale. “Povera Patria”

Carissime lettrici e carissimi lettori,

“Povera Patria schiacciata dagli abusi del potere” cantava Franco Battiato nel 1991. Continuava, nello stesso testo dell’album Come un cammello in una grondaia: “Questo paese è devastato dal dolore….nel fango affonda lo stivale…. Me ne vergogno e un po’ mi fa male”. Questo quasi trenta anni fa.

Oggi soffre Venezia, soffre ancora Matera e soffre mille volte tuttora Taranto, lasciata in sospeso in un amaro limbo di incertezza. Ma le città, con le loro opere d’arte, con i loro Sassi patrimonio dell’umanità, con le loro ciminiere che spingono fuori nell’aria i fumi di scarto per il funzionamento degli altiforni, patiscono devastate, però i loro beni risorgeranno, come è risorta Firenze dall’alluvione del 1966. Grazie alla mano esperta dell’uomo, agli sperati incontri della politica, alle decisioni da prendere con la mediazioni di tavoli di trattative e chiaramente alla volontà di portare avanti tutto questo. 

Di ciò se ne è parlato molto e a ragione, per il patrimonio artistico e culturale che è elemento portante per l’Italia, non solo in senso economico, ma di prestigio. Poco, troppo poco si è scritto e riflettuto invece, sui media e sui social, della sofferenza della gente. Le persone tante, a Venezia, a Matera e dintorni, e, tragicamente da troppo tempo a Taranto (qui metaforicamente, ma con più ferocia) sono “rimasti letteralmente in pigiama” secondo una felicissima e reale espressione di Ottavia Piccolo, grandissima attrice sempre impegnata nel sociale (a proposito dei girotondini, ne fu attivissima promotrice) e ormai cittadina della Serenissima da tempo memorabile. Perché, e ce lo ha ricordato l’attrice, le immagini di questi giorni (e non solo di metà novembre) seppure meno commentate, con meno forza di quelle riguardanti il patrimonio artistico, ci rimangono nel cuore. Tanta gente non ha più casa, spesso neppure una casa decente dove si possa dormire, cucinare dunque vivere tranquillamente, non inondati dal fango. L’acqua si è insinuata ovunque e ha portato via tanto, distrutto tutto: mobili, frigoriferi, cucine. A Venezia, come anche a Matera, ha riaperto la piaga che vale a ben riflettere, soprattutto per l’antica città dei Dogi: l’esodo dei residenti dal centro storico. E poi le attività commerciali, non tutte inquinate dall’ affare turismo, ma frutto di lavoro di vite intere, di generazioni. A Venezia persino il magazzino del recupero delle gondole, simbolo per eccellenza della città lagunare, ha subito alle Zattere l’offesa del mare che è avanzato troppo, per il troppo abuso che ha subito da chi lo ha amministrato.

Si ha bisogno di riempire un vuoto, un buco nero di campagne elettorali piene di odio. Oggi in piazza stanno scendendo in massa, sempre più numerose, si stanno incontrando le Sardine, un movimento nuovo forte del viaggiare insieme, contro l’arroganza dell’odio e per evidenziare l’assenza di una controparte forte. Il verbo al tempo presente è d’obbligo perché, seppure alcuni le danno già per morte, altri tra noi credono in un benefico e sperato riappropriarsi delle piazze da parte dei giovani e delle giovani che per troppo tempo sembravano  rimasti/e lontani dalla vita pubblica, dalla res pubblica allontanati dal fare politica e dall’impegno sociale, e ritiratisi sui loro muretti del disimpegno.

Ma possono morire i “movimenti”? Sembra di sì se la memoria ci porta ai Girotondini (ricordate, era il 2002). Invece la risposta potrebbe essere decisamente positiva se pensiamo al Movimento 5 stelle, non solo presente al parlamento, ma già per la seconda volta alla guida del Paese, seppure…. Per ora, riguardo alle movimentate Sardine sappiamo che i numeri sono alti, che stanno riempiendo le piazze di tante città, anche lontane (vedete Torino) da quelle dell’Emilia Romagna dove si deve votare appena aperto l’anno nuovo. Chiamati dal web sono partiti e partite anche sotto la pioggia, giovani e persone coi capelli bianchi, in compagnia di bambini e bambine con la promessa di non abboccare e con lo slogan della città che non si lega. Tutto è iniziato da quella piazza davanti a San Petronio, la cui incompletezza, secondo una vulgata, fu fermata per non superare la grandezza di San Pietro, la basilica madre di Roma.

Musica, anniversari, poesia e letteratura: tanti incontri in questo numero di Vitaminevagati.com, da leggere con il nostro e vostro solito interesse. La musica ha le sue candeline da spegnere per il Jukebox che daterebbe addirittura molto più di un secolo (23 novembre 1890) scomparso ormai dai nostri bar e dalle spiagge estive (ve lo ricordate vero?) e riapparso più arzillo che mai pronto stavolta a declamare poesia!!!! Ma un anniversario imperdibile, una data triste per la musica è il 23 novembre 1991 quando moriva, a soli 45 anni, Freddie Mercury, Farooq Bulsara, il grande creatore dei Queen, il re del rock di tutti i tempi. La poesia dei suoi versi, la bellezza della sua voce, lui stesso rimarrà nel cuore di generazioni e non solo di quella che per prima ha cantato i suoi versi. A una poetessa grande, ad Alda Merini le dedichiamo ancora un articolo, per l’intitolazione a lei di un ponte sui Navigli a Milano e per ricordare tutto quello che la sua città , Milano appunto, sta mettendo in programma per lei, per ricordarla.

La letteratura in prosa ha anche lei le sue ricorrenze. Con due capolavori. Il primo è l’anniversario di Una notte d’inverno un viaggiatore, quaranta anni esatti, tra le opere più belle di Italo Calvino e tra le più importanti del secolo scorso, “un romanzo-non romanzo” come giustamente lo definisce l’autrice dell’articolo qui presente. Poi Trappola per topi: anche questo un piccolo capolavoro, di Agatha Christie, una delle opere più rappresentate a teatro. Il 25 novembre del 1952 ci fu la prima in assoluto nel prestigioso teatro londinese di New Ambassador e poi fu inarrestabile. Non possiamo dimenticare, seppure è mancato l’appoggio di un articolo, la ricorrenza della nascita di Leonardo Sciascia, una voce non secondaria non solo della nostra letteratura, ma fondamentale per la riflessione, anche politica (lui che ebbe il coraggio di cambiare e di ripensare) del nostro tempo, da l’Affare Moro agli scritti coraggiosi sulla mafia, alla partecipazione attivissima al partito Radicale di Marco Pannella.

Per riflettere meglio e incuriosirci sulla sua storia leggiamo con interesse l’articolo sulla pubblicità. Per noi donne è interessante questo argomento, farebbe bene, secondo me (se già non esiste, e allora me ne scuso), un’analisi attenta e dettagliata sui messaggi di genere che passano e sono passati attraverso la pubblicità. Messaggi di netta posizione subalterna della donna, di tutte le età. Mi ha sempre colpito, e spero anche a tutte e tutti voi, il ruolo femminile negli spot. Non solo per l’uso del corpo della donna (“per l’uomo che non deve chiedere mai”), ma per la sua situazione subalterna, ripeto, rispetto all’uomo che si siede a tavola con i figli (soprattutto se maschi), che interviene da “esperto” assoluto per aggiustare lavatrici, lavastoviglie, consigliare spazzolini per sbiancare i denti (esistono le dentiste!) togliere macchie (ricordate l’uomo in ammollo?) e che comanda azioni alla “principessa” (del suo regno?) snobbando i lunghi messaggi scritti da lei su lunghi rotoli…di carta igienica. Da non crederci!
In questi giorni, di piogge, altissime maree, di valanghe, di fiumi minacciosi che impauriscono, si è ricordata la terribile tragedia delle migliaia di alberi buttati giù qualche anno fa nei territori dell’Altopiano di Asiago, tra le Tre Venezie. Oggi ci dicono che da lì verrà l’abete che svetterà per le feste natalizie a piazza San Pietro e da lì il materiale per le statuine del presepe che sarà allestito nella stessa piazza. Noi speriamo che ciò valga come un laico ricordo e una fertile riflessione, come una preghiera di un nuovo impiantamento successivo dell’albero, oltre quelli promessi di essere messi a dimora in quei luoghi devastati.
La violenza è mestamente ricordata in questo finire di novembre. Il 25, lunedì, si ricorda (con la data della morte di donne, le sorelle Mirabal, uccise perché oppositrici di un dittatore) la giornata internazionale contro la violenza sulle donne, e oggi si sfilerà in corteo e non solo, con tante manifestazioni ed eventi  per non dimenticare. Intanto la rai trasmette Disonora il padre, contro gli abusi verso le donne da parte della malavita organizzata, un problema non da poco che ha mietuto, proprio tra le donne, molte coraggiosissime (leggeremo anche su Lia Garofalo) tanta sofferenza, ma soprattutto tanto sangue.
I numeri della violenza maschile verso le donne (si parla anche di una violenza femminile contro i compagni, ma la sproporzione dei dati è davvero schiacciante e non certo così “di massa”) sono ormai ripetuti e evidenziati in tutta il loro orrore. Ma la cosa terribile, ce lo fa notare l’autrice dell’articolo che leggerete) è che queste cifre lievitano di giorno in giorno, in Italia come altrove, e di certo possiamo dare solo il numero esatto delle donne uccise, torturate, perseguitate, spesso, troppo spesso in presenza dei loro figli e figlie (quando non muoiono con loro) limitatamente a un determinato periodo. Il resto fluttua, purtroppo, in un cambiamento continuo.
Cambierà il mondo? Ce lo continuiamo a chiedere instancabilmente, sperando sempre in una risposta in positivo. Abbiamo iniziato questo editoriale con l’incipit della canzone di Franco Battiato (al quale rivolgiamo un pensiero e, se arrivasse, un saluto caro) e con i suoi versi vogliamo chiudere, con un filo, troppo sottile, ma di speranza: “Non cambierà non cambierà / Sì che cambierà, vedrai che cambierà /Si può sperare che il mondo torni a quote più normali/ Che possa contemplare il cielo e i fiori/ Che non si parli più di dittature/ Se avremo ancora un po’ da vivere”. Poi continua : “La primavera intanto tarda ad arrivare”.

A voi tutte e tutti buona lettura.

 

Editoriale di Giusi Sammartino

aFQ14hduLaureata in Lingua e letteratura russa, ha insegnato nei licei romani. Collabora con Synergasia onlus, per interpretariato e mediazione linguistica. Come giornalista ha scritto su La Repubblica e su Il Messaggero. Ha scritto L’interpretazione del dolore. Storie di rifugiati e di interpreti; Siamo qui. Storie e successi di donne migranti e curato il numero monografico di “Affari Sociali Internazionali” su I nuovi scenari socio-linguistici in Italia.

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