L’eroina di Pianezza, tra leggenda e realtà

Maria Bricca (Pianezza, 2 dicembre 1684 – 23 dicembre 1733).
Grazie al nuovo corso storiografico inaugurato dagli “Annales d’histoire économique et sociale” di Lucien Febvre e Marc Bloch e proseguito con Jacques Le Goff, dalla seconda metà del XX secolo ha iniziato ad emergere la vita della gente comune, delle persone rimaste ai margini e sullo sfondo dei grandi eventi e dei grandi personaggi messi in primo piano dagli studiosi. Si iniziò a parlare cioè della storia della marginalità, una rivoluzione nel campo degli studi storici che ha portato alla ribalta donne e uomini che costituivano la maggioranza della popolazione, vagabondi, semplici e umili lavoratori, contadini, artigiani, commercianti, anche criminali, prima di allora mai considerati dalla storiografia tradizionale.
Il grosso limite di questa impostazione sono le fonti poiché si trattava di un mondo prevalentemente senza scrittura, le cui uniche testimonianze erano affidate ai contemporanei poi tramandate nel tempo con tutte le imprecisioni, esagerazioni o dimenticanze di quanto affidato alla memoria, ad eccezione dei casi in cui i fatti erano supportati da documenti di tribunali, Inquisizione, parrocchie e quant’altro.
Il caso di Maria Bricca, nata da Giuseppe Chiaberge (o Ciaberge) e Francesca Genova a Pianezza, un piccolo comune in provincia di Torino, è uno degli innumerevoli esempi di microstoria vs. macrostoria, ovvero di quanto una storia individuale possa avere effetti rilevanti sui grandi avvenimenti.
Le vita di Maria si inserisce nelle complesse e sanguinose vicende legate alla Guerra di successione spagnola che coinvolse le potenze europee a partire dalla morte del re di Spagna, Carlo II d’Asburgo, il 1º novembre 1700 senza aver lasciato eredi e conclusa con i trattati di Utrecht e Rastatt del 1713 e 1714.
Maria viveva in una casa vicina al castello di Pianezza e aveva probabilmente sviluppato già da bambina una fiera avversione nei confronti dei francesi come un po’ tutti i suoi conterranei.
Nel 1693, quando aveva nove anni, l’eco delle imprese delle truppe del maresciallo Catinat che avevano saccheggiato e distrutto tutto ciò che avevano incontrato lungo il cammino dalla Francia al Piemonte, reggia di Venaria e castello di Rivoli inclusi, erano infatti giunte fino a Pianezza.
Qui naturalmente la popolazione sosteneva il re sabaudo Vittorio Amedeo II il quale però era reduce dalla sconfitta nella battaglia della Marsaglia del 4 ottobre 1693.
Maria aiutava la madre nella sua attività di cuoca nel castello adiacente la sua abitazione finché l’8 febbraio 1705 sposò Valentino Bricco, vedovo con quattro figli e di vent’anni più anziano; ne acquisì il cognome che venne forse modificato nel parlare quotidiano in Bricca e da qui Bricassa, il soprannome con cui era conosciuta in paese.
Secondo alcune fonti la Bricassa era una contadina, secondo altre una cuoca come la madre, ma di certo diede un personale e non irrilevante contributo alla liberazione della fortezza del suo paese dai soldati francesi che lì si erano rifugiati dopo essere scampati ad un assalto dei piemontesi comandati dal generale Monasterolo.
La si potrebbe quasi definire l’alter ego femminile del più noto Pietro Micca che perse la vita proprio per impedire ai francesi di penetrare nei sotterranei della Cittadella di Torino nella notte tra il 29 e il 30 agosto 1706. Ultimo baluardo di fronte all’avanzata dei francesi, Micca aveva dato fuoco alle polveri che provocarono l’esplosione ed il crollo della galleria bloccando l’ingresso alle truppe nemiche.
Anche l’azione di Maria contro i francesi avvenne attraverso i sotterranei del castello, pochi giorni dopo la morte di Pietro Micca.
Vittorio Amedeo II e il Principe Eugenio erano stati informati che Maria conosceva l’esistenza di un passaggio segreto per raggiungere il castello e decisero di cogliere di sorpresa i soldati francesi sfruttando la collaborazione della giovane popolana.
Nella notte tra il 5 e il 6 settembre 1706 il Principe di Anhalt-Dessau e un gruppo di Granatieri di Brandeburgo e di soldati piemontesi penetrarono nel castello attraverso il passaggio indicato dalla Bricassa, percorsero la galleria che oggi porta il nome di Maria Bricca, salirono la scala a chiocciola in pietra e irruppero nel salone da ballo dove, si dice, i francesi stessero festeggiando lo scampato pericolo. Molti di loro morirono nel combattimento che seguì l’irruzione e molti altri furono presi prigionieri.
Grazie a questo successo il giorno dopo le truppe austro – piemontesi riuscirono a prendere alle spalle i nemici in attesa alle porte di Torino costringendoli a fuggire verso la Francia.
Alcune ricostruzioni della vicenda sostengono che la Bricassa si sia limitata ad indicare al Principe Eugenio l’accesso al cunicolo mentre altre narrano che lei stessa precedette i soldati irrompendo nel salone armata di una scure e urlando «Viva i Savoia!».
L’episodio non ebbe però riscontro nelle fonti storiche e i cronisti dell’assedio, nella descrizione dell’attacco di Pianezza, non menzionarono mai colei che diventerà un’eroina solo un secolo e mezzo più tardi, in età risorgimentale, grazie ad alcune citazioni in opere di educazione morale legate al faticoso processo di costruzione della coscienza nazionale.
Queste le parole dell’onorevole Paolo Boselli in una conferenza tenuta a Pianezza il 1° ottobre 1905 in onore di Maria Bricca:

«[…]si rivide luminosamente dall’umile casa uscire Maria Bricca
all’ardimentosa impresa, quando rivelatrice di
ignorati accessi guidò popolana gloriosa i nostri
prodi al Castello, superba dimora dei signori feudali,
dove si annidavano spavaldamente gli invasori stranieri  […] »

e ancora di seguito:

«[…] Maria Bricca, degna Maria più che la
moglie dell’eroe andornese, con la sua scure
d’eroina guidando i liberatori alla conquista del
castello di Pianezza, rischiara di luce eroica la
notte che fu antivigilia alla splendida vittoria
di Torino.»

Maria Bricca veniva dunque presentata come un’eroina del suo tempo, sullo stesso piano di Anita Garibaldi, Eleonora d’Arborea e moltissime altre.
Alla costruzione del mito della Bricassa contribuì anche una tela commissionata da re Carlo Alberto al pittore Francesco Gonin nel 1844 intitolata Maria Bricca sorprende i francesi nel castello di Pianezza.

FOTO 1. Tela Gonin
Tela Gonin

 Il quadro rappresenta proprio la scena sopra descritta dell’ingresso di Maria nel salone, armata di scure, e fu esposto negli appartamenti reali presso la Basilica di Superga, fatta costruire dal duca Vittorio Amedeo II per onorare il voto espresso alla Madonna delle Grazie di erigere una grande chiesa se avesse sconfitto i francesi.
Sarebbe interessante scoprire se Gonin avesse riprodotto una scena realmente accaduta o se tale versione dei fatti si fosse diffusa in seguito alla visione del quadro.
La costruzione del mito dell’eroina di Pianezza arriverà al culmine in occasione delle celebrazioni del bicentenario dell’Assedio di Torino grazie al proliferare di pubblicazioni sull’argomento, anche se la sua figura resterà sempre un passo indietro rispetto a quello che da sempre è considerato il vero eroe popolare, cioè Pietro Micca.

FOTO 2 STRADA
Torino, foto di Loretta Junck

Molte le intitolazioni e i riconoscimenti dedicati all’eroina.
Nel 1906, all’ingresso della galleria è stato posizionato un busto sopra una colonna. La galleria stessa, lunga 92.30 metri, è stata denominata Maria Bricca ed è visitabile. Nelle  vicinanze del castello è stato inoltre inaugurato un monumento che ricorda l’impresa (foto sottostante).

FOTO 3 MONUMENTO

Quattro anni dopo esce nelle sale cinematografiche il film muto Maria Bricca: l’eroina del Piemonte diretto da Edoardo Bencivenga con l’attrice Lydia Quaranta (attrice torinese interprete anche in Cabiria) nella parte di Maria. Il film viene distribuito in Francia, Spagna, Germania e Gran Bretagna.
Nel 2011, la Fvm-quatb production realizza un cortometraggio di 33 minuti che ripercorre la storia di Maria Bricca, intitolato Pianezza 1706 – Maria Bricca.
A Torino, in via Maria Bricca è stata costruita una Residenza Sanitaria Assistita intitolata alla stessa Maria. Anche il comune di Collegno ha intitolato una via a Maria Bricca.
Un grande arco dedicato a Maria Bricca, opera dello scultore Gabriele Garbolino Ru, è stato posto, nel settembre 2018, al centro di una rotonda sulla statale 24 che passa per Pianezza (foto sottostante).

FOTO 4 SCULTURA

Sempre a Pianezza, su parte dell’originario sito del castello, è stata costruita villa Lascaris dal marchese Agostino Lascaris di Ventimiglia. Dal 1968 la villa è diventata sede del Centro di Spiritualità e Cultura della Diocesi di Torino aperto per volontà dell’allora Arcivescovo di Torino, Cardinale Michele Pellegrino.
Ancora a Pianezza, al n. 4 di via Maria Bricca è posta una targa commemorativa (foto sottostante).

FOTO 5 CASA

 

Articolo di Marina Antonelli

zjHdr1YM.jpegLaureata in Lettere, appassionata di ricerca storica, satira politica e tematiche di genere ma anche letteratura e questioni linguistiche e sociali, da anni si dedica al volontariato a favore di persone in difficoltà ed è profondamente convinta dell’utilità dell’associarsi per sostenere i propri ideali e cercare, per quanto possibile, di trasformarli in realtà. È autrice del volume Satira politica e Risorgimento. I giornali italiani 1848-1849.

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