Maria Callas, una donna, una voce, un mito

Scrivere su qualche persona nota è difficile di per sé, se poi abbiamo di fronte un mito, allora la cosa diventa ancora più delicata e disarmante e bisogna sempre avere presente che una cosa è il personaggio, altro è ciò che veramente si è.
Maria Callas, all’anagrafe Anna Maria Cecilia Sophia Kalos, è una di questi miti, da conoscere e amare per quello che è stata e ci ha dato.

FOTO 1. Callas

Apparteneva alla Musica, è stata protagonista della scena teatrale per molti anni, ha sublimato il bel canto, è stata interprete di film memorabili.
Arrivata alla gloria, ha visto la sua vita discussa e giudicata fin nei particolari. Le circostanze vollero che fosse su tutti i giornali del tempo per i suoi amori e dolori: sposare il ricco imprenditore Meneghini, suo manager, condividere un tratto di vita con Aristotele Onassis allora l’armatore più ricco del mondo, flirtare col cuore e con la mente con i grandi Pier Paolo Pasolini, Franco Zeffirelli e Luchino Visconti, aver perso un figlio appena partorito, aver subito l’onta del matrimonio di Onassis con Jacqueline Bouvier, vedova del presidente americano John F. Kennedy; e infine l’abbandono e una vita in solitudine.
Tutto questo certo non rese semplice e felice la sua vita, ed è solo ciò che possiamo dire. Non condivido invece chi nelle biografie di Callas afferma: «Non fu mai felice». Ritengo azzardato, e anche un po’ pretenzioso, entrare in una vita vissuta da altri e lanciare queste sentenze. La felicità per fortuna è così aleatoria e affonda le sue radici in così tanti luoghi da lasciare solo al protagonista simili affermazioni, e si corre il rischio talvolta di mentire a sé stessi.
Più giusto è dire che Maria Callas ebbe tanti momenti felici e tanti altri infelici, come è la vita in genere di chi si impegna a viverla, di chi l’ama per le possibilità e le eccezionali doti che la natura concede ad alcuni/e.

FOTO 2. Venezia, Milano
Intitolazioni a Venezia (sinistra) e a Milano (destra)

Sta di fatto che Maria Callas ha voluto vivere appieno la sua esistenza, ponendosi traguardi al di là delle sue forze. Lo ha fatto e ha raggiunto la vetta come cantante lirica, contendendo il primato a cantanti come Renata Tebaldi sua prima rivale, nonostante molti critici giudicassero la sua voce impossibilitata a raggiungere certi risultati.
Voglio aggiungere che ho amato Maria Callas, non perché sono una esperta del settore, ma perché amavo il suo canto, che era la sublimazione delle brevi arie canticchiate sottovoce da mia madre, mentre cuciva o ricamava. La bellezza e l’emozione che Callas spandeva in giro sia in concerto che con i suoi dischi, diventarono per me familiari. Sicché (chi legge perdoni la digressione) quando nelle varie esperienze della mia vita mi toccò in sorte di essere eletta sindaca del mio paese, colsi al volo l’occasione di realizzare a Noci, con la Provincia di Bari e il Centro Artistico Musicale “Paolo Grassi” di Martina Franca, una mostra. Una mostra tenuta per due mesi nell’estate 2001, di indiscutibile richiamo nazionale, grazie al beneplacito della Associazione Internazionale “Maria Callas”.
Era partita dal Lincoln Center di N.Y, poi all’Operà di Montecarlo, al Palacio de Belle Artes di Mexico City, quindi a Noci e si chiuse a Tokio in quell’anno. Insomma una mostra visitata da migliaia di persone, che si incantavano davanti ai 300 pezzi esposti: abiti da sera di Maria Callas, abiti di scena, accessori vari, gioielli, gigantografie, programmi di sala, libretti d’opera, ritratti e oggetti provenienti dalla sua casa di Parigi.
Questo tuffo nella sua vita lasciò in me il segno, per cui la Divina per me rimane un mito, nel quale entrare in punta di piedi, senza alcuna morbosità. Non condivido dunque che ci si attardi ancora a discutere, per esempio, su quale sia stato il giorno della sua nascita. È forse tanto importante che sia nata il 2 o il 3 o il 4? Sappiamo tutti che in passato la registrazione dei neonati spesso era fatta con alcuni giorni di ritardo e nessuno si è mai preoccupato di questo, anzi l’unica preoccupazione era che il bambino sopravvivesse, perché spesso così non era.

FOTO 3. Roma, Villa Pamphili
Intitolazione a Roma

Sta di fatto che a Callas piacesse dire di essere nata il 4, perché il 4 dicembre? Sul calendario si festeggia santa Barbara, combattiva e tenace, come si sentiva lei.
Sappiamo anche che a cinque anni, quando viveva in America, attraversando la strada, Maria fu investita da un’auto e rimase in coma per più di 20 giorni. Uscì dal coma e raccontò che strane musiche le erano ronzate nelle orecchie. Segni premonitori?
Alcuni anni dopo, dopo un nuovo trasferimento in Grecia, conseguì il diploma al Conservatorio di Atene in canto pianoforte e lingue, e nel 1939 cominciò con la Cavalleria Rusticana di Mascagni la prima fase della sua precoce carriera.
Dal 1945 al 1947 visse di nuovo a New York ormai avviata a una metamorfosi che affascinava i suoi ascoltatori.
Dal 1947 trascorse il periodo del dopoguerra in Italia dove, dal ’52 al ’57, gli anni d’oro della sua carriera, ottenne il trionfo alla Scala di Milano e in tournée prestigiose. Sono questi anche gli anni in cui plasmò il suo corpo, pronto a secondare le scene più fascinose, perdendo circa 30 kg di peso.
Dunque sempre le vicende umane di questa donna sono state messe sotto la lente di ingrandimento, piuttosto che la sua dedizione all’arte del canto per renderlo immortale. Non c’è stata mai una vocalista più straordinaria di lei nel modulare i suoni.
Portare la lirica e il bel canto italiano al trionfo in tutto il mondo è stato il suo merito più grande, tanto più che la sua voce non era un dono di natura, ma l’aveva “costruita” per eseguire alla perfezione tutte le note di ogni opera e di ogni compositore, immedesimandosi corpo e anima nelle protagoniste sulla scena, divenendo lei ogni volta Gioconda, Norma, Aida, Medea, Elvira, Walkiria etc, esaltando la genialità di compositori e librettisti del calibro di Verdi, Donizetti, Rossini, Bellini, Cherubini, etc.
Le sue esperienze di donna passionale invece la portarono dalle vette della mondanità con le sue luci abbaglianti, alle angosce del vivere sopra le righe, fino al dramma dell’abbandono.

Foto 4. Agliana
Intitolazione ad Agliana

Pretese da sé stessa più di quanto potesse dare e infatti la sua voce, pian piano, cominciò a tradirla. L’ultima volta che cantò un’opera intera fu nella Tosca al Covent Garden di Londra in presenza della regina Elisabetta nel 1965. Le esibizioni in pubblico divennero sempre più rare. Nel 1973 fece un tour mondiale con il tenore Giuseppe Di Stefano e quelle furono le sue ultime esibizioni in pubblico. Poi si rinchiuse nella sua casa di Parigi e morì a cinquantatré anni, il 13 settembre 1977, assistita solo da un maggiordomo e dalla sua fedele governante.
Se avesse da ragazzina guardato in una nuvola magica il suo futuro, sarebbe rimasta sbalordita dai risultati raggiunti. Una cosa si può dire con certezza: solo con la passione, la tenacia, l’intraprendenza, la testardaggine, una ragazza come lei poteva dominare una voce, al di là delle sue possibilità, e soggiogare il pubblico di tutto il mondo. Certo i maestri incontrati hanno fatto la loro parte, ma lei ha divinamente trasformato le sue potenzialità, diventando la Divina. Questo aggettivo, che accompagna nel tempo la Commedia di Dante, viene dato anche a lei, con il rispetto che merita, come nell’antichità quando aveva un significato religioso, riferito a personaggi divinizzati, come le Muse.
E mi  piace dire che almeno quattro delle nove Muse ispirarono Maria Callas: Melpomene «colei che canta» e che aveva generato le Sirene; Tersicore, protettrice di cori e danze; Erato «l’Amabile», patrona della poesia d’amore e dei mimi; Polinnia «dai molti canti», ispiratrice degli inni e dei cori. Perciò oggi è lei l’insuperata Musa dei più grandi artisti del Ventesimo secolo, e fa ancora tremare il cuore di chi l’ascolta.

 

Articolo di Giulia Basile

62239253_365918477239533_7698025560005410816_n.jpgFondatrice della Sezione Comunale Avis di Noci (Bari) ed ex sindaca dello stesso Comune, si dedica con tenacia, da sempre, al difficile compito della formazione. Convinta attivista sociale, collabora con molte associazioni territoriali e nazionali. La creatività espressa in molte sue pubblicazioni di poesia e prosa e la cura nel trasmettere l’amore per la cultura sono il fiore all’occhiello del suo percorso

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