Rispettare il suolo

Nello studio della Geografia, dopo gli strumenti del geografo e della disciplina (o, più brevemente, di chi studia la Geografia), si passa allo studio del paesaggio e degli ambienti, quelli naturali e quelli artificiali, questi ultimi detti anche umanizzati o antropici o antropizzati. Un aggettivo per la Natura, ben quattro per l’essere umano. E, se consideriamo l’impatto che nei secoli hanno avuto sul pianeta, questo traboccare di definizione si potrebbe pure interpretare come un’inconscia autodenuncia dell’essere umano sulle degenerazioni egoistiche ed egotistiche che le attività umane hanno perpetrato ai danni dell’ambiente.
E, infatti, da qualche tempo si parla di consumo di suolo che, sebbene non abbia una definizione univoca, è quel processo antropogenico (altro aggettivo!) che attraverso le costruzioni e le infrastrutture – e, quindi, la cementificazione selvaggia di aree anche destinate all’agricoltura – trasforma la superficie terrestre e i suoi terreni.
Che i terrestri abbiano un impatto sui terreni è preistoria, ma il c
rescente insieme di aree sommerse da costruzioni, infrastrutture, aree estrattive, discariche, cantieri, cortili, piazzali, pavimentazioni, serre, aeroporti e porti, aree e campi sportivi impermeabili, pannelli fotovoltaici capiamo bene come abbiano cambiato e cambino il paesaggio e come, se continuiamo così, lo cambieranno negativamente nel prossimo futuro. Anche la densificazione urbana deve essere considerata consumo di suolo e già nel 2002 la Commissione Europea ha redatto un documento, la Comunicazione COM (2002) 179 dal titolo “Verso una strategia tematica per la protezione del suolo”, seguito nel settembre 2006 da una nuova Direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio, che pone l’accento sulla prevenzione da un ulteriore degrado del suolo e sul mantenimento delle sue funzioni evidenziando i danni da impermeabilizzazione, e cioè la sigillatura del suolo determinata, per esempio nell’edilizia, dall’utilizzo di materiali impermeabili che ostacolano le principali funzioni del suolo, come la regolazione idrica, la regolazione dei cicli di azoto fosforo e zolfo, la conservazione della biodiversità.
L’ISPRA,
l’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale, dal 2015 pubblica ufficialmente i dati di questo fenomeno in Italia attraverso gli open data avviando anche indagini specifiche sul territorio tanto che è possibile risalire fino agli anni ’50 per fare un confronto con la situazione attuale: il consumo del suolo ha intaccato quasi l’8% del territorio italiano.
Dal 2013, il 5 dicembre è l’occasione per riflettere su questo, nell’ambito della Giornata Mondiale del Suolo in modo da escogitare soluzioni alternative, sia per sensibilizzarci alla conoscenza del nostro territorio sia per la sua valorizzazione: il suolo non è una risorsa rinnovabile!
Nel 1920, come reazione identitaria al degrado paesaggistico, quasi antesignano del movimento ambientalista, Benedetto Croce in Il paesaggio è la rappresentazione materiale e visibile della Patria denunciava la perdita di scenari e ambientazioni, che da sempre connotano l’identità del popolo italiano, e l’erosione di spazi che prima erano mera espressione della produzione naturale di fauna e flora.
Non si parlava allora di urban spraw, fenomeno urbanistico per il quale si procede rapidamente e disordinatamente costruendo anche nelle periferie e fagocitando intere aree verdi, ma l’espansione urbana selvaggia oggi può essere fermata se – con amor di patria, quella terrestre, e sano amor proprio – cominciamo a mettere in atto strategie per la conservazione e il rispetto della Natura, della quale siamo parte integrante e interagente.

 

Articolo di Virginia Mariani

RdlX96rmDocente di Lettere, unisce all’interesse per la sperimentazione educativo-didattica l’impegno per i temi della pace, della giustizia e dell’ambiente, collaborando con l’associazionismo e le amministrazioni locali. Scrive sul settimanale “Riforma”; è autrice delle considerazioni a latere “Il nostro libero stato d’incoscienza” nel testo Fanino Fanini. Martire della Fede nell’Italia del Cinquecento di Emanuele Casalino.

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