Severn, la ragazzina che zittì il mondo

“Non si può vivere senza utopia”, scrive Paco Ignacio Taibo II e ho sempre pensato che abbia assolutamente ragione.
È difficile parlare di utopie alle generazioni dei nostri studenti, troppo calme, educate, eccessivamente responsabilizzate e rassegnate all’inevitabile, in un mondo post ideologico, che non offre posti di lavoro sicuri né garanzie per loro, distrugge le risorse del pianeta, infetta l’aria e l’acqua con scarichi nocivi per colpa di multinazionali ed ecomafie e uccide i loro sogni. Questo si sentono dire quasi ogni giorno dai media.
Basta leggere il dato della disoccupazione giovanile per capire le ragioni di tale atteggiamento, in quella che Benasayag e Schmit, in un libro dal titolo omonimo, hanno definito “l’epoca delle passioni tristi”.
Dopo aver spiegato ai miei e alle mie giovani studenti che la parola “utopia” non significa “cosa impossibile”, ma “cosa che non si trova (ancora) in nessun luogo”, parlo loro dell’abolizione della schiavitù, del diritto di voto alle donne, della riforma del diritto di famiglia, del progetto di società nuova delineato dalla nostra Costituzione e di altro ancora, ma sento comunque, guardando i loro occhi, che il mio potere di persuasione vacilla.
Dopo la mobilitazione di Fridays For Future dello scorso 15 marzo, però, ho una freccia in più al mio arco: proietto il video della ”bambina che parlò all’Onu”, Severn Collins Suzuki e i risultati sono sorprendenti.
Severn è infatti una splendida utopista canadese di Vancouver, che, quando aveva solo 12 anni, fece una raccolta fondi, partecipò, con alcuni suoi compagni di classe e amici al Vertice della Terra di Rio de Janeiro del 1992 e parlò in nome delle generazioni future.
Il suo discorso stupì il mondo, perché era semplice e chiaro. “
Ho paura di andare fuori al sole perché ci sono dei buchi nell’ozono, ho paura di respirare l’aria perché non so quali sostanze chimiche contiene” Ecco alcune delle paure che avrebbero caratterizzato i/le nostri/e studenti di oggi, che ci sembrano fragili, ma che hanno molte ragioni per avere paura, ascoltando i messaggi allarmistici dei media.
“Non sapete come si fa a riparare i buchi nello strato di ozono, non sapete come riportare indietro i salmoni in un fiume inquinato, non sapete come si fa a far ritornare in vita una specie animale estinta, non potete far tornare le foreste che un tempo crescevano dove ora c’è un deserto. Se non sapete come fare a riparare tutto questo, per favore smettete di distruggerlo”.
Ecco l’invito a praticare, al posto della crescita incontrollata e divoratrice di risorse, lo sviluppo sostenibile, che proprio a Rio de Janeiro avrebbe trovato la sua precisa definizione.
Lo sviluppo sostenibile, in quella Conferenza, fu definito come un modello di sviluppo che risponde alle esigenze del presente senza compromettere la capacità delle generazioni future di soddisfare le proprie.
Il programma, perciò, non ha nulla in comune con la ripetizione ossessiva da parte di alcuni nostri politici che praticano scientemente e quotidianamente la cosiddetta manomissione delle parole (Carofiglio) e parlano di decrescita infelice. Tale progetto non prevede affatto di bloccare il processo di sviluppo in atto, ma di attuarlo con alcuni accorgimenti e cautele, in modo che il benessere delle generazioni presenti non  pregiudichi quello delle generazioni future.
In quella Conferenza si affermarono il principio “chi inquina paga” e il “principio di precauzione”, che hanno trovato posto nel Trattato sul funzionamento dell’Unione Europea all’articolo 191. L’Agenda 21, inoltre, ha posto le basi per l’affermazione dei diritti umani di terza generazione, diritti collettivi tra cui troviamo i diritti alla tutela dell’ambiente, alla riservatezza e alla pace. E a proposito di buco dell’ozono, direi che qualcosa è cambiato.
Severn Collins Suzuki è cresciuta e il 30 novembre di quest’anno compirà quarant’anni. Indubbiamente figlia d’arte, ha respirato aria di attivismo e di impegno ambientale in famiglia. Figlia di una scrittrice, Tara Elizabeth Cullis, da cui ha preso il primo cognome e del genetista e ambientalista David Suzuki, uno dei primi scienziati a studiare i cambiamenti climatici e a promuovere le energie rinnovabili o alternative, non poté fare a meno di sentire dentro di sé la spinta a divulgare questi temi e a farli conoscere ai potenti della Terra.
Suo padre, dal 1979, si era dedicato alla sensibilizzazione sulle questioni ambientali alla CBC, con una trasmissione provocatoria dal titolo The Nature of things, che osò sfidare multinazionali come la Exxon, accusata di avere insabbiato i dati forniti dalle sue fonti interne sui cambiamenti climatici.
A nove anni, la bambina che avrebbe stupito il mondo
fondò l’organizzazione giovanile ECO (Environmental Children’s Organization), per informare i giovani sui temi ambientali e fu proprio grazie alla raccolta fondi per questa organizzazione che riuscì a partecipare, con Michelle Quigg, Vanessa Suttie e Morgan Geisler,al Summit della Terra di Rio.
Collins Suzuki
si è laureata a Yale in Ecologia e Biologia Evoluzionistica ed ha collaborato a “The Skyfish Project”, un think tank presente su Internet promosso al Summit Mondiale per lo Sviluppo Sostenibile di Johannesburg. A quel congresso ha presentato, con questa organizzazione, un documento chiamato Recognition of Responsibility, ovvero “riconoscimento di responsabilitá”, parola su cui dovremmo tutti cominciare a riflettere, per rivalutarla e vivere all’insegna dei valori che racchiude.
Proprio alla responsabilità degli adulti e alla coerenza tra quanto affermato e quanto poi praticato, si era richiamata Collins Suzuki nel suo discorso diventato virale sul web.
“A scuola, persino all’asilo, ci insegnate come ci si comporta al mondo. Ci insegnate a non litigare con gli altri, a risolvere i problemi, a rispettare gli altri, a rimettere a posto tutto il disordine che facciamo, a non ferire altre creature, a condividere le cose, a non essere avari. Allora perché voi fate proprio quelle cose che ci dite di non fare?”
“Mio padre dice sempre siamo ciò che facciamo, non ciò che diciamo. Ciò che voi state facendo mi fa piangere la notte. Voi continuate a dire che ci amate, ma io vi lancio una sfida: per favore, fate che le vostre azioni riflettano le vostre parole”.
Ma Collins ci spronava anche a una maggiore condivisione delle nostre ricchezze con i popoli che avevano la sola sfortuna di essere nati dalla parte sbagliata del mondo.
“Nel mio Paese produciamo così tanti rifiuti, compriamo e buttiamo via, compriamo e buttiamo via, compriamo e buttiamo via, e tuttavia i paesi del nord non condividono con i bisognosi. Anche se abbiamo più del necessario, abbiamo paura di condividere, abbiamo paura di dare via un po’ della nostra ricchezza”, prefigurava l’economia circolare di cui tanto oggi si parla e ricordava l’appartenenza di noi tutti e tutte alla grande famiglia umana, espressione di origine Gandhiana, cui fa riferimento la Dichiarazione Universale dei diritti dell’uomo approvata proprio dall’ONU.
Per tutta la sua vita Severn Collins si è impegnata come attivista ambientale e ha incontrato politici come Bush o rappresentanti di grandi imperi economici irrispettosi dei diritti umani, come gli amministratori di Nike, cui ha rivolto ammonizioni severe.
Dopo il Dottorato in Etnobotanica ha sciolto il gruppo Skyfish e ha curato per Discovery una trasmissione per bambini su temi ambientali.

Foto 1. Con Greta allo sciopero scolastico del clima
Con Greta allo sciopero scolastico del clima

Collins Suzuki, intervistata dal Vancouver Sun, a proposito del suo storico discorso ha detto: «Quando lo riguardo, penso: “Wow, quello sì che è stato un bel discorso. Non tutti i miei discorsi sono così; credo fosse perché ci eravamo allenati duramente. Ma poi siamo piombati in alcuni fra i peggiori decenni in termini di degrado ambientale e disparità in ricchezza e potere”.
La bambina che zittì il mondo oggi si
è sposata e vive con il marito e i suoi due figli ad Haida Gwaii, in Columbia Britannica.
Quando proietto il video di Collins Suzuki nelle classi, invito a riflettere sulle somiglianze tra il discorso di Collins e quello di Greta Thunberg. Riflettiamo sul perché le parole di Collins non hanno avuto lo stesso seguito e la stessa mobilitazione mondiale. C’è bisogno anche di una forte organizzazione per portare avanti un tema tanto urgente e sono proprio sterili le critiche che provengono dal mondo dei giornalisti dalla schiena non perfettamente dritta relativi all’uso strumentale di Greta nella campagna FridayforFuture.
Quello che emerge dalle discussioni in classe è che forse nel 1992 i tempi non erano maturi, non c’erano associazioni ambientaliste forti ed oggi invece ci sono, non c’era consapevolezza diffusa su questi temi ed oggi invece se ne parla nelle scuole, da ultimo anche grazie all’intervento di un Ministro dell’Istruzione illuminato.
Non sappiamo se Greta si sia ispirata a Collins, ma sappiamo di certo che i temi sono gli stessi ed anche il tono del discorso delle due ragazzine: “
Noi siamo i vostri figli, voi state decidendo in quale mondo noi dovremo crescere” diceva Collins nel 1992, “il rischio “non è accettabile per noi che vivremo le conseguenze”, afferma Greta Thunberg oggi.
Quello che si deve riconoscere a Collins è avere creduto nell’utopia del cambiamento e di avere provato a svegliare le coscienze degli adulti e dei potenti addormentati. Ha aperto una strada, ha tracciato il sentiero dei diritti delle generazioni future, che ancora non esistono nelle nostre Costituzioni, ma che, a parere di chi scrive, saranno l’unico strumento giuridico, come ricorda Salvatore Settis in molti suoi scritti, per arrestare la distruzione del pianeta, oggi usato come una miniera da saccheggiare e una discarica di rifiuti che non si riescono a smaltire, producendo danni irreversibili sulla salute umana e dei nostri fratelli animali e alberi, per usare un’espressione di Papa Francesco nella sua Enciclica “Laudato sì”.
Quella che ai tempi di Collins era un’utopia è diventata un movimento planetario, la sensibilità sulla crisi climatica è ormai diffusa a livello mondiale, l’Accordo sul clima di Parigi ha raggiunto risultati importanti, anche se ancora con molti limiti e necessità di aggiustamenti, abbiamo testimonial come Leonardo Di Caprio o moltiplicatori di coscienza ambientale come Al Gore, che ha vinto nel 2007 il Premio Nobel per la Pace insieme all’IPCC dell’Onu nel 2007, o Luca Mercalli in Italia e molti e molte altre attiviste ambientali, sulle cui uccisioni occorrerebbe una ricerca approfondita, perché oggi rischiano di essere i nuovi martiri civili. Prima di Collins c’erano stati il Club di Roma e il Rapporto “I limiti dello sviluppo”, ma erano testi per pochi addetti ai lavori, che non avevano raggiunto gli autori dei Manuali scolastici e che potevano essere introdotti nelle scuole solo da poche/i insegnanti aggiornati e curiosi, quelli di cui non si parla nei reportage sulla scuola, che spesso ci descrivono come frustrati e sottopagati a rischio burnout, poco avvezzi al digitale e perciò stesso, a detta di giornalisti incompetenti o scrittori prestati alla scuola, poco aggiornati.
Grazie a Collins, ciò che non si trovava in nessun luogo oggi si vede e sta crescendo, pur tra le mille difficoltà frapposte da chi ancora persegue, con una miopia inguaribile, la crescita infinita a spese del Pianeta.
Due bambine, significativamente due donne del domani, hanno avuto, in epoche diverse, un grande coraggio.
Collins Suzuki potrebbe sembrare perdente nella società dell’immagine in cui imperano gli influencer, ma, come ricorda Blaga Dimitrova, ”Calpestata, l’erba diventa sentiero”. Ventisette anni fa i media la dimenticarono, ma il sentiero era tracciato come con gli scarponi nell’erba bagnata in montagna, il testimone è passato di mano in mano ed è arrivato alla rivoluzione mite ma determinata di Greta Thunberg e delle migliaia di persone in tutte le Nazioni che hanno a cuore il Pianeta.
L’esempio di un’utopia “minimalista”, come la definisce Luigi Zoja, come è quella ambientalista, che gradualmente diventa realtà, portata avanti da due ragazze  adolescenti, non può essere ignorato dalle e dai docenti delle nostre scuole, di ogni ordine e grado e deve essere mostrato come un’esperienza vincente. Far vedere ciò che non è sotto i riflettori dei media, ma è stato sapientemente costruito da chi ha percorso nuovi sentieri: forse soprattutto questo oggi è il nostro compito di educatori nell’era planetaria. Anche così si combattono le passioni tristi, anche così si aiutano le nuove generazioni a perseguire i propri sogni, anche così si costruiscono anticorpi nei confronti di un mondo che li vuole ingabbiare e miniaturizzare nel ruolo di consumatori e consumatrici acquiescenti, impauriti e rassegnati. Anticorpi potenti, perché hanno come esempi persone giovani che si sono sentite responsabili di una stessa comunità di destino.

 

Articolo di Sara Marsico

Sara Marsico.400x400.jpgAbilitata per necessità all’esercizio della professione forense, dal 1991 ha scelto l’insegnamento per passione ed è docente di discipline giuridiche ed economiche. Si è perfezionata per l’insegnamento delle relazioni e del diritto internazionale in modalità CLILÈ stata Presidente del Comitato Pertini per la difesa della Costituzione e dell’Osservatorio contro le mafie nel sud Milano. I suoi interessi sono la Costituzione , la storia delle mafie, il linguaggio sessuato, i diritti delle donneÈ appassionata di corsa e montagna. 

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