Marguerite Yourcenar. Ricostruire il passato

Nel 1981, sei anni prima della sua morte, Marguerite Yourcenar diventa la prima donna eletta alla prestigiosa Accademia francese (istituzione fondata nel 1635 il cui primo obiettivo è quello di vegliare sulla lingua). La notizia di questa onorificenza fa il giro del mondo, rimbalzando di testata in testata e rinnovando l’interesse, mai realmente scemato, per una delle scrittrici più rilevanti del Novecento.
Marguerite Cleenewerck de Crayencour nasce a Bruxelles nel 1903 in una famiglia nobile che, poco dopo la sua nascita, decide di trasferirsi in Francia. Durante l’infanzia viaggia spesso con il padre e segue un’istruzione domestica. Fin da subito spicca la sua predilezione per la letteratura. La Seconda guerra mondiale interrompe drasticamente quella che, a tutti gli effetti, è una vita da nomade. A causa del conflitto si trasferisce negli Stati Uniti dove, da quel momento, risiederà stabilmente per il resto della sua vita. Nel 1947 diventa cittadina naturalizzata statunitense ma, pur conoscendo molto bene l’inglese, continua a scrivere nella sua lingua natia: il francese.
A poco più di vent’anni concepisce la sua opera più importante, la cui sistematizzazione la impegna a fasi alterne per il ventennio successivo e la cui prima pubblicazione avviene solamente nel 1951. Nel romanzo in questione, Memorie di Adriano, il passato viene ricostruito e analizzato attraverso gli occhi dell’omonimo imperatore, narratore e protagonista dell’opera.
La genesi del testo segue un percorso piuttosto articolato. Nella prima metà degli anni Venti, dopo una serie di viaggi in Italia e, in particolare, dopo aver visitato Villa Adriana, Yourcenar inizia a prendere appunti. Ispirata da un preciso periodo storico: quello in cui gli antichi dei erano in declino ed il cristianesimo non si era ancora affermato. Dunque, Adriano appare agli occhi della scrittrice come il perfetto protagonista del vuoto religioso che vuole rappresentare. Negli anni successivi l’opera inizia faticosamente a prendere forma. Diverse versioni vengono stracciate, nulla sembra poter soddisfare completamente l’autrice che sente il peso e la necessità di dover ricostruire il tutto in modo impeccabilmente conforme ad un periodo storico perso e lontano. Con il passare del tempo, grazie a nuovi viaggi e all’accumularsi dell’esperienza, Yourcenar decide di ultimare l’opera. Poco più di trecento pagine straordinariamente fitte, la narrazione in prima persona rende la confessione di Adriano simile a quella di un amico che sussurra un segreto. Climax dell’opera è, naturalmente, la morte dell’uomo amato dall’imperatore (Antinoo) e l’estremo dolore che ne scaturisce. Un dolore cui l’imperatore reagisce disseminando statue raffiguranti il giovane per tutto l’impero e ordinando la costruzione di una città a suo nome: Antinopoli.
Il romanzo, che segue i già pubblicati Alexis o il trattato della lotta vana (1929), Moneta del sogno (1935) e Il colpo di grazia (1939), consacra l’autrice nell’olimpo degli scrittori del Novecento e delinea alcune tematiche che ricorreranno anche nelle opere successive. Gli scritti di Yourcenar (quasi un anagramma del vero cognome) diventano famosi per il rigoroso stile classico, la loro erudizione e la sottile psicologia.
Sulla scia del successo di Memorie di Adriano, Yourcenar lavora ad un altro romanzo storico: L’opera al nero (1968). Il testo è un’altra biografia immaginaria ma questa volta la narrazione ruota attorno ad uno studioso e alchimista del sedicesimo secolo. L’uomo, nato in Belgio nel pieno del Rinascimento, è modellato dall’autrice su personalità quali Leonardo Da Vinci, Erasmo da Rotterdam, Tommaso Campanella, Paracelso e Michele Servito. La ricostruzione della società del tempo è, come sempre, impeccabile. Anche quest’opera riscuote unanimi favori di critica e di pubblico. Seguono Care memorie (1974),  Archivi del nord (1977) e alcune meravigliose raccolte di racconti.
Nonostante l’incredibile successo, Yourcenar rifugge la fama e preferisce il riserbo e la tranquillità che la contraddistingueranno fino alla morte avvenuta a Mount Desert (Usa) il 17 dicembre 1987.

 

Articolo di Ettore Calzati Fiorenza

gJaZLDNROssessionato dalla comunicazione, sostenitore della scienza e dell’importanza del dubbio perché, in fondo, quasi nulla di cui ci crediamo certi è effettivamente tale. Tra i miei interessi principali rientrano anche la letteratura, le arti figurative e la musica. “Le parole sono tutto quello che abbiamo” e per questo faccio del mio meglio per mantenere quelle date, usque ad finem.

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