Amore e morte. Emily Brontë e la forza travolgente di Wuthering heights

Tra tutti i libri, tanti, letti nella mia vita, Wuthering heights (Cime tempestose in traduzione italiana) è stato tra i pochi che mi abbiano fisicamente travolta, facendomi provare reali brividi, sussulti a fior di pelle, emozioni forti come l’empatia ma anche la rabbia ed il furore di fronte a certe scelte dei suoi indiscussi protagonisti, Catherine Earnshaw e Heathcliff. L’aspetto maggiormente sorprendente e affascinante allo stesso tempo è il fatto che tanta potente forza visionaria di matrice romantica e tanti vorticosi sentimenti e passioni umane contenute in una delle storie più famose della letteratura mondiale, siano state partoriti dalla mente di una ragazza che ha vissuto una vita breve e fortemente claustrofobica.
La giovane scrittrice in questione è Emily Brontë, nata a Thornton il 30 luglio del 1818, quinta di cinque figlie e un figlio del reverendo Patrick Brontë e Maria Branwell. La sorte si accanisce presto su questa famiglia, quando la madre muore nel 1821, lasciando figlie e figlio alle cure della zia Elizabeth Branwell, sorella della defunta. Intanto l’intera famiglia si era trasferita a Haworth, nello Yorkshire, dove Mr. Patrick era stato nominato curato perpetuo della chiesa di Saint Michael and All Angels. In Cime tempestose la presenza del vento violento dello Yorkshire che scuote la brughiera ricca di erica selvatica è centrale, un’eco fortissima dell’ambiente in cui Emily trascorre quasi tutta la sua esistenza.

FOTO 1. Didascalia- La brughiera nei dintorni di Haworth e la casa museo
La brughiera nei dintorni di Haworth e la casa-museo Brontë

Nel 1824 il reverendo padre manda le figlie Maria, Elizabeth, Charlotte ed Emily a studiare nella scuola di Cowan Bridge istituita per i figli di ecclesiastici poveri. Le condizioni a cui sono sottoposte le quattro bambine sono terribili: sono denutrite, tenute al freddo, sottoposte alla rigida disciplina metodista. L’anno successivo, infatti, muoiono di tisi le sorelle maggiori Maria ed Elizabeth. Charlotte ed Emily tornano a casa a Haworth e ricevono un’educazione domestica dal loro padre insieme al fratello Patrick  Branwell. Nel 1826 giunge in casa anche una governante, Tabitha Aykroyd, detta “Tabby”, una vedova di mezza età.
Emily condivide la passione precoce per la scrittura in compagnia delle sorelle e del fratello: a questi il padre aveva regalato dei soldatini di legno, a cui le sorelle Brontë assegnano un nome e cominciano ad inventare storie che poi trascrivono su quaderni. Le sorelle e il fratello ideano un regno per i loro soldatini e una saga: Branwell e Charlotte creano il ciclo di Glasstown, città di vetro, e di Angria; le piccole Emily e Anne quello di Gondal e Gaaldine, regni calcati sulle caratteristiche del paesaggio di Haworth. Purtroppo, non è rimasta alcuna traccia scritta di tali racconti, se non nelle testimonianze di Charlotte.
Nel 1835 Emily va a studiare in una scuola di Roe Head, ma dopo tre mesi ritorna a casa fisicamente provata e il suo posto viene preso dalla sorella minore Anne. Nel 1838 fa l’insegnante nella scuola di Law Hill, ma dopo soli sei mesi torna a casa. Nel 1842 Emily e Charlotte partono per Bruxelles, dove frequentano, finanziate dalla zia, il Pensionato Heger, con l’intento di perfezionare lo studio del francese e del tedesco. Emily prende anche lezioni di piano. Intanto le ragazze si danno da fare impartendo a loro volta lezioni come istitutrici private. Alla morte della zia Elizabeth tornano a casa ed Emily comincia a trascrivere in due quaderni le poesie che compone da qualche anno, uno senza titolo, l’altro intitolato Gondal Poems. Charlotte trova questo quaderno nel 1845 e vuole pubblicare i versi della sorella, la quale acconsente purché il libro esca con uno pseudonimo: nel 1846 escono così i Poems by Currer, Ellis and Acton Bell, ovvero gli pseudonimi maschili sotto cui si nascondono Charlotte, Emily e Anne. Intanto, si è aggravata la situazione del loro unico fratello, Patrick Brandwell, che da tempo abusa di oppio e alcol e che non è riuscito a realizzare alcuno dei suoi progetti lavorativi, in particolare diventare pittore presso la Royal Academy of Arts. Le sorelle hanno iniziato a scrivere da tempo tre romanzi, che vedranno la luce nel 1847: Wuthering Heights di Emily, Agnes Grey di Anne e Jane Eyre di Charlotte. Nel settembre del 1848 la tubercolosi stronca definitivamente la vita dissoluta di Branwell: durante il suo funerale Emily prende freddo, si ammala e, rifiutando ogni cura medica, il 19 dicembre, a soli trent’anni, muore anch’ella. La sorella Anne la segue nel maggio 1849; Charlotte, invece, conosce la gioia del matrimonio per un solo anno, poi nel 1855 muore di parto, alle soglie dei quarant’anni.

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Ritratto di Emily realizzato dal fratello Branwell, 1883. National Portrait Gallery, Londra

La biografia di Emily, come del resto di tutta la sua famiglia, è stata semplice e molto ordinaria, considerando che si era nell’Inghilterra vittoriana in cui la rigidità dei princìpi soprattutto educativi spesso soffocava i e le giovani all’interno delle loro famiglie. Eppure, questa gabbia in cui anche Emily era stata costretta a vivere e che era diventata il suo nido sicuro, al di fuori del quale non riusciva a soggiornare se non per brevi periodi, questa gabbia, dunque, non le ha impedito di tenere imprigionato il turbinio dei suoi sentimenti, il suo interior drama, e di affidarlo ad un capolavoro immortale quale è il romanzo Cime tempestose.
Quest’opera non è inquadrabile in una tipologia unica di narrazione e di genere: abbraccia il gotico ma anche il romanticismo tedesco e inglese, il romanzo di formazione e il genere lirico per la potenza espressiva dei suoi dialoghi e i grandi momenti di pathos nello svolgimento della storia. Protagonisti del racconto affidato a due principali voci narranti, quelle di Mr. Lockwood e della governante Nelly Dean, sono Catherine Earnshaw e Heathcliff, che vivono la loro tormentata esistenza intrecciata l’una all’altro in una trama epica che abbraccia un arco temporale di una trentina d’anni, dalla fine del Settecento agli inizi dell’Ottocento. È un romanzo evocativo di situazioni e passioni potentissime come la vendetta, la sopraffazione, l’emarginazione del diverso, le differenze sociali, e, naturalmente, l’amore. Non un amore sentimentale, bensì un tormento esistenziale che lega Cathy e Heathcliff in modo indissolubile ed eterno, anche oltre la vita. La seconda parte del libro vede poi lo svolgimento delle vicende legate ai figli dei due protagonisti, ai quali l’autrice Emily darà il compito di riannodare le fila della storia e di concedere la pace ai due amanti, riuniti per sempre nel vento incessante e tempestoso della brughiera. È intensa e molto calzante la descrizione che Michela Murgia e Chiara Tagliaferri fanno di questo libro nel volume Morgana. Storie di ragazze che tua madre non approverebbe: «Tutti i panorami che Emily non ha visto con gli occhi li ha ricostruiti nell’animo dei suoi personaggi, mescolando i sentimenti più estremi fino a confondere amore e odio, vendetta e nostalgia, sogno e disperazione, ciascuno trattato in purezza come una sostanza assoluta. Isolati dal mondo come lei, Catherine e Heathcliff non si curano di quel che accade dentro, in un tumulto furioso a cui i lettori dell’epoca non erano minimamente preparati. La trama di Cime tempestose è rivoluzionaria, la narrazione non segue un ordine cronologico, la storia è raccontata da diverse voci e il protagonista maschile rovescia ogni schema: Heathcliff non ha nulla dell’eroe ottocentesco, non è il buono dalla sorte avversa che alla fine si riscatta. È nero, feroce, vendicativo. Lui e Catherine sono legati da forze sotterranee della natura e il loro essere l’uno nell’altra è un dato di destino, al punto da non potersi nemmeno più considerare due individui, ma lo specchio interiore uno dell’altra».
Virginia Woolf scriverà: «Cime tempestose è un libro più difficile da capire di Jane Eyre, perché Emily era più poeta di Charlotte. Scrivendo, Charlotte diceva con eloquenza e splendore e passione “io amo”, “io odio”, “io soffro”. La sua esperienza, anche se più intensa, è allo stesso livello della nostra. Ma invece non c’è “io” in Cime tempestose. Non ci sono istitutrici. Non ci sono padroni. C’è l’amore, ma non è l’amore tra uomini e donne. Emily si ispirava a una concezione più generale. L’impulso che la spingeva a creare non erano le sue proprie sofferenze e offese. Rivolgeva lo sguardo a un mondo spaccato in due da un gigantesco disordine e sentiva in sé la facoltà di riunirlo in un libro. Il suo è il più raro dei doni. Sapeva liberare la vita dalla sua dipendenza dai fatti; con pochi tocchi indicare lo spirito di una faccia che non aveva più bisogno di un corpo; parlando della brughiera far parlare il vento e ruggire il tuono» (Virginia Woolf, Voltando pagina. Saggi 1904-1941).
Il romanzo di Emily Brontë è stato più volte trasposto nel linguaggio cinematografico, dando vita ad una serie di prodotti interessanti: il film La voce nella tempesta del 1939, con Laurence Olivier e Merle Oberon, che però mette in scena solo sedici capitoli su trentaquattro, omettendo del tutto la continuazione della storia nelle vicende dei figli di Cathy e Heathcliff; Abismos de pasión, in italiano Abissi di passione, del visionario Luis Buñuel, film del 1954 liberamente ispirato al romanzo e ambientato in Messico; un adattamento di Cime tempestose, diretto da Mario Landi e interpretato da Massimo Girotti e Anna Maria Ferrero, trasmesso dalla Rai nel 1956; un nuovo adattamento cinematografico del 1970 con Timothy Dalton nei panni di Heathcliff; il film Wuthering heights del 1992, con la regia di Peter Kosminsky e gli indimenticabili interpreti Ralph Fiennes e Juliette Binoche; Cime tempestose, miniserie televisiva andata in onda su RaiUno nel 2004, protagonisti Alessio Boni e Anita Caprioli, non del tutto fedele al romanzo e incentrato solo sulla storia di Cathy e Heathcliff; Wuthering Heights, adattamento televisivo, diviso in due parti, del 2009, per la regia di Peter Bowker, con Charlotte Riley e un giovane Tom Hardy rispettivamente nei panni dei due amanti; nel 2011, infine, l’ultimo adattamento cinematografico di Cime tempestose con la regia di Andrea Arnold e i protagonisti Kaya Scodelario e James Howson, un attore nero nei panni di Heathcliff.

FOTO 3. ralpfiennes ejuliettebinoche.cime tempestose_1992
Ralph Fiennes e Juliette Binoche nella versione cinematografica di Cime tempestose del 1992

Le pellicole hanno contribuito a mettere in scena abbastanza fedelmente i caratteri assoluti dei due protagonisti e a rendere memorabili i dialoghi più travolgenti ed intensi del romanzo: «lui non saprà mai quanto lo amo; e non perché sia bello, Nelly, ma perché è me stesso più di quanto io lo sia. Non so di che cosa siano fatte le nostre anime, ma la mia e la sua sono identiche. Le mie grandi sofferenze in questo mondo sono state le sofferenze di Heathcliff, e io le ho osservate e patite tutte sin dall’inizio; il mio pensiero principale nella vita è lui. Se tutto il resto perisse e lui restasse, io continuerei a essere; e, se tutto il resto persistesse e lui venisse annientato, l’universo mi diverrebbe estraneo; non mi sembrerebbe di esserne parte. Nelly, io sono Heathcliff! Lui è sempre, sempre nella mia mente, non come un piacere, così come io non sono sempre un piacere per me, ma come il mio stesso essere» (Cime tempestose, trad. di Anna Luisa Zazo, Mondadori, 1989). Sono le parole che Cathy confida alla governante Nelly, che l’ha vista crescere insieme ad Heathcliff, alle quali lui farà eco qualche anno dopo, quando apprenderà della morte di lei e lancerà una maledizione allo spirito di Cathy che è anche attestazione di amore eterno: «“Possa svegliarsi tra i tormenti!” gridò lui con spaventosa violenza, battendo rabbiosamente il piede, gemendo, in un improvviso parossismo di incontrollabile furia. “Ha dunque mentito fino alla fine! Dov’è? Non lassù, non in paradiso, non sotto terra: dov’è? Oh, hai detto che non ti curavi delle mie sofferenze! E io ho una sola preghiera – la ripeterò finché la mia lingua si seccherà: Catherine Earnshaw, possa tu non trovare mai riposo fino a che sarò in vita! Hai detto che ti ho ucciso – torna dunque a perseguitarmi! Gli assassinati, credo, perseguitano i loro assassini; so che ci sono stati fantasmi che vagavano sulla terra. Sii sempre con me – sotto qualsiasi forma – portami alla pazzia! Ma non lasciarmi in questo abisso in cui non posso trovarti! La mia sofferenza è indicibile! Non posso vivere senza la mia vita! non posso vivere senza la mia anima!”». (Cime tempestose, cit.)
Niente di più lontano dal compìto equilibrio e principio di razionalità che lega le storie di Jane Austen, il romanzo di Emily Brontë ha in sé la tragedia, il tormento, la ribellione, le contraddizioni che muovono le passioni umane e che si possono paragonare per potenza visiva ed espressiva alle grandiose opere di Dostoevskij. Alla prima pubblicazione di Cime tempestose nel 1847 l’accoglienza non fu ricca di entusiasmo e ricevette pareri critici contrastanti, perché non aveva trovato un terreno fertile e pronto a comprendere la complessità dell’animo umano messa in scena in un romanzo, per di più scritto da una donna che non aveva mai vissuto realisticamente le emozioni che narrava con così potente forza attrattiva. Ma la fortuna di questa storia nel tempo è stata inossidabile. Come non ricordare, in ultimo, la canzone Wuthering Heights con cui Kate Bush ha debuttato nel 1978, restando al primo posto delle classifiche in Inghilterra per quattro settimane. In essa la cantante rievoca la travolgente unione tra le anime dei due protagonisti, eternamente dannati ma finalmente insieme nel vento che sferza le cime tempestose della brughiera dello Yorkshire: Out on the wiley, windy moors / we’d roll and fall in green / you had a temper, like my jealousy / too hot, too greedy / how could you leave me / when I needed to possess you? / I hated you, I loved you too / Too long I roam in the night / I’m coming back to his side to put it right / I’m coming home to wuthering, wuthering, / wuthering heights (Fuori nella brughiera rugiadosa e ventosa / ci rotolavamo e cadevamo nell’erba / avevi un carattere come la mia gelosia / troppo caldo, troppo avaro / come hai potuto lasciarmi / quando avevo bisogno di possederti? / Ti odiavo, e nel frattempo ti amavo Da troppo tempo vago nella notte / sto tornando al suo fianco per mettere le cose a posto / sto tornando a casa alle mie cime tempestose / le mie cime tempestose).

In copertina. Ritratto di Anne, Emily e Charlotte Brontë di Patrick Branwell Brontë

 

Articolo di Valeria Pilone

Pilone 400x400.jpgGià collaboratrice della cattedra di Letteratura italiana e lettrice madrelingua per gli e le studenti Erasmus presso l’università di Foggia, è docente di Lettere al liceo Benini di Melegnano. È appassionata lettrice e studiosa di Dante e del Novecento e nella sua scuola si dedica all’approfondimento della parità di genere, dell’antimafia e della Costituzione.

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