Calabria. Le sorelle Malaspina: vitigni autoctoni e determinazione

Terra caratterizzata dall’azzurro del mare, dal verde scuro e profondo della macchia mediterranea, dall’asperità delle rocce e dal rosso del peperoncino, la Calabria affonda le sue radici in una storia antichissima di cui rappresentano certa e sicura testimonianza i Bronzi di Riace, situati all’interno del Museo Archeologico Nazionale di Reggio Calabria. Anticamente, intorno al XV secolo a. C., faceva parte di un’unica regione meridionale dell’Italia preromana denominata Enotria, che comprendeva, fra le altre, la Basilicata e il Cilento, ed era abitata dagli enotri, considerati i più antichi colonizzatori provenienti dalla Grecia. Il nome Enotria deriva dal greco ôinos, ossia vino: la Calabria è quindi storicamente la terra del vino, proprio per la presenza di numerosi vitigni sul territorio.
Dopo questa fiorente stagione, se si esclude una ripresa della produzione nel medioevo, la regione ha sempre occupato una posizione di isolamento nel panorama dell’enologia nazionale, per mancanza di mercato, concorrenza, e perché il vino era considerato un mero alimento delle classi meno abbienti. Negli ultimi dieci anni si è assistito a una ripresa della produzione nell’ottica della qualità, tra coloro che hanno recuperato i vitigni autoctoni nel rispetto della tradizione e chi ha preferito investire nei vitigni internazionali.

carta vini calabria
Carta di vini. Calabria

Le aree più vocate sono quella di Crotone, Cosenza, Catanzaro e Reggio Calabria. Il Cirò è il vino più noto della regione, le cui origini sono molto antiche come si evince dal fatto che i greci di Cremissa (attuale Cirò Marina) erano soliti offrire questo vino ai vincitori delle Olimpiadi. La DOC Cirò comprende la maggior parte dei vini prodotti nella regione a partire dai vitigni più diffusi: fra tutti il gaglioppo, portato dai coloni greci nell’ottavo secolo, che ha trovato il suo terreno di elezione nella campagna nel Cirotano, ottimo nella versione rossa ma dal profilo interessante anche nella versione rosata; il magliocco, spesso confuso con il primo, che comprende due sottospecie, il magliocco canino, diffuso maggiormente nella zona di Lamezia e Scilla, e il magliocco dolce, coltivato in provincia di Cosenza, vinificato in purezza nella denominazione Terre di Cosenza; poi ancora greco nero, malvasia nera, calabrese, castiglione, nerello, prunesta, mantonico, dalla spiccata acidità che lo rende adatto all’appassimento, mentre tra gli internazionali, cabernet sauvignon e merlot. Tra i vitigni a bacca bianca, il più diffuso è il greco, con cui si realizzano vini bianchi secchi dalla spiccata sapidità, ma anche un ottimo vino dolce prodotto del comune di Bianco, il Greco di Bianco Doc ottenuto per appassimento delle uve sui graticci nelle zone calde e soleggiate.
La riscoperta dei vitigni autoctoni e la valorizzazione delle risorse del territorio attraverso buone pratiche nell’ottica della qualità è stata assieme prerogativa e filo conduttore che ha unito gli intenti e i propositi delle tante donne che oggi sono protagoniste del mondo del vino in Calabria.

Rappresentate dalla delegazione territoriale dell’Associazione Nazionale Le Donne del Vino, presieduta da Vincenza Alessio Librandi, anch’ella proprietaria dell’omonima cantina, la presidente regionale dell’Associazione Italiana Sommelier, Maria Rosaria Romano, le tante produttrici, enologhe, agronome, ma anche coloro che collaborano nelle aziende sotto altri profili, rappresentano quello spirito di intraprendenza e dinamicità che ha favorito la rinascita di un settore in decadenza.

Foto. Le Donne del vino. Delegazione Calabria
Le donne del vino. Delegazione Calabria

Da questa prospettiva, l’azienda vinicola Malaspina è l’incarnazione di questa forza motrice: alla sua guida vi sono quattro sorelle, Caterina, Domenica, Irene e Patrizia (foto di copertina), le quali hanno ereditato la passione del padre per la terra e le tradizioni della Calabria, e ne hanno fatto letteralmente una sfida quotidiana.
La cantina Malaspina (http://www.aziendavinicolamalaspina.com/), situata a Melito di Porto Salvo in Aspromonte, l’estremità inferiore della Calabria, fu fondata nel 1967 da Consolato Malaspina, il quale decise di investire in una terra ostica ma dalle grandi potenzialità. Tra i filari e gli olivi è possibile godere di un’atmosfera senza tempo: per un verso, le verdi colline e il grigio delle rocce e, per un altro, l’azzurro del mar Ionio, incorniciano un paesaggio incontaminato dalla frenesia del presente che guarda direttamente allo Stretto di Messina.
Di questa terra bella e aspra, è stato cantore uno dei massimi esponenti del neorealismo novecentesco in letteratura: Corrado Alvaro, scrittore antifascista, nato a San Luca, paesino locato in Aspromonte. Nella sua opera titolata Gente in Aspromonte (1930) racconta la durezza della vita dei pastori durante i primi anni del Novecento, attraverso un’analisi acuta e di forte impatto sociale, dando voce alla protesta contro le ingiustizie del sistema latifondistico. Così descrive i suoi compaesani: «I calabresi mettono il loro patriottismo nelle cose più semplici, come la bontà dei loro frutti e dei loro vini. Amore disperato del loro paese, di cui riconoscono la vita cruda, che hanno fuggito, ma che in loro è rimasta allo stato di ricordo e di leggenda dell’infanzia». La storia di questa piccola realtà vinicola reclama a gran voce la determinazione di chi invece nonostante le difficoltà ha deciso di rischiare tutto e restare.

FOTO.veduta vigna
Veduta della vigna

Caterina, enologa, segue il processo produttivo in ogni sua fase a partire dalla selezione in vigna, un aspetto che richiede grande capacità di discernimento proprio per via dell’ampia varietà ampelografica soprattutto delle contrade Pèllaro e Palizzi; Domenica, si occupa dell’aspetto amministrativo e contabile; Irene apporta il suo contributo dal punto di vista delle tecniche di cantina, mentre Patrizia segue i rapporti con l’estero, sotto il profilo dell’organizzazione di eventi e degustazioni.
L’azienda si distingue per una filosofia che mira a valorizzare le varietà autoctone, e si colloca e si sostiene su ricerche scientifiche condotte in collaborazione con l’Università di Agraria e il Dipartimento di Microbiologia, offrendo anche l’opportunità a giovani ragazze e ragazzi di svolgere dei tirocini formativi in loco. I vigneti sono situati nella contrada Dareri, presso il comune di Palizzi, ove si coltivano essenzialmente nocera, calabrese nero e magliocco, mentre nel comune di Melito di Porto Salvo si produce gaglioppo, il più indomato e indomabile tra i vitigni della Calabria, ma dotato di una ricchezza fenolica che quando si esprime al massimo regala grandi soddisfazioni. Attraverso la bontà di pratiche produttive che prediligono la tradizionale coltivazione ad alberello, tipica dell’Italia meridionale, e volte al rispetto delle materie prime, le quattro sorelle producono vini che potrebbero essere definiti “parlanti”, testimoni di una storia secolare e di un territorio tanto bello quanto impervio.
I vini di punta sono rossi: tra questi emerge Patros Pietro, omaggio a Pietro Malaspina, il quale da subito ha favorito un progetto di qualificazione e valorizzazione del territorio, prodotto con magliocco dolce in purezza; Palikos, ottenuto da gaglioppo per il sessanta percento e per il restante quaranta da nero d’avola; Pèllaro, realizzato con il sessanta percento di nerello cappuccio e quaranta percento di nocera, esprime al meglio le caratteristiche dell’omonima zona di produzione, influenzata dal vento, dal sole e dal mare.

vigneti sul mare
Vigneti sul mare

Infine Palizzi, prodotto con il cinquanta percento di calabrese nero e il restante di nocera, coltivati nella zona omonima a partire dai greci, in un paesaggio incantevole notato, fra gli altri, da Edward Lear, paesaggista inglese che a seguito di un viaggio compiuto nel 1847, celebrò il percorso ancora oggi conosciuto come “il sentiero dell’inglese”. In azienda si produce un solo vino bianco, Micah, realizzato con il cento percento di greco bianco. Piacevole anche Rosa Spina, versione rosata del gaglioppo in purezza, e quella passita, denominata Cannici.
La scelta di Caterina, Domenica, Irene e Patrizia di potenziare i vitigni autoctoni è sintomatica di una grande consapevolezza della ricchezza del territorio che si trovano ad abitare, di un vero e proprio patrimonio che condividono attraverso i loro vini. La grande passione di queste donne mantiene viva la determinazione con cui accettano la sfida di condurre una piccola azienda in una società ove la concorrenza è spietata, rivendicando la voce di un territorio ostico e meraviglioso
che negli ultimi anni ha peraltro risentito in modo significativo dei cambiamenti climatici attraverso la produzione di vini che ne esprimono l’identità, senza omologarsi alle mode e al gusto corrente, con particolare attenzione all’immissione degli stessi sul mercato a un buon rapporto qualità/prezzo. Una dedizione profusa attraverso piccoli gesti che potrebbero essere definiti di resistenza quotidiana: quella stessa forza di continuare nonostante tutto che permette alle donne di praticare la rivoluzione in tutti i campi.

 

Articolo di Eleonora Camilli

59724162_440276389883361_5939648554405462016_nEleonora Camilli è nata a Terni e vive ad Amelia. Nel 2015 consegue la Laurea Magistrale in Italianistica presso l’Università Roma Tre, con una tesi in Letteratura Italiana dedicata a Grazia Deledda. Dedita allo studio della letteratura e della critica a firma di donne, sommelière e degustatrice AIS Associazione Italiana Sommelier ‒ conduce anche ricerche e progetti volti a coniugare i due settori.

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