Mi ricordo un Natale…

In un vecchio comò, annodate in un vecchio fazzoletto, ho trovato delle pietre. Sono piccoli e rotondi sassi di spiaggia dalle sfumature diverse. Ho chiuso gli occhi e ho immaginato di essere lì, seduta su quell’infinito tappeto di ciottoli ad ascoltare le vibrazioni delle onde. Circondata da una miriade di sassi impegnati a ballare con il mare una strana danza, un flutto li abbraccia e li lucida, l’altro li trascina con sé.
Ci ho messo un po’ a recuperare dal cassetto della memoria un ricordo. Uno di quei ricordi che sanno di tempi lontani. Una storia di quelle che raccontava la mia nonna. Di quando da bambina, lei e le bimbe del rione con quei sassi facevano giochi di abilità. Gli ingredienti erano poveri ma la fantasia ricchissima. Ogni giocatrice aveva i suoi cinque sassolini, scelti con attenzione e cura. E tanto, tantissimo allenamento. Si radunavano e organizzavano veri e propri tornei, chi perdeva veniva eliminata, chi riusciva a lanciare i sassi, afferrandoli al volo come una brava giocoliera vinceva. Non era semplice e non si poteva barare. Vinceva, veramente la più brava.
Ho chiuso i sassi nel palmo della mano. Li ho stretti forte, non so perché, forse volevo impedire a quel ricordo di sparire tra le mie dita. Ho immaginato nonna bambina stringere le pietruzze che aveva raccolto d’estate al mare, durante una notte d’inverno davanti al calore del camino. Una stanza silenziosa e buia, rischiarata dalla luce della fiamma di alcuni ceppi ardenti. Lei con i suoi lunghi capelli neri, indaffarata a lanciare per aria i suoi preziosi sassolini e ad afferrarli abilmente nella ricaduta, mentre ascoltava la voce di sua madre canticchiare le canzoni di Natale. Quelle nenie che puntualmente ogni anno, mentre decoravamo l’albero, sussurrava con dolcezza. Si emozionava e sorrideva, nonna, ma si assicurava che nessuno la stesse osservando. Anche lei voleva trattenere nel cuore i suoi ricordi da bambina. Un farmaco naturale… Una necessità.
È dolce ricordare. I ricordi sono qualcosa di magico, ti possono catapultare indietro in tempo, ma per riaffiorare hanno bisogno di silenzio.

 

Articolo di Genny Pasquino

cpMx9J8NGiornalista pubblicista, ha ideato una “Biblioteca dei piccoli” 3.0, adottata dal Centro sociale anziani di Guardavalle. Si tratta di un Open Space transculturale che promuovere l’accesso alla cultura e alla divulgazione scientifica; veicola informazioni e conoscenza; favorisce l’inclusione sociale, la democrazia partecipativa e paritaria, e il senso civico. È socia e referente del gruppo jonico di Toponomastica femminile.

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