Nasce la settima arte

Il cinema, la settima arte, si può definire un linguaggio espressivo globale. Una vera e propria arte completa che ha in sé molteplici espressioni; la recitazione, la musica, la fotografia, la scenografia e in particolare la tecnica. Il cinema fino dalla sua nascita seduce, attrae, richiama emozioni e sentimenti.
Risale al 28 dicembre 1895 la sua data di nascita. L’affascinante scoperta dei fratelli Auguste Marie Louis Nicholas e Louis Jean Lumière segna in quel giorno una svolta epocale. Al Grand Café di Parigi proiettarono in pubblico per la prima volta nella storia il film L’arrivo di un treno alla stazione di La Ciotat.
Sei anni prima, il 14 ottobre 1888, un francese, Louis Le Prince, registra il primo film della storia, la Roundhay Garden Scene, venti fotogrammi scattati nel giardino di casa per un tempo complessivo di pochi secondi. Per vicissitudini famigliari Le Prince scomparirà nel nulla. Una scomparsa misteriosa che permise ai fratelli Lumière di brevettare il 13 febbraio 1895 il loro cinematografo, singolo strumento che funziona sia da camera che da proiettore.
L’aspetto ironico della faccenda è che i due inventori considerarono il cinema una scoperta senza futuro, immaginando che la gente si sarebbe presto annoiata ad assistere alle immagini in movimento.
Fin dalle origini il cinema non fu mai del tutto muto, infatti parte costitutiva dello spettacolo cinematografico fu la musica. Anche i documentari dei Lumière erano accompagnati da composizioni musicali. Verosimilmente la musica entrò per coprire i rumori prodotti dal pubblico in sala e quelli provenienti dal proiettore in funzione.
Registi del cinema dalle origini sperimentarono metodi per sincronizzare suono ed immagini, come Méliès o Dickson, oppure la casa di produzione Gaumont che nacque con l’intento di creare materiale fonografico per il cinema. Realizzò, fin dal 1902, diversi filmati sincronizzati e delle registrazioni sonore con Alice Guy, prima donna regista della storia, deceduta nel 1968, che diresse fino agli anni Venti centinaia di film in Francia e negli Usa, modernizzando spesso, per quell’epoca, tecniche e linguaggio. Leon Gaumont chiamò questi filmati “Phonoscène”.
Per il sonoro furono testate, negli anni a seguire, varie tecniche. La mancanza di sincronismo tra la colonna visiva e la colonna sonora derivava dall’applicazione di tecniche di registrazione e riproduzione che avvenivano su supporti diversi, questo causava facilmente la perdita di sincronismo, inoltre i sistemi di amplificazione delle sale cinematografiche apparivano molto inadeguati.
Si passò quindi dai musicisti di sala che associavano una musica ad un personaggio per emozionare il pubblico e che lo aiutavano anche nella comprensione, ai cosiddetti  rumoristi, persone che, con oggetti e strumenti a disposizione, seguivano la proiezione da dietro lo schermo, riproducendo suoni e rumori adatti alle situazioni e alle scene.
Con l’ascesa dei lungometraggi, caratterizzati dalla narrazione, si avvertì la necessità di collegare immagini e suoni in maniera più solida, pertanto alcuni compositori quali Camille Saint- Saëns, Richard Strauss, Arthur Honegger, Dimitri Shostakovich furono interpellati per scrivere appositamente musica pensata per i film. Si diffuse in questo modo la distribuzione, unitamente alle pellicole, anche delle partiture delle musiche da eseguirsi in sala. Fu ritenuta importante la collaborazione tra regista e compositore.
Il lungometraggio si afferma come un fenomeno internazionale e il contributo dell’Italia negli Stati Uniti è stato particolarmente importante imponendosi con una nuova formula di produzione e programmazione.
Nel 1923, a New York, l’inventore Lee De Forest presentava il Phonofilm che non ebbe successo sul mercato, anche per via del sistema Movietone, adottato dalla Fox.
Nel frattempo, la Warner Bros, società in forte sviluppo, utilizzava il sistema di registrazione su disco, realizzato dalla Western Elettric, chiamato Vitaphone, successivamente si applicò la pellicola sonora, che restituiva un sincronismo accettabile.
La Warner mise in produzione The Jazz Singer, il primo film parlato, che uscì nelle sale il 5 ottobre del 1927, data che segna l’ingresso del sonoro nel cinema.
Oltre al musical, nel 1928 usciva nelle sale il primo cartone animato interamente sonorizzato. Era il film di animazione. L’esperimento fu imitato da Walt Disney che fece debuttare sugli schermi il celebre personaggio di Topolino, ottenendo uno straordinario successo.
Il Italia il cinema si sviluppa tra il 1909 e i primi anni Venti. La casa torinese Ambrosio in poco più di quindici anni produsse un numero elevato di film. Il boom si registra tra il 1912 e il 1914. I guadagni realizzati con l’esportazione consentirono ai produttori di investire per la realizzazione di film non solo più curati, ma anche più lunghi rispetto alla media abituale.
Gli studi di Cinecittà, fondati nel 1937, rappresentarono la politica di sostegno alla cinematografia avviata dal regime fascista all’inizio degli anni Trenta, pertanto il cinema italiano ebbe una significativa produzione, con esiti talvolta interessanti.
Alla fine della Seconda guerra mondiale in Italia si apre una nuova importante stagione con la nascita del cinema neorealista.
Luchino Visconti, Pietro Germi, Roberto Rossellini, Giuseppe De Santis, Alberto Lattuada furono le grandi menti fondatrici, ma Vittorio De Sica ne viene stimato il maggior esponente. Fondamentale fu la collaborazione con lo sceneggiatore Cesare Zavattini.
Il mito degli studi di Cinecittà avrebbe poi conosciuto il massimo splendore negli anni Cinquanta e Sessanta, proprio nel momento in cui le condizioni che li avevano fatti nascere erano ormai cambiate. Federico Fellini – che li amò e utilizzò spesso – disse: «Per me è il posto ideale, il vuoto cosmico prima del big bang».
Il resto è una bella storia tutta da raccontare.

 

Articolo di Claudia Mecozzi

D8wrsqss.jpegHa lavorato in ambito amministrativo nel settore della Ricerca Scientifica. Ama le biografie femminili, i cantautori italiani degli anni 70, la musica tutta, e la scrittura, sia per mettersi in contatto con i sentimenti più profondi sia come mezzo di autoanalisi. Impegnata nel sociale nell’ambiente dell’infanzia. Studia e legge per passione, per desiderio di migliorarsi.

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