Nel Massachusetts di Louisa

Potrà sembrare una follia prendere un volo per il Massachusetts solo per incontrare un’autrice, ma se quell’autrice ha cambiato per sempre la letteratura per ragazze e ragazzi, se parliamo di Louisa May Alcott, allora la distanza diventa un ostacolo facilmente superabile.
Mi accoglie agitando la mano da dietro il cancello del suo frutteto.

“Questa villa è bellissima, signora Alcott. Quanto ha vissuto qui?”
“Non male vero? Ci siamo trasferiti da Boston nel 1840. Questo giardino pieno di meli era un paradiso per me e le mie sorelle!”

“La sua famiglia assomiglia in molti aspetti a quella di Piccole Donne, ma quanto c’è di reale e quanto è frutto della sua fantasia?”
“La vita della famiglia March è in fondo uno scorcio sulla mia vita. Infatti, al di là dei chiari riferimenti autobiografici, come la composizione familiare e l’ambientazione del romanzo, l’elemento su cui ho tentato di focalizzare la vicenda è la solidarietà che regna tra la madre, Meg, Jo, Beth e Amy, la loro forza e autonomia. Mi rendo conto che per una ragazza della tua generazione sia molto difficile immaginare la famiglia March, e di riflesso la mia, come una famiglia progressista, ma ti assicuro che nell’Ottocento, in piena guerra civile americana, eravamo tutt’altro che conservatori”.

“Cos’è che a suo parere rendeva la sua famiglia aperta e progressista rispetto alle altre?”
“Sono figlia di un trascendentalista e di una suffragetta, tra l’altro due abolizionisti convinti. Sapevi che abbiamo collaborato all’Underground Railroad e che i miei hanno tentato tutta la vita di aprire una scuola che desse una possibilità anche a chi non aveva accesso all’istruzione? Alla fine, ci sono riusciti solo qui a Concord”.

“Sua madre Abby May le ha lasciato in eredità la passione per l’attivismo politico?”
“Ovviamente, anche se forse mamma era più impegnata e passionale di me. Tuttavia, sono stata al suo fianco nella lotta per il suffragio universale, tanto da essere stata la prima donna di questa città a iscriversi nelle liste elettorali. Magari a te appare come una cosa scontata, perché le generazioni dopo la mia sono nate con questo diritto, ma noi ce lo siamo dovuto conquistare. Votare per la prima volta fu un’emozione straordinaria, lo ricordo ancora come fosse ieri!”

“Eppure, la critica che più viene rivolta a ‘Piccole donne’ è quella di presentare una visione di genere molto stereotipata. Lei cosa ne pensa?”
“Penso che leggendo attentamente il libro ci si renda conto che non è assolutamente così, anche se questa potrebbe effettivamente sembrare la chiave di lettura più immediata. In realtà, ogni personaggio ha una sua identità e personalità ben diversa e definita, che entra in relazione con le altre del romanzo, tutte complesse e poliedriche, certamente lontane dai canoni. È proprio il rapporto tra le protagoniste che a me interessava mettere in evidenza, più dei personaggi stessi, perché non è forse la solidarietà, l’unione, la base e la forza di qualsiasi forma di femminismo? Essendo poi personaggi così diversi c’è ovviamente chi è più eversiva e chi meno, chi nello stereotipo si trova a suo agio e chi invece sgomita per uscirne, sarebbe sciocco pretendere di essere tutte uguali, come fotocopie”.

“Quando parla di personaggi eversivi non posso fare a meno di pensare a Jo. Possiamo considerarla un’autorappresentazione?”
“Tra tutte è sicuramente quella che più ho ritratto a mia immagine e somiglianza. Anche lei, come me, è la secondogenita e fa di tutto per aiutare la famiglia ad andare avanti, ma ha ben impresso in mente l’obiettivo: scrivere. È quando ha in mano carta e penna che la creatività e la curiosità prendono il sopravvento. Jo è tra tutte la più selvatica, la più determinata, sicuramente la meno ancorata alla tradizione e ai canoni femminili della sua epoca”.

“Ed è anche, a mio parere, l’unica ad avere un rapporto ‘sincero’, mi passi il termine, con l’altro sesso. Non trova?”
“È così, Jo, al contrario delle altre ragazze della sua età, si sposa per amore, tra l’altro con un professore molto più grande di lei, ha un rapporto di amicizia assolutamente paritario con Laurie, il vicino, che prescinde da qualsiasi implicazione romantica. Questo non rientrava di certo nel quadro della famiglia americana post-secessione”.


Si dà una piccola spinta con il piede, per rimettere in moto il dondolo. Ha lo sguardo perso tra i meli, scenario della sua infanzia. A me per un istante sembra di vedere nel fondo di quegli occhi nient’altro che Jo, che tutto è tranne che una piccola donna”. 

-.-.-.

Louisa May Alcott. Nata a Germantown nel 1832 è stata una scrittrice statunitense, principalmente nota per la tetralogia di “Piccole donne”. Scrisse anche alcuni romanzi appassionanti sotto lo pseudonimo di A.M. Barnard. Morì nel 1888 a Boston, probabilmente a causa di un avvelenamento da mercurio, contratto durante il suo servizio da infermiera volontaria nella Guerra civile americana.

 

 

Articolo di Emma de Pasquale

82266907_464813557755100_6601637314051440640_nEmma de Pasquale è nata a Roma nel 1997 ed è laureata in Lettere Moderne all’Università La Sapienza di Roma. Attualmente frequenta la magistrale in Italianistica all’Università Roma Tre. Ha interesse per il giornalismo e l’editoria, soprattutto se volti a mettere in evidenza le criticità dei nostri tempi in un’ottica di genere.

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