Isa Bluette. Essere raccontate per tornare a esistere

Teresa Ferrero (Torino, 10 settembre 1898 – 11 novembre 1939) divenne Isa Bluette dopo aver abbandonato il modesto impiego alla Manifattura Tabacchi di Corso Regio Parco, in un quartiere operaio di Torino, dove nacque nel 1898. A fine Ottocento vi lavoravano 2500 dipendenti: per l’esattezza 2001 erano donne, le cosiddette sigaraie, specializzate nella confezione di sigari e pagate a cottimo.

Foto 1. Torino_Tabacchi_fabbrica
Torino. Fabbrica tabacchi

Ambiziosa e ribelle, amante della musica e del canto, Teresa con una impennata cambiò drasticamente il corso di una vita secondo lei banale e misera, casa, famiglia, confezionare sigarette per chissà quanti anni e si gettò all’inseguimento del suo sogno, con tutto l’impeto della giovinezza. Dotata di fascino magnetico e di una bella voce melodiosa sognava il mondo dello spettacolo, le luci, i costumi sfavillanti, l’operetta, ciò che attraeva donne e uomini sopravvissuti al disastro della Prima guerra mondiale e con tanta voglia di lasciarsi il passato alle spalle.
Il suo fu un cammino pieno di ostacoli perché farsi strada nel mondo dello spettacolo non era facile neanche allora, la concorrenza era spietata, i primi insuccessi brucianti.
Infatti l’esordio di Gina Biliani (il suo primo nome d’arte) nei Café Chantant di Torino non fu incoraggiante. Si esibì al Caffè Iris, al Caffè Franco e al Meridiana, locali di second’ordine della città dove rimediò qualche tiepido applauso e pure qualche fischio di disapprovazione, unito talvolta a frasi di scherno da parte di chi aveva riconosciuto in lei l’operaia della Manifattura Tabacchi.
Tutto ciò invece di dissuaderla la convinse a non arrendersi, a cercare di confezionarsi un personaggio, un ruolo da primadonna quale voleva diventare, sognando e poi raggiungendo il Maffei, “l’Olimpo del varietà”, il teatro torinese più prestigioso nei primi anni Venti e traguardo degli artisti dell’epoca.
Ma non si fermò lì. Intraprendente e volitiva guardava a Parigi, culla della Belle Époque, dove stavano nascendo nuove forme di intrattenimento: il cabaret, il can-can, il cinema e dove il varietà aveva ceduto il passo alla rivista. Dalla capitale francese lei ricavò il suo definitivo nome d’arte diventando Isa Bluette, adottando il fiordaliso come suo simbolo e introducendo negli spettacoli la passerella finale, nella quale la primadonna attorniata da una doppia fila di ballerini in smoking sfilava tra gli applausi del pubblico.
Isa Bluette fu la vera soubrette del suo tempo; negli anni Venti cantava, danzava e affascinava donne e uomini avvolta in abiti luccicanti di paillettes, piume di struzzo, lunghi guanti ricamati, ben diversa ormai da quella umile ragazzina con la cuffietta bianca ed il grembiule della Manifattura Tabacchi.
La sua carriera decollò in pochi anni, sbaragliando le numerose rivali e le sue tournée divennero sinonimo di successo ovunque. Gli impresari infatti se la contendevano perché averla nel cast era garanzia del tutto esaurito.
Nonostante i suoi detrattori sostenessero che il suo successo fosse dovuto alle maliziose provocazioni in scena, complici sapienti giochi di luce e di piume, in realtà lei introdusse il nuovo e vincente modello di donna di spettacolo sicura di sé, forte, grintosa, senza perdere in femminilità.
A Torino infatti la sua abitazione di via Principi d’Acaja 7 era il punto di ritrovo per gli ammiratori quando si diffondeva la notizia della suo rientro in città, tra una tournée e l’altra, e spesso i più fortunati riuscivano a vederla sfrecciare nella sua fuoriserie color giallo-crema con dei fiordalisi dipinti sullo sfondo, con il basco sulle ventitré e l’aria sbarazzina. Una donna certamente non comune, eccentrica, capricciosa come tutte le primedonne naturalmente.
Un ritratto di Isa viene dai ricordi di Carla Mignone, in arte Milly, che ai suoi esordi nel 1923 fu scritturata nella prima compagnia importante della sua carriera, nella rivista Sarà quel che sarà dove lavorò a fianco di Isa Bluette.
Milly la definì un «animale da palcoscenico» che sapeva esattamente come catturare il pubblico, con una voce bellissima e una simpatia innata e, nonostante l’accento piemontese e le improvvisazioni non sempre impeccabili, quando cantava o recitava il pubblico rimaneva incantato.

Foto 2. La valigia delle Indie (1)

Ma Isa non fu solo una cantante, una ballerina, “una sciantosa”, per usare un termine allora molto in voga, infatti con la sua compagnia di recente costituzione, Isa Bluette lanciò comici del calibro di Erminio Macario nel 1925 e contribuì alla notorietà di Totò dal 1928 con la compagnia di Achille Maresca.
Nel 1925 Macario venne scritturato da Isa Bluette come “comico grottesco” ed esordirono al teatro Odeon di Torino con Valigia delle Indie, di Ripp e Bel-Ami (pseudonimi di Luigi Miaglia e Anacleto Francini), gli autori con cui Isa Bluette lavorava da tempo.
Lavorarono insieme per soli quattro anni ma lui non la dimenticò mai, anzi, disse di lei che fu la donna che gli insegnò a insegnare ad altre 1000 donne, la sua maestra.

L’esordio con Totò avvenne invece in occasione della rappresentazione di Madama Follia, nella stagione 1927-1928. Il debutto, alla Sala Umberto I di Roma, avvenne il 25 gennaio 1928.
“La Tribuna” di Roma, il 27 gennaio 1928, descrisse così la prima dello spettacolo: «Il debutto della compagnia di riviste di Isa Bluette è stato felicissimo. Questa compagnia che è certamente tra le migliori del genere, è composta di elementi veramente ottimi e degni delle festosissime accoglienze che il pubblico tributò loro con calorosa unanimità. Isa Bluette, spigliatissima, vivace, caratteristica ed elegante costituisce naturalmente la maggiore attrattiva del brillante complesso. Ma bisogna aggiungere che il comico Totò le si pose a fianco in primo piano per la sua fresca briosità e per l’intelligente varietà delle sue numerose risorse. Entrambi questi attori hanno riportato un successo personale vivissimo. Si aggiunge che i loro compagni li coadiuvano egregiamente e che il quadro scenico è davvero ricco e di buon gusto e si comprenderà come gli applausi siano vivi e spontanei e il teatro gremito».
Gatte di lusso, Donne, ventagli e fiori, Il Paradiso delle donne, Mille e una donna sono alcuni dei titoli di spettacoli di successo, cui si aggiunsero negli anni Trenta Poesia senza veli, Il ratto delle cubane, Pioggia di stelle, Febbre gialla e, tra le canzoni, nel 1926 portò ad un notevole successo la canzone Creola di Ripp, tra l’altro dedicata proprio a lei.
Una vita intensa dal punto di vista professionale ma non così sul piano sentimentale poiché non risultano documentate relazioni significative, ad eccezione di quella con Nuto Navarrini, attore di rivista anche lui e con il quale lavorò per tutti gli anni Trenta, praticamente fino alla morte, prematura, avvenuta l’11 novembre 1939.
Isa Bluette infatti morì di tisi a soli 41 anni, all’ospedale Molinette di Torino, dopo aver sposato negli ultimi giorni della sua vita il compagno.
Al suo funerale migliaia di persone resero omaggio a Isa, vestita di azzurro e cinta con una ghirlanda di fiordalisi, invadendo via Principi D’Acaja e via Le Chiuse, il vicino tratto di via Cibrario e le strade adiacenti fino alla chiesa di via San Donato.
Ma come spesso accade, passato il tempo e passato di moda il genere di cui fu regina indiscussa, la rivista, Isa Bluette è stata dimenticata dalla sua città, Torino, che non le ha mai dedicato un teatro, un monumento, una via, nonostante nella prima metà del Novecento fosse stata una delle donne più ammirate e desiderate d’Italia.
È sepolta al Cimitero monumentale di Torino dove è stata costruita una tomba su cui spicca il bassorilievo in marmo bianco che rappresenta una giovane donna distesa e addormentata; oggi è tra le tombe più visitate.

Foto 3 Bluette
La tomba

Il 21 marzo 2016 alcuni Consiglieri Comunali di Torino presentarono alla Commissione Toponomastica la mozione “Più donne per la toponomastica cittadina”, auspicando l’intitolazione di una via a Isa Bluette e lo stesso fece la Commissione Toponomastica di Settimo Torinese il 10 gennaio 2019 ma, per il momento, ancora di nulla di fatto.

Per saperne di più:
https://babettebrown.it/
M. Camocardi, Isa Bluette, diva dimenticata, 2 aprile 2017.
E. Paola, G. Castellano, Milly. La vita e la carriera di Carla Mignone, Roma, Albatros Edizioni, 2016.
G. Guerinoni, La tabacchina del café chantant. Come fu che Teresa Ferrero diventò Isa Bluette, in “Piemontemese.it”, 31 gennaio 2018.
www.tototruffa2002.it/
http://www.macariocult.it/homepage.htm

Stampa Sera, 10/11/1939, n. 267
StampaSera 11/11/1939, n. 268
Notizie sugli spettacoli dell’artista si possono leggere sulla “Stampa Sera” degli anni Trenta, così come sui periodici italiani dell’epoca delle località dove erano rappresentati gli spettacoli.
D. Schembri Volpe, Le incredibili curiosità di Torino, Roma, Newton Compton Editori, 2019.

 

 

Articolo di Marina Antonelli

zjHdr1YM.jpegLaureata in Lettere, appassionata di ricerca storica, satira politica e tematiche di genere ma anche letteratura e questioni linguistiche e sociali, da anni si dedica al volontariato a favore di persone in difficoltà ed è profondamente convinta dell’utilità dell’associarsi per sostenere i propri ideali e cercare, per quanto possibile, di trasformarli in realtà. È autrice del volume Satira politica e Risorgimento. I giornali italiani 1848-1849.

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